Dal Nautilus al trimarano: mille mila leghe per i mari
1873: esce la prima edizione italiana del romanzo più famoso di Jules Verne. 2023: gli italiani si appassionano all'ultima impresa di Giovanni Soldini. Uno scrittore e un velista, il Nautilus e il Maserati Multi70, gli abissi misteriosi e i fondali da salvare.
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Era il 1873. L'anno di per sé non era allegrissimo, si parlava già di crisi delle Borse, quella di Vienna aveva scatenato la tempesta e da allora l'espressione “panico del 1873” sarebbe tornata ciclicamente a rabbuiare gli animi. Eppure sarebbe passato alla storia anche come l'anno “blu”, l'anno del mare a tutte le latitudini e profondità del pianeta. Nel 1873 in America nasceva il blu terrestre più famoso al mondo, quello dei jeans Levi's, in Turchia Heinrich Schliemann liberava la città di Troia dagli abissi oceanici del tempo, e contemporaneamente i lettori della neonata Italia salivano a bordo di un sottomarino, il Nautilus, e s'immergevano nello spettacolo delle profondità acquatiche. A guidarli in «quel paese delle meraviglie dove lo stupore e lo sbalordimento diventeranno condizione abituale dello spirito», erano Jules Verne e i protagonisti di uno dei suoi romanzi più celebri, Ventimila leghe sotto i mari. Esattamente centocinquanta anni dopo la prima edizione italiana del libro, il capitano Nemo, il professor Pierre Aronnax, il suo assistente Conseil e il fiociniere Ned Land ci guidano in un viaggio lungo le ventimila leghe percorse dal Nautilus, che in termini metrici fanno ottantamila chilometri, alla scoperta dei paesaggi più straordinari del pianeta blu. Pinne, maschere, bombole d'ossigeno anche e soprattutto per l'immaginazione, si parte. Anzitutto, il romanzo.
Come avevano scoperto i lettori dell'epoca era successo «un fatto inspiegato e inspiegabile. Da parecchio tempo, molte navi si imbattevano in alto mare in “una cosa enorme”, un oggetto affusolato, in certi momenti fosforescente e infinitamente più grande e più rapido di una balena», scrive alla prima pagina del libro Jules Verne. Nessuno riesce a spiegare la potenza che anima quell'essere spaventoso, ma già nel secondo capitolo appare l'uomo del destino, il nostro alter ego, l'io narrante, il professor Aronnax, che è ricercatore del Museo di Storia Naturale di Parigi e sulla terraferma vive in una casetta del Jardin des Plantes. Di ritorno da una spedizione in Nebraska, Aronnax viene invitato a imbarcarsi sulla fregata Abraham Lincoln della marina americana e partire alla ricerca del mostro, che nel frattempo è stato avvistato da uno steamer della linea San Francisco-Shanghai. La nave-libro parte da New York – per festeggiare anche il nostro viaggio andiamo a cena al The Wilson at INNSiDE, frutti di mare e piatti tipici della costa atlantica – quindi passa lo stretto di Magellano, attraversa il Pacifico e non lontano dal Giappone avvista la “cosa”. A un tratto Ned Land vede una schiena in emersione, lancia la fiocina, ma il ferro rimbalza su altro ferro e improvvisamente «due enormi trombe d'aria si abbatterono sul ponte della nave, scorrendo come torrenti avanti e indietro, rovesciando gli uomini e spezzando le briglie di bompresso». Urto spaventoso, e il professor Aronnax e il suo assistente Conseil cadono in acqua. E cala la nebbia.
Jules Verne aveva scoperto la fantascientifica novità del sottomarino nel 1867 all'Esposizione universale di Parigi. L'esemplare in mostra si chiamava, senza grande fantasia, Plongeur. Il nome Nautilus invece risaliva al sottomarino commissionato da Napoleone all'inventore americano Robert Fulton nel 1800. Un'arma da guerra, naturalmente, lunga sei metri e mezzo, con quattro persone di equipaggio e un'autonomia di sei ore. Massima profondità raggiunta otto metri, quanto bastava per colpire e affondare un veliero. Ma Napoleone non è convinto e il progetto viene abbandonato. Passano sei decenni e il capitano Nemo, il nessuno più famoso della storia della letteratura dopo Ulisse, intuisce il futuro di quell'invenzione e costruisce un siluro di settanta metri per otto di larghezza. Un regno, un palazzo, la capitale di un sovrano in esilio, che raggiunge le più oscure profondità oceaniche. Intanto nel romanzo si è alzata la nebbia, e Aronnax e Conseil intravedono Ned «steso sul dorso di una specie di imbarcazione sottomarina che per quanto potevo capire – annota nel suo diario il professore – aveva la forma di un immenso pesce d'acciaio». I tre si abbracciano e prima che il sottomarino s'immerga entrano nelle sue viscere.
Breve colluttazione con l'equipaggio, ed ecco apparire il capitano Nemo, che riconosce nel professor Aronnax uno dei suoi maestri. D'obbligo l'invito a cena. Se avevamo dubbi sul legame d'amore che unisce in un unico fluido mare e marinai, e se volessimo cercare un'ennesima ragione per cui Giovanni Soldini – che in sé riassume Ulisse, capitano Nemo e pure Jules Verne – partirà tra breve per il viaggio “Around the blue”, quarantaquattromila leghe intorno al mondo, dobbiamo solo rileggere la cronaca di quella storica serata a bordo del Nautilus. Le posate sono d'argento, i piatti di porcellana, i bicchieri di cristallo. «Voi amate il mare, capitano?», chiede con garbo il professor Aronnax. «Sì! L'amo! Il mare è tutto. Copre i sette decimi del globo terrestre. Il suo respiro è puro e sano. È l'immenso deserto dove l'uomo non è mai solo, perché sente fremere la vita accanto a sé. Il mare non è che movimento e amore, è l'infinito vivente». Anche Jules Verne aveva scelto il mare per amore. A undici anni, nel 1839, era scappato di casa e si era imbarcato su una nave per raggiungere l'India e là acquistare una collana di corallo per la cugina Caroline Tronson, di cui era follemente innamorato. Il padre lo riacciuffa a Paimboeuf, nei Paesi della Loira. Trent'anni dopo, lo scrittore, allora sposato infelicemente a Honorine Hebel, si ricorderà di quell'idea così pazza e la perla grande come una noce di cocco che il capitano Nemo mostra al professor Aronnax, tesoro di un'ostrica gigante nel mare di Sri Lanka, forse era un omaggio a quella passione d'adolescente.
La cronaca invece riporta che a ispirare le proporzioni della conchiglia erano state le enormi tridacne, trasformate in acquasantiere, ora all'ingresso della chiesa di Saint-Sulpice, a Parigi. La prima immersione del professor Aronnax avviene nella foresta sottomarina dell'isola di Crespo, un'isola immaginaria che verrà cancellata dalle mappe nautiche nel 1875. Riprendendo la sua rotta, il Nautilus incontra quindi le isole Marchesi, attraversa lo stretto di Torres tra l'Australia e la Nuova Guinea, e raggiunge l'Oceano Indiano. Adesso tocca a noi immergerci e l'incantesimo dei fondali inizia a Mauritius, nel resort One&Only Le Saint Géran. Davanti ai nostri occhi l'atollo di Saint Brandon a Cargados Carajos, splendido arcipelago di cinquanta isole e creste coralline, accessibile a non più di duecento ospiti l'anno. Il capitano Nemo sicuramente approverà una deviazione di percorso verso il magnifico Kisawa Sanctuary, resort nella cornice mozzafiato di trecento ettari di spiagge e foreste sull'isola di Benguerra, a quattordici chilometri dal Mozambico. Accanto, con identica bellezza di respiro, è la sede del Bazaruto Center for Scientific Studies-BCSS, il primo osservatorio oceanico permanente in Africa. In acqua seguiamo balene e minuscoli pesci pagliaccio, e nuotando insieme ai delfini arriviamo alle Maldive. Il nostro capitano è Ibrahim Nazeer, dive master, che ci accompagna lungo la barriera corallina di Kuda Huraa, oggi di nuovo al suo naturale splendore dopo la furia di El Niño, grazie a un progetto pionieristico di propagazione dei coralli, sostenuto da Four Seasons Maldives. Cerchiamo il brivido degli squali? Siamo a Thamburudhoo, punto di osservazione adrenalinico, oppure a Kani Kandu dove in una grotta a ventotto metri di profondità danzano gli squali nutrice. E se non volessimo mai lasciare il mare?







