La Lega verso le Europee

Dal partito dell’ex ministro Castelli alle espulsioni in Veneto, si allarga il dissenso alla linea di Salvini

I segnali del malessere all’interno del Carroccio a trazione Salvini sono in aumento. E non è casuale lo stallo dell’accordo politico della Lega con l’Udc

di Andrea Gagliardi

(ANSA)

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Gli ex leghisti delusi che fanno capo al “Partito del popolo del Nord” di Roberto Castelli, pronti a correre alla europee nella lista “Libertà” insieme alla formazione di Cateno De Luca (sindaco di Taormina), Sud chiama Nord . Con un rapporto privilegiato con Umberto Bossi che da Gemonio lancia affondi («Salvini ha le sue idee, poi bisogna vedere se sono quelle giuste. Vogliamo rimettere a posto la Lega. Eravamo nati come sindacato del settentrione. La questione settentrionale va ripresa in mano»). L’espulsione dell’ex segretario della Liga veneta ed ex europarlamentare uscente Gianantonio (Toni) Da Re, trevigiano, reo di aver dato del “cretino” a Salvini. La richiesta pressante di un congresso regionale da parte dei dissidenti del Comitato Nord, coordinato da Paolo Grimoldi, ex segretario della Lega vicinissimo a Umberto Bossi.

I segnali del malessere all’interno del Carroccio a trazione Salvini sono in aumento. E non è casuale lo stallo dell’accordo politico della Lega con l’Udc che prevedeva tra l’altro la nascita di una componente Udc nel misto alla Camera, con prestito di leghisti eletti al Sud, nonché alcuni posti sicuri ai centristi in occasione delle prossime elezioni politiche

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Sud chiama Nord si allea con Castelli, Lega nel mirino

I “lumbard” delusi dalla Lega di Salvini, riuniti da Roberto Castelli, e i siciliani di Sud chiama Nord guidati da Cateno De Luca: è questa inattesa alleanza che si presenterà alle Europee sotto un simbolo in cui campeggia la parola Libertà, e che si dice pronta ad accogliere altri movimenti autonomisti e nordisti, con il non nascosto sottinteso di rubare voti alla Lega. L’intesa è stata presentata a Montecitorio dagli stessi De Luca e Castelli, nonchè da Francesco Gallo e Laura Castelli, rispettivamente parlamentare e presidente di Sud Chiama Nord. L’ex Gardasigilli lumbard ha indicato due motivi che lo hanno spinto all’accordo con Sud chiama Nord.

In primo luogo il fatto che «la Lega di Salvini ha tradito gli ideali autonomisti» della Lega di Umberto Bossi, e la ha trasformata «in un partito centralista»; di qui la fondazione del suo Partito popolare del Nord, che si oppone al centralismo di Roma e al centralismo di Bruxelles. Il secondo motivo risiede nella «proposta politica di Sud chiama Nord, che ha sposato l’autonomismo». La presidente di Sud chiama Nord assicura di avere il telefono ingolfato dalle telefonate di leghisti infuriati con il segretario. E l’alleanza del movimento di Cateno De Luca con il partito di Castelli mira proprio a dare rappresentanza al crescente malcontento di elettori in fuga dalle «politiche centraliste» di Salvini.

Direttivo veneto vota espulsione europarlamentare Da Re

Da segnalare anche che il 7 marzo l’ex segretario della Lega Veneta, ed europarlamentare Gianantonio Da Re, è stato formalmente espulso dal partito dal consiglio direttivo regionale del Veneto. L’accusa è quella di aver definito “cretino” il segretario federale, Matteo Salvini, rilasciando un’intervista al quotidiano La Repubblica. Da Re ha annunciato che non farà ricorso. E ha spiegato così la decisione: «Nel partito Lega Salvini Premier non esistono probiviri». «Molti che sono stati alla finestra per capire cosa stesse succedendo adesso escono allo scoperto: Da Re è stato il primo. Ora quelli che detengono il potere attorno a Salvini reagiscono violentemente» ha commentato l’ex ministro della Giustizia Roberto Castelli. E ha aggiunto: «Espellere chi esprime dissenso è segno di debolezza. Ora si tratta di capire cosa succederà alle Europee, se Salvini riuscirà a tenere o crollerà tutto». Attorno a Da Re, in Veneto, c’è un nocciolo duro di dissenso espresso da chi chiede con sempre maggiore insistenza il ritorno alle origini: a tentare di coordinare i delusi c’è l’assessore regionale Roberto Marcato.

Le contestazioni in Lombardia

E si aggiungono le contestazioni in Lombardia dei dissidenti guidati da Paolo Grimoldi, coordinatore del “Comitato Nord” di Umberto Bossi ed ex segretario della Lega lombarda. Vogliono la celebrazione di un congresso regionale. In Lombardia Salvini ha dato carta bianca al deputato Fabrizio Cecchetti, coordinatore regionale per la Lega in Lombardia dal febbraio 2021. «Pure in Corea hanno votato. Sono più democratici di noi» attacca Grimoldi. E aggiunge: «Hanno espulso Tony Da Re, l’ultimo segretario della gloriosa Liga Veneta. Quindi se la Salvini Premier prende il 3% in Sardegna la colpa è di Tony Da Re di Treviso?». E ancora: «Per raccattare consensi stiamo candidando Vannacci, Patriciello ed esponenti dell’Mpa siciliano. Il nostro è un partito che senza un progetto, non ha né futuro né voti».

Accordo con l’Udc in standby

Come se non bastasse è rimasto per ora in stallo l’accordo politico Lega-Udc basato, come rivelato dal Foglio su 4 punti: la nascita di una componente Udc nel misto alla Camera, con prestito di leghisti eletti al Sud a Cesa; la candidatura alle europee nelle liste della Lega del re delle preferenze Aldo Patriciello (proveniente da Fi); sei posti sicuri ai centristi alle politiche (quattro alla Camera e due al Senato); un evento nazionale dell’Udc per «presentare il patto federativo ai territori». Ma Salvini in questa fase ha bloccato tutto. Teme che in consiglio federale si possano levare per la prima volta voci contrarie a quest’operazione.

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