Dal taglio del reddito di cittadinanza 1 miliardo per lavoro o fisco
Mario Draghi, nonostante il duro attacco sferrato da Matteo Salvini alla misura bandiera dei Cinque stelle, non sembra avere intenzione di cancellare il sussidio
di Marco Rogari e Claudio Tucci
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L’ultima “fiche” da 200 milioni inserita nel decreto fiscale - sottraendo fondi “attivi” dei lavoratori - per fare fronte alle richieste di fatto “in sospeso” per gli ultimi mesi del 2021 si è trasformata nel detonatore politico di quella che è la vera partita sul Reddito di cittadinanza: il restyling da far scattare dal prossimo anno.
Una partita che potrebbe valere almeno un miliardo di euro: tanto, secondo alcune stime non ufficiali, potrebbe essere ricavato con un efficientamento della spesa da realizzare facendo leva su miglioramenti e ritocchi mirati, soprattutto sul versante delle politiche attive e dei controlli. Anche perché Mario Draghi, nonostante il duro attacco sferrato da Matteo Salvini, con l’appoggio di Iv e anche di Fi, alla misura bandiera dei Cinque stelle, non sembra avere nessuna intenzione di cancellare o ridimensionare fortemente il sussidio.
Lo scontro politico sul reddito di cittadinanza
Ma anche una eventuale “ottimizzazione” della misura sarebbe destinata a trasformarsi in terreno di scontro politico. Con il Pd che sembra essere già pronto ad accaparrarsi la dote potenziale di un miliardo collegata alla riconfigurazione del Rdc per destinarla alla riforma degli ammortizzatori sociali, sulla quale al momento il Mef sarebbe intenzionato a mettere non più di 3-4 miliardi, che equivalgono sostanzialmente alla metà del finanziamento originariamente richiesto dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando. Lega, Italia viva e anche Fi preferirebbero invece indirizzare questa dote sulla riforma fiscale, irrobustendo il fondo per finanziare il taglio dell’Irpef, che al momento sembra avere più chance della sforbiciata al cuneo fiscale-contributivo (al netto del contributo Cuaf, che vale 1,7 miliardi, ipotesi ancora sul tavolo), su cui continua incessantemente il pressing delle imprese.
Sintesi complicata
Insomma, nel merito, posizioni assai distanti tra loro, che rendono complicata la quadratura del cerchio. Ad agosto, ultimi dati Inps, i nuclei percettori del reddito (e pensione) di cittadinanza sono stati quasi 1,36 milioni, pari a oltre 3 milioni di persone coinvolte; sono numeri in crescita, come effetto della lunga coda dell’emergenza Covid che ha visto impennare la povertà assoluta (nel 2020 oltre 5,6 milioni di individui, più di due milioni di famiglie). Con il rimbalzo economico di questi mesi, e una prima ripartenza nei successivi, la situazione però è destinata a migliorare. E il Rdc potrebbe drenare meno risorse, rispetto alle ultime proiezioni che indicavano una spesa per la misura sopra i 40 miliardi nel 2029. Troppi per uno strumento che non sta funzionando come misura di accompagnamento al lavoro, anzi è stato un vero e proprio flop, con percentuali bassissime di occupati (1 su 10 soggetti attivabili, secondo i report più recenti).
Di qui il braccio di ferro, non solo politico, sul Rdc. E non è un caso che la commissione Saraceno, istituita a marzo dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando, non abbia ancora svelato le proprie proposte sullo strumento.
