Difesa

Dall’Italia al Belgio: così la Nato addestra 2mila militari ucraini

Il Comandante operativo vertice interforze, Generale Giovanni Maria Iannucci: «La Difesa, per il 2025, partecipa a 39 missioni e operazioni internazionali (26 sotto l’egida di Organizzazioni internazionali e 13 su base bilaterale o all’interno di coalizioni). Un impegno importante - ha aggiunto - che si traduce in una forza media di 7.750 unità , con un contingente massimo autorizzato di 12.100 unità»

di Andrea Carli

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Nell’ambito della iniziativa Nato “Security Assistance and training for Ukraine) «le attività di addestramento svolte in Italia a favore delle Forze Armate ucraine presso Istituti militari e aree addestrative nazionali, nonché presso i Comandi dislocati in alcuni Paesi membri dell’Unione (Belgio, Germania e Polonia), si sono tradotte in 56 corsi a favore di 2.096 discenti ucraini» . A fornire questa indicazione è stato il Comandante operativo vertice interforze, Generale Giovanni Maria Iannucci, intervenuto giovedì 20 marzo in audizione davanti alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato.

Sempre facendo riferimento all’Ucraina, ha messo in evidenza che «è indispensabile una risoluzione delle Nazioni Unite, affinché vi sia il riconoscimento giuridico che consenta all’Italia di poter essere eventualmente impiegata laddove il governo e il parlamento lo decideranno. In questo momento - ha aggiunto - il mio vice è in Gran Bretagna, insieme ad una ventina di comandanti operativi. Ma fintanto che non c’è un accordo tra i due attori in conflitto, e fino a che non se ne conoscono limiti e vincoli, noi militari non possiamo produrre quelle che chiamiamo “military options”. Al momento sul tavolo non c’è un’opzione militare perché non sappiamo quali siano le condizioni che possano essere poste tra i due Paesi. In questo momento qualsiasi ipotesi sarebbe un mero esercizio speculativo».

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Nel 2025 le Forze armate partecipano a 39 missioni (26 sotto l’ombrello dell’Onu)

Iannucci ha delineato un quadro complessivo delle missioni e delle operazioni internazionali per il 2025. «In termini numerici - ha spiegato - la Difesa, per il 2025, partecipa a 39 missioni e operazioni internazionali (26 sotto l’egida di Organizzazioni internazionali e 13 su base bilaterale o all’interno di coalizioni). Un impegno importante - ha aggiunto - che si traduce in una forza media di 7.750 unità , con un contingente massimo autorizzato di 12.100 unità».

Le missioni non avviate

Alcune missioni sono risultano inserite nella delibera del Governo che ha ottenuto il via libera del Consiglio dei ministri il 19 febbraio, e che allo stato attuale è all’esame del parlamento, ma non ancora avviate. Sono quella bilaterale di supporto nel Burkina Faso, quella bilaterale di cooperazione in Tunisia, la Nato Framework for the South e la United Nations Support Mission in Libya. Si aggiungono ulteriori 6 missioni civili Ue (EUAM RCA, EUCAP Sahel Mali, EUMM Georgia, EUAM Ucraina, EUM Armenia e EUPM Moldova).

... e quelle terminate: Ue in Niger e Stretto di Hormuz

Rispetto al 2024, è terminato il contributo nazionale alle missioni dell’Ue in Niger (EUMPM Niger e EUCAP Sahel-Niger ) e all’iniziativa European Maritime Awareness in the Strait of Hormuz (EMASOH) , i cui mandati non sono stati rinnovati.

Le forze ad alta e altissima prontezza

Iannucci ha fatto riferimento anche alle «forze ad alta e altissima prontezza, indispensabili per rispondere a crisi improvvise. Queste forze, ha aggiunto, «nel rispetto dell’iter autorizzativo previsto, potranno essere impiegate in esecuzione di un piano nazionale o su richiesta di una Organizzazione Internazionale». In questo ambito «ricadono anche le forze nazionali parte delle Allied Reaction Forces (ARF) della NATO, create per reagire rapidamente a crisi e minacce, dimostrare la solidarietà e la determinazione dell’Alleanza, e sostenere le operazioni di mantenimento della pace e di gestione delle crisi». Parliamo di una forza massima di circa 2.800 unità

Italia unica nazione occidentale in Niger

Tra le missioni, il Comandante operativo vertice interforze ha spiegato che «l’impegno della Difesa nel Sahel è focalizzato sul Niger. L’uscita delle altre nazioni occidentali dalla regione- ha aggiunto - ha lasciato “spazi di manovra” ad altri competitor, come già avvenuto in Mali e in Burkina Faso. L’Italia, pertanto, è l’unica Nazione occidentale rimasta con un proprio contingente e una propria missione di supporto (MISIN) che ci consente di tutelare gli interessi nazionali in un Paese che continua a essere il crocevia di flussi di instabilità provenienti dal Sahel e dal Corno d’Africa». «Complessivamente - ha concluso - nell’area del Sahel prevediamo di impiegare un contingente massimo di circa 700 unità».

 

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