Dalla Russia diamanti insanguinati: Londra li mette al bando, Ue e G7 ci pensano
Da Hiroshima solo un impegno a puntare all'embargo: per ora ci si limita a lavorare sulla tracciabilità. Vietare le gemme esportate da Mosca presenta una serie di problemi, di ordine pratico e politico
di Sissi Bellomo
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«I diamanti russi non sono per sempre». Il presidente del Consiglio europeo, Jean Michel, ha ripescato un celebre slogan pubblicitario per confermare che la Ue e l’intero G7 sono fermamente intenzionati a mettere al bando le gemme provenienti dalla Russia. L’embargo al momento è però rinviato, anche per le serie difficoltà di applicazione che potrebbe comportare.
A Hiroshima, dov’è in corso il summit delle sette potenze mondiali, soltanto la Gran Bretagna ha gettato il cuore oltre l’ostacolo: Londra, ha annunciato il premier Rishi Sunak, chiuderà entro quest’anno le frontiere non solo ai diamanti di Mosca, ma anche a rame, nickel e alluminio, metalli industriali di cui la Russia è tra i maggiori produttori al mondo.
Anche i diamanti sono fonte di entrate per il Cremlino, impegnato da oltre un anno nella guerra in Ucraina. In più sono materie prime sui generis, bene voluttuario per eccellenza, benché abbiano un impiego rilevante anche in ambito industriale: smettere di comprarli, almeno a prima vista, non sembrerebbe un grosso sacrificio. Soprattutto al giorno d’oggi, con la crescente diffusione di diamanti sintetici perfetti, indistinguibili dagli originali se non per il prezzo (che è molto più economico).
Eppure, fare a meno dei diamanti russi non si prospetta come un’impresa facile. E non solo perché Mosca – come per molte altre materie prime – controlla un’ampia fetta del mercato mondiale. Il Paese, secondo il Diamond Registry,vanta «le più grandi e ricche riserve di diamanti» nel mondo ed è in assoluto «il maggior produttore ed esportatore di diamanti grezzi».
A dominare il settore è Alrosa, gigante statale già messo sotto sanzioni negli Usa e in Gran Bretagna: l’ultima volta che ha pubblicato cifre sulle sue operazioni, a gennaio 2022, ha parlato di vendite per 325 milioni di dollari nel mese, affermando di aspettarsi una «forte domanda» nel resto dell’anno.

