Sanzioni

Dalla Russia diamanti insanguinati: Londra li mette al bando, Ue e G7 ci pensano

Da Hiroshima solo un impegno a puntare all'embargo: per ora ci si limita a lavorare sulla tracciabilità. Vietare le gemme esportate da Mosca presenta una serie di problemi, di ordine pratico e politico

di Sissi Bellomo

Aggiornato alle 16,30 del 19/5/2023

(Reuters)

3' min read

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«I diamanti russi non sono per sempre». Il presidente del Consiglio europeo, Jean Michel, ha ripescato un celebre slogan pubblicitario per confermare che la Ue e l’intero G7 sono fermamente intenzionati a mettere al bando le gemme provenienti dalla Russia. L’embargo al momento è però rinviato, anche per le serie difficoltà di applicazione che potrebbe comportare.

A Hiroshima, dov’è in corso il summit delle sette potenze mondiali, soltanto la Gran Bretagna ha gettato il cuore oltre l’ostacolo: Londra, ha annunciato il premier Rishi Sunak, chiuderà entro quest’anno le frontiere non solo ai diamanti di Mosca, ma anche a rame, nickel e alluminio, metalli industriali di cui la Russia è tra i maggiori produttori al mondo.

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Anche i diamanti sono fonte di entrate per il Cremlino, impegnato da oltre un anno nella guerra in Ucraina. In più sono materie prime sui generis, bene voluttuario per eccellenza, benché abbiano un impiego rilevante anche in ambito industriale: smettere di comprarli, almeno a prima vista, non sembrerebbe un grosso sacrificio. Soprattutto al giorno d’oggi, con la crescente diffusione di diamanti sintetici perfetti, indistinguibili dagli originali se non per il prezzo (che è molto più economico).

Eppure, fare a meno dei diamanti russi non si prospetta come un’impresa facile. E non solo perché Mosca – come per molte altre materie prime – controlla un’ampia fetta del mercato mondiale. Il Paese, secondo il Diamond Registry,vanta «le più grandi e ricche riserve di diamanti» nel mondo ed è in assoluto «il maggior produttore ed esportatore di diamanti grezzi».

A dominare il settore è Alrosa, gigante statale già messo sotto sanzioni negli Usa e in Gran Bretagna: l’ultima volta che ha pubblicato cifre sulle sue operazioni, a gennaio 2022, ha parlato di vendite per 325 milioni di dollari nel mese, affermando di aspettarsi una «forte domanda» nel resto dell’anno.

L’Unione europea nel 2022 ha importato dalla Russia diamanti per 1,4 miliardi di euro, secondo Eurostat, in calo rispetto agli 1,8 miliardi del 2021: un flusso di denaro limitato, soprattutto se messo in confronto con quello che abbiamo versato per gas e petrolio (dall’inizio della guerra in Ucraina ad oggi il conto è di circa 155 miliardi secondo il monitoraggio del Crea)

L’ostacolo più serio all’embargo è probabilmente la tracciabilità dei diamanti e dunque la possibilità concreta di intercettare quelli che arrivano dalla Russia. Per le gemme appena estratte dalla miniera non ci sono problemi insormontabili: dal 2003 esiste il Kimberley Process, sistema di certificazione creato proprio per evitare la diffusione dei cosiddetti diamanti insanguinati, quelli che fruttano denaro usato per finanziare guerre o regimi dittatoriali. Oggi tutti i diamanti – o almeno tutti quelli distribuiti nei canali ufficiali – sono accompagnati da un certificato che ne attesta l’origine.

Il difficile viene dopo, nel lungo processo di lavorazione necessario per l’impiego in gioielleria: il taglio, la sfaccettatura, la politura. A questo punto le gemme spesso circolano in lotti in cui si mescolano le une con le altre e il certificato può cambiare, attestando che sono di «origine mista».

In un comunicato diffuso da Hiroshima i leader del G7 (di cui fa parte anche l’Italia, accanto a Usa, Francia, Germania, Gran Bretagna, Canada e Giappone) hanno dichiarato l’impegno a lavorare insieme per «restringere il commercio e l’utilizzo di diamanti estratti, lavorati o prodotti in Russia» e nel futuro a coordinare «misure restrittive, anche attraverso tecnologie di tracciamento».

Esistono – e sono già stati ampiamente sperimentati, anche se restano esperienze di nicchia – sistemi che impiegano la blockchain per tracciare le gemme lungo tutta la filiera, dalla miniera al banco del gioielliere.

Proprio Alrosa peraltro era l’alleato più forte di De Beers nell’iniziativa di quest’ultima per costituire una piattaforma basata sulla blockchain:  i russi si erano uniti nel 2018 al progetto.

L’imposizione di un embargo si scontra tuttavia anche con resistenze politiche. Nell’Unione europea bisognerebbe ottenere il via libera di tutti i 27 Paesi membri. Anche del Belgio dunque, dove Anversa rimane un importante centro di lavorazione e distribuzione di diamanti, sia pure in forte declino rispetto ai fasti del passato.

L’Antwerp World Diamond Centre ha messo in guardia dall’applicare sanzioni, sostenendo che potrebbero sottrargli il 30% del business a beneficio di hub concorrenti. Tra questi c’è in primo luogo l’India, che ha sviluppato un’enorme industria del taglio dei diamanti.


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