L’analisi

Dalle banche sostegni ai territori colpiti dal bradisismo

di Clelia Fondella * e Marco Maffei *

 L’antica darsena di pescatori del rione terra a Pozzuoli quasi in secca a causa del bradisismo che da anni interessa l’area flegrea

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La transizione verso un’economia sostenibile entro il 2050 è un processo complesso.Il sistema produttivo va accompagnato attraverso finanziamenti ad hoc, finalizzati a supportare un’attività economica climaticamente neutra. Questo è l’auspicio dell’Unione Europea che emerge dalla Raccomandazione (UE) 2023/1425 della Commissione. I finanziamenti sono necessari per le imprese che desiderano diventare sostenibili, affinché possano ripensare al proprio modello di business e dotarsi delle tecnologie idonee a favore del cambiamento atteso. In altri termini, occorre garantire la stabilità finanziaria, atteso che gli effetti dei cambiamenti climatici e il processo di decarbonizzazione possono tradursi in costi non trascurabili per le aziende. Il sistema bancario gioca un ruolo cruciale. Sul punto, la Bce ha emanato un documento che individua le best practices della gestione dei rischi climatici e ambientali da parte degli istituti finanziari. Successivamente, la Banca d’Italia ha posto l’attenzione sul ruolo della vigilanza, aggiornando le disposizioni sulla governance, fra l’altro, con riferimento ai fattori ESG.Nel dialogare con le beneficiarie dei finanziamenti finalizzati a investimenti della transizione, le banche potranno valutare, ad esempio, il grado di efficacia degli obiettivi in materia di sostenibilità, la fattibilità del piano, apprezzando, al contempo, la possibilità di non recuperare il finanziamento a causa del verificarsi dei rischi di transizione e di rischi fisici.Mentre il rischio di transizione deriva dal passaggio a nuovi sistemi di produzione e consumo dell’energia , il rischio fisico è legato, principalmente, ma non esclusivamente, al verificarsi di quei fenomeni naturali attribuibili ai cambiamenti climatici. Questi fenomeni possono essere cronici – più prevedibili –, come la progressiva deviazione delle temperature e delle precipitazioni dalle proprie tendenze storiche, oppure acuti – meno prevedibili –, come nel caso del verificarsi di eventi naturali che presentano una bassa probabilità di manifestarsi ma, quando si realizzano, hanno un impatto significativo sui territori colpiti (alluvioni o ondate di calore) e sui soggetti economici che vi operano.Il sistema bancario è tenuto ad implementare un modello di monitoraggio e gestione dei rischi di transizione e dei rischi fisici. La valutazione, in tali casi, richiede analisi accurate delle esposizioni dei soggetti ai rischi climatici, valutando il possibile impatto del rischio fisico sulla continuità operativa che potrebbe essere compromessa a causa di danni materiali, ad esempio, a immobili, centri di elaborazione dati. La valutazione del rischio fisico modificherà, probabilmente entro il 2025, i requisiti patrimoniali minimi delle banche. Tuttavia, oltre ai rischi climatici, esiste una gamma di rischi ambientali che non sono strettamente riferibili al clima. Sul punto, il documento prodotto dalla Bce, sopra richiamato, elenca fra i rischi fisici anche «terremoti e vulcani».Tenuto conto dell’attuale attività vulcanica dei Campi Flegrei, in linea di principio le banche dovrebbero tener conto del rischio legato al bradisismo. A differenza dei terremoti, il cui impatto è imprevedibile, il bradisismo è un evento osservabile, caratterizzato da un lento movimento del suolo, con fenomeni sia di sollevamento, sia di subsidenza dell’area interessata, inquadrabili in cicli di intensità variabile nel tempo.Nei periodi di crisi bradisismica, è possibile che si verifichino danni a edifici e disagi alla popolazione. Su un territorio dove vivono circa cinquecentomila abitanti e si contano svariate migliaia di attività industriali, commerciali e di servizi, il sistema bancario potrebbe dover fare i conti con uno specifico rischio ambientale. Il rischio può essere classificato come possibile nei periodi in cui il bradisismo è nella fase non acuta, per diventare probabile con l’aumentare degli sciami sismici, fino a diventare certo al verificarsi di una sequenza di terremoti che produce, come effetto, ad esempio, la perdita di valore degli immobili posti a garanzia, danneggiamenti alle opere murarie o agli impianti delle imprese, calo di fatturato delle attività produttive . Per il territorio colpito, l’incremento dell’esposizione delle banche al rischio bradisismico potrebbe causare l’aumento del costo dei finanziamenti, ma anche il ritiro degli affidamenti a vista fino alla negazione di risorse finanziarie aggiuntive. Insomma, si entrerebbe in una spirale negativa in grado di provocare il collasso del sistema produttivo.Nell’attuale fase di progettazione degli strumenti legati alla gestione dei rischi fisici e dei rischi di transizione, oltre a pensare a un sistema di finanziamenti per il passaggio a un’economia climaticamente neutra, per i territori esposti al rischio permanente di bradisismo, occorre individuare forme di finanziamento ad hoc, sostenute da garanzie pubbliche. Ciò al fine di evitare che il sistema bancario si trovi impreparato a sostenere sia la popolazione che vive in un’area vulcanica attiva, sia le unità produttive che vi operano, anche nell’ambito di un processo non facile di delocalizzazione.

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