Per il gruppo ricavi 2024 a 1,8 miliardi

Dalle risaie ai mercati globali: Tesya da record

Il presidente Tedeschi: «Avanti con investimenti e innovazione, a breve supereremo i due miliardi»

di Luca Orlando

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Il riso, i campi da livellare, le prime forme di meccanizzazione agricola. Un mondo distante, quello degli esordi di Tesya, partita nel 1934 nelle pianure del vercellese acquistando macchine per sistemare le risaie. Un mondo lontan0 ma anche un’azienda profondamente diversa, guardando alla strada percorsa dal gruppo. Oggi arrivato a 1,8 miliardi di ricavi, il top di sempre. «Il massimo finora - precisa il presidente e ad Lino Tedeschi - perché la nostra crescita continua e a breve certamente supereremo la soglia dei due miliardi». Ricavi che provengono dall’ampio ventaglio di società controllate, quasi una trentina, che operano nell’area allargata dei servizi B2B, in particolare nel noleggio e nella vendita di macchinari e attrezzature, nell’energia, nella logistica, nelle costruzioni. La holding è infatti focalizzata nella progettazione, vendita, gestione e assistenza di soluzioni customizzate in molteplici settori, dalle macchine per le infrastrutture, l’edilizia, passando per gli impianti di cogenerazione fino alla propulsione marina ed è la realtà europea pioniera nella fornitura di servizi di noleggio industriale

Perimetro in continuo allargamento che vede in campo un organico di 3800 addetti, di cui oltre 2mila in Italia, mercato che vale i due terzi dell’intero giro d’affari.

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Il 90° anniversario, nel 2024, porta per il gruppo l’ennesimo risultato record, realizzato attraverso una crescita corale, che coinvolge anche il mercato italiano. «Nelle costruzioni - spiega Tedeschi - in termini di macchine il mercato in Italia è al di sotto degli anni d’oro ma certamente dal Pnrr sta arrivando ora una spinta importante per le infrastrutture. I settori in crescita sono comunque parecchi, dalla logistica interna alle aziende alla cogenerazione, ambiti che forniscono una spinta alle nostre attività».

Che per Tesya riguardano in particolare progettazione ed engineering di soluzioni, così come il noleggio o la vendita di impianti e macchinari. Ambito che genera a cascata una attività di assistenza massiccia, che si traduce nella presenza in organico di oltre 1600 tecnici impegnati sul tema.

«Nel 2024 nel complesso abbiamo erogato 150mila ore di formazione - spiega Tedeschi - ma in parallelo proseguono gli investimenti in innovazione, che portano ad esempio a collegare per via remota i nostri macchinari, in modo da poter attivare attività di manutenzione a distanza e servizi preventivi che consentano di intervenire sul mezzo prima del verificarsi di una anomalia».

Il presidente e Ceo del gruppo

Lino Tedeschi

Progresso esplosivo, quella realizzato dal gruppo, che dieci anni fa sviluppava ricavi per 551 milioni di euro, cifra lievitata nel tempo attraverso crescita organica e acquisizioni, che proseguiranno. Gruppo che ora si struttura in modo diverso nei servizi di noleggio, creando una nuova società , Alayan, integrando le aziende della divisione rental service già esistenti per rivolgersi a più settori: Edilizia e Costruzioni, Infrastrutture, Industria, Grandi Eventi, Ferrovie, Porti e Servizi Pubblici. Solo per il 2025 sono previsti qui investimenti del valore di 100 milioni, in parte finalizzati al rinnovamento e all’integrazione della flotta di attrezzature, con l’obiettivo di distribuire sul mercato macchinari di ultima generazione, con un’età media inferiore ai tre anni. Alayan punta all’apertura di 7 nuove filiali nel 2025 (3 in Italia e 4 nella Penisola Iberica) e a conseguire un fatturato di circa 220 milioni (+20% rispetto al 2024).

«Le condizioni di contesto restano complesse - spiega Tedeschi - ed è difficile prevedere se già quest’anno a livello di gruppo arriveremo alla soglia dei due miliardi di ricavi, magari accadrà nel 2026. Ad ogni modo, ciò che a noi interessa è una crescita solida, sostenibile, costruita sull’innovazione e sugli investimenti. E’ quello che stiamo facendo continuando ad assumere, soprattutto giovani tecnici. Il problema, come capita a tante aziende, è quello di trovarli».

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