Pesca

Riconvertire gli allevamenti di vongole in ostriche: il rilancio dell'economia del Delta del Po

La proposta di Fedagripesca per contrastare i danni del granchio blu e creare un indotto da mezzo miliardo di euro: gli allevamenti di vongole nel Delta del Po potrebbero essere riconvertiti in allevamenti di ostriche, creando un business da 60 milioni di euro e contribuendo al rilancio dell’economia della regione

di Micaela Cappellini

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Oltre nove ostriche su dieci consumate in Italia provengono dall’estero: se oggi riuscissimo a riconvertire una parte degli allevamenti di vongole decimati dal granchio blu in allevamenti di ostriche, l’Italia potrebbe sviluppare un business da 60 milioni di euro che, con l’indotto, potrebbe arrivare a mezzo miliardo.

A sostenerlo sono i pescatori di Fedagripesca Confcooperative: a differenza delle vongole, infatti, le ostriche sono molto più resistenti agli attacchi del granchio blu, e per questo potrebbero ripopolare le aree del Delta del Po, la cui economia è stata falcidiata dalle chele del predatore venuto dall’Atlantico. Tra gli allevatori di vongole italiani, i danni da granchio hanno raggiunto ormai i 200 milioni di euro. Ecco perché, in audizione alla Commissione Agricoltura della Camera dei deputati, Fedagripesca ha chiesto la riduzione dell’Iva sulle ostriche dall’attuale 22% al 10%: «I produttori europei già beneficiano di un’aliquota del 10%», ha spiegato Paolo Tiozzo, vicepresidente Confcooperative Fedagripesca.

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Secondo l’ultimo rapporto sullo stato della pesca e dell’acquacoltura della Fao le ostriche rappresentano circa il 20% della produzione acquicola mondiale e le prospettive sono di raggiungere quasi il 50% nel 2050. Già oggi le ostriche sono il mollusco bivalve più allevato e consumato nel mondo, con quasi 6 milioni di tonnellate annue. L’Italia è un importante consumatore di ostriche, con circa 10mila tonnellate all’anno, di cui la quasi totalità attualmente di importazione, prevalentemente francese, ma anche in piccola parte olandese e irlandese.

L’ostricoltura italiana ad oggi, sebbene in fase di rinascita, ha ancora dimensioni contenute, con una produzione inferiore alle 300 tonnellate all’anno. «Eppure - dice Tiozzo - la produzione di ostriche è altamente sostenibile non solo per il suo impatto ambientale quasi zero ma perché le ostriche, per formare i loro gusci di carbonato di calcio, catturano CO₂ dall’acqua. Con un chilogrammo di ostriche si sottrae all’ambiente fino a 500 g di CO₂: questo processo non solo mitiga l’acidificazione degli oceani, ma rende l’ostricoltura un vero e proprio strumento di contrasto ai cambiamenti climatici».

Le potenzialità per l’Italia di convertirsi all’allevamento delle ostriche sono notevoli. Basterebbe un produttore in ogni marineria, con una produzione di circa cinquanta quintali, per raggiungere l’obbiettivo dei 60 milioni di euro all’anno. «Le nostre produzioni nazionali di ostriche sono già molto apprezzate all’estero - dice Tiozzo - ci sono l’ostrica rosa di Scardovari, l’ostrica verde del Golfo dei Poeti, l’ostrica bianca del Gargano, l’ostrica di Sardegna, l’ostrica d’oro e l’ostrica nera di Goro. Questa filiera, se ben sviluppata, potrebbe offrire un nuovo slancio all’economia ittica, creare posti di lavoro e, con l’indotto, superare il mezzo miliardo di euro».

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In Italia il picco massimo nei consumi delle ostriche è stato registrato prima della crisi del 2008, quando si consumavano circa 8mila tonnellate all’anno. Poi la crisi ha visto scendere la domanda, ma dal 2014 è iniziata la risalita. Il mercato è tutto orientato sulla ristorazione, visto che il 99% delle produzioni estere, ma anche nazionali, passa di lì. Nelle ultime festività natalizie, le ostriche made in Italy hanno fatto registrare un +20%, complice un’epidemia gastroenterite che ha messo in crisi diversi impianti francesi, spingendo così le vendite delle produzioni nazionali.

Riconvertire gli impianti da vongole a ostriche, però, è costoso: «Ci vogliono dai 3 ai 5 anni - dice Tiozzo di Fedagripesca - e un investimento che parte dai 30mila euro per creare l’infrastruttura e procedere alla semina». Anche le strutture e le attrezzature di allevamento sono diverse, più semplici e compatte per le vongole, più articolate per le ostriche. Anche i consumatori sono diversi: se le vongole sono un prodotto per tutte le età, non è così per le ostriche mangiate crude.

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