Dante poeta e giudice
Anniversario dantesco. Roberto Antonelli affianca alla figura del «poeta» quella di «giudice», con conseguenze immediate sulla prospettiva strutturale e narrativa della «Divina Commedia»
di Piero Boitani
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Poco meno di cent’anni fa, nell’anno orribile del crack di Wall Street, il 1929, uscivano due smilzi volumi che avrebbero rivoluzionato gli studi danteschi in tutto il mondo ben oltre il punto fermo segnato (nel 1921) da La poesia di Dante di Benedetto Croce: uno, in inglese, il Dante del poeta T.S. Eliot; l’altro, in tedesco, Dante als Dichter der irdischen Welt (Dante poeta del mondo terreno) del filologo romanzo Erich Auerbach.
Aggiunge al «poeta» il «giudice»
È ispirandosi a quest’ultimo che il filologo romanzo romano, Roberto Antonelli, pubblica ora il suo, anch’esso non voluminoso, libro dantesco. Seguendo un’intuizione proveniente dall’Estetica di Hegel, aggiunge tuttavia al «poeta» il «giudice», con conseguenze immediate sulla prospettiva strutturale e narrativa del poema, a partire dall’impostazione del binomio personaggio-poeta lanciato da Gianfranco Contini, che ora include non solo il «dialogo con se stesso», ma anche il Lettore.
Il libro di Antonelli, con queste premesse, si presenta come sin qui il più originale che io abbia veduto in quest’anno di celebrazioni centenarie. Ci sono, in esso, una mirabile vis dispositiva e un concatenamento inesorabile: nella scelta dei «sondaggi» che vengono compiuti e dei temi che sono esplorati. Un capitolo dedicato alla domanda Come ha scritto Dante la Divina Commedia?, è seguito da un altro sulla auto-collocazione nel canone, il famoso «sesto fra cotanto senno» di Inferno IV col quale Dante si piazza unico moderno tra i poeti classici: Omero, Virgilio, Orazio, Ovidio, Lucano.
Antonelli, leggendo la Commedia attraverso i magnalia del De vulgari, associa fruttuosamente gli ultimi tre alla salvezza, l’amore e la virtù predicati nel trattatello latino della poesia alta, mentre Omero e Virgilio svettano al di sopra di ogni regola per formare, insieme a Stazio e Dante, la «nuova quaterna» della poesia sublime della fine del Purgatorio e del Paradiso.
Classificazioni
In Dante, però, tali classificazioni non sono mai fine a sé stesse, ma attivamente funzionali alla composizione poetica medesima. La sequenza successiva in Dante poeta-giudice è costituita da due episodi celeberrimi, quello di Francesca e quello di Farinata, nei quali il ruolo di Virgilio è diversamente decisivo. Sono due gioielli dell’interpretazione di Antonelli, appassionato e sottile il primo, finemente modulato il secondo sull’affiorare dell’ombra di Guido Cavalcanti dietro quelle del padre Cavalcante e del suocero Farinata. Forse le frasi più memorabili del volume occorrono proprio qui: «Era necessario, non tanto per la “qualità” dei personaggi ma per l’economia e la strategia della Commedia, che Francesca e l’amante, Paolo, morissero nel modo che ancora li offende e fossero per sempre fissati nel destino di un viaggio eternamente ripetuto e ciclico: al contrario del “fatal andare”, di quella “guerra sì del cammino e sì della pietate” che caratterizza invece il destino dantesco, lineare e ascensionale. Davvero Dante ha composto il poema secondo una sceneggiatura di ferro, sin dall’inizio».

