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Data center, investimenti al raddoppio a quota 10 miliardi

L’indagine dell’Osservatorio del Politecnico di Milano delinea lo scenario per il prossimo biennio

di Gianni Rusconi

(Adobe Stock)

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La tendenza è inequivocabile ed è confermata da più fonti: il mercato dei data center In Italia sta vivendo una fase di forte espansione, con l’area di Milano a fare da locomotrice e un tasso di crescita annuale significativamente superiore a quello dei principali distretti tecnologici europei, le cosiddette città del “Flapd” (Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi e Dublino).

Più servizi di affitto

Aumenta a ritmo sostenuto anche il business dei servizi di co-location, e cioè l’affitto di porzioni più o meno grandi delle sale macchine da parte delle aziende, e nel complesso l’ecosistema delle server farm nazionale rappresenta il 13% degli impianti attivi in Europa. Il quadro descritto da un recente studio di Boston Consultng Group è dunque più che positivo e trova coerenza nei dati dell’ultima ricerca dell’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano.

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Sviluppo del 52% l’anno

Ebbene, l’indagine conferma la dinamica positiva di questo settore, quantificando in 5 miliardi di euro la spesa sostenuta nell’ultimo biennio per la costruzione e l’approntamento di queste infrastrutture informatiche e in 765 milioni il valore in costante progressione (fra 2023 e 2024 l’incremento è del 17%) della co-location. La ricerca ha delineato inoltre lo scenario previsto per il 2025-2026, quando ulteriori aperture già pianificate dovrebbero portare il valore della filiera tricolore dei data center a superare i 10 miliardi di euro, con un tasso di sviluppo medio del 52% anno su anno.

Segnali incoraggianti in tal senso giungono dall’estensione fisica dei centri in esercizio (che ad oggi occupano un’area totale di oltre 333mila mq) mentre è in aumento anche la densità di potenza nelle singole infrastrutture, con richieste di armadi rack sempre più performanti e in grado di rispondere alle capacità di calcolo imposte dall’accelerazione delle applicazioni dell’intelligenza artificiale, fenomeno che impatterà la progettazione e l’operatività delle nuove server farm. Un ultimo dato, non meno rilevante, che certifica la (quasi) maturità di questo comparto è la potenza energetica distribuita complessivamente all’interno delle sale dati, arrivata a 513 Megawatt grazie in particolare al contributo fornito dal capoluogo lombardo. Milano, con i suoi 238 MW IT (il 34% in più dell’anno precedente), si candida non a caso a diventare un nuovo hub a livello europeo ma dovrà fare i conti con il rischio di saturazione legato ai consumi di corrente.

A spiegare lo sviluppo del “fenomeno” in Italia è l’occhio di riguardo dimostrato dai grandi cloud provider dal ricco tessuto economico locale alla posizione strategica nel Mediterraneo. Un altro di questi fattori, a detta di Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio, è l’attenzione crescente riservata dalle istituzioni a un settore chiave per i mercati digitali e per l’intera economia del Paese, che ha portato ad azioni concrete per favorirne lo sviluppo deciso nei prossimi anni in attesa di un quadro normativo che regoli la costruzione di nuove infrastrutture e favorisca il processo di crescita degli investimenti.

Il nodo cruciale dell’energia

Lo snodo da superare è noto e riguarda il tema dell’approvvigionamento energetico e della sostenibilità della rete elettrica italiana. Allo stato attuale, i cosiddetti “campus Data Center” (strutture particolarmente estese che necessitano di collegamenti ad alta tensione per il loro funzionamento) rappresentano infatti la principale via per la progettazione e la costruzione delle infrastrutture, occupando il 44% della potenza energetica It nominale attiva. Dove risiede il problema? Lo spiega Marina Natalucci, Direttrice dell’Osservatorio, ricordando come il prezzo dell’energia in Italia sia attualmente «ben al di sopra della media europea e circa il doppio della Spagna, il cui governo ha fortemente incentivato lo sviluppo di impianti per la produzione di fonti rinnovabili».

E visto che l’energia, come ha sottolineato l’esperta, è un elemento critico per l’operatività dei data center, l’attuale situazione italiana «potrebbe generare uno spostamento dell’attenzione degli investitori verso altri mercati emergenti». Come la Spagna per l’appunto, la Polonia e paesi del Nord Europa come la Svezia e la Norvegia.

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