Asia e Oceania

Dazi Usa, la Cina promette contromisure, ma non va allo scontro

Pechino parla di «grave violazione» delle regole sul commercio internazionale e annuncia lo stop alla collaborazione sul Fentanyl

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il suo omologo cinese Xi Jinping in una foto d’archivio

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Dal nostro corrispondente

NEW DELHI - La Cina ha annunciato domenica mattina che risponderà ai dazi americani del 10% sui propri prodotti, ma per il momento non ha formalizzato contromisure ritorsive come fatto invece da Canada e Messico, colpiti entrambi da tariffe del 25 per cento.

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Il ministero del Commercio di Pechino ha promesso che trascinerà Washington davanti al Wto per quella che ha definito «una grave violazione» delle regole sul commercio internazionale. Il governo cinese ha anche annunciato che «prenderà contromisure analoghe per proteggere con fermezza i propri diritti e i propri interessi». Una formula più vaga e meno incisiva rispetto a quelle impiegate da Canada e Messico.

La replica di Pechino sembra debole. Sia rispetto al passato, dato che all’epoca dei dazi della prima amministrazione Trump la risposta fu esplicitamente ritorsiva. Sia per la scelta fatta: fare appello al Wto non sortirà alcun risultato pratico dato che il sistema arbitrale è di fatto inattivo dal 2019.

Tuttalpiù il ricorso all’Organizzazione mondiale del commercio avrà l’effetto di associare la posizione cinese a un sistema di regole condivise e non a uno, squisitamente “trumpiano”, basato solo sui rapporti di forza. Al di là di questo per le imprese americane non ci saranno, nell’immediato, conseguenze di alcun tipo.

Il nodo del Fentanyl

«Imporre dazi non è costruttivo e inevitabilmente influenzerà e comprometterà la futura cooperazione tra le due parti nel controllo della droga», ha dichiarato il ministero degli Esteri cinese in un comunicato in cui si fa implicitamente riferimento alla collaborazione tra i due Paesi per frenare l’importazione dalla Cina negli Stati Uniti dei precursori chimici utilizzati nella produzione dell’oppioide sintetico Fentanyl, il farmaco antidolorifico che nel solo 2021 ha causato 100mila morti per overdose negli Usa.

«Il Fentanyl è un problema americano», si legge nel comunicato con cui il governo cinese si è smarcato dalla questione. Negli ultimi anni, la lotta al narcotraffico - sono i cartelli della droga a movimentare i precursori del Fentanyl - è stato uno dei rari terreni di collaborazione tra Washington e Pechino.

La prudenza di Pechino

Mentre il Canada ha risposto immediatamente a Trump, imponendo a sua volta dazi del 25% su prodotti di fabbricazione americana per un valore di 155 miliardi di dollari canadesi (107 miliardi di dollari Usa) e il Messico ha ordinato «dazi ritorsivi», ma senza elaborare sulla loro portata, la reazione di Pechino è sembrata più misurata. Nessuno dei comunicati cinesi ha fornito dettagli su eventuali contromisure né ha minacciato esplicitamente dazi.

«Gli obiettivi della politica commerciale degli Stati Uniti annunciata questo fine settimana sono il Canada e il Messico, non la Cina, come è evidente dalle diverse aliquote dei dazi imposti a questi Paesi», spiega Zhiwei Zhang, presidente e capo economista di Pinpoint Asset Management. «I negoziati commerciali tra Cina e Stati Uniti saranno un processo lungo». Secondo altri osservatori l’obiettivo di Trump sarebbe semplicemente quello di fare cassa, creando le condizioni per un taglio delle tasse “pagato” con i dazi all’importazione.

Le vulnerabilità cinesi

Benché di minore intensità rispetto a quelli annunciati contro Messico e Canada, i dazi contro la Cina potrebbero avere effetti devastanti per Pechino. La seconda economia mondiale è alle prese con una fase ormai piuttosto lunga di crescita relativamente fiacca (lo scorso anno ha raggiunto il target del 5%, ben lontano dai livelli di 10 anni fa) e secondo le stime di Bloomberg Economics imporre dazi del 10% sui prodotti made in China si dovrebbe tradurre in un crollo del 40% delle esportazioni cinesi negli Stati Uniti, con un impatto misurabile in quasi un punto di Pil (0,9%).

Il governo cinese va ripetendo da mesi che in caso di una guerra commerciale con gli Stati Uniti non ci saranno vincitori, ma con un surplus commerciale, solo con gli Usa, di mille miliardi di dollari è abbastanza evidente chi - oltre ai consumatori americani - ne uscirebbe sconfitto in maniera più pesante.

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