The alarm

Ddl Concorrenza: Confindustria Moda and Camera Moda's fears for the absence of anti-fast fashion regulations

Associations representing the supply chain and brands had put forward a proposal to combat the dumping practices of the industry giants, in particular the Chinese

A Parigi. Il 5 novembre Shein aprirà nella capitale francese il suo primo negozio fisico, nonostante le proteste delle associazioni francesi contro il colosso cinese dell’ultra fast fashion

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Il primo allarme l’aveva lanciato il 7 ottobre a Milano Luca Sburlati, presidente di Confindustria Moda e amministratore delegato del gruppo Pattern, in occasione della presentazione del Venice Sustainable Fashion Forum (si veda Il Sole 24 Ore dell’8 ottobre). Allarme ribadito nei due giorni dell’evento, che si è svolto a Venezia settimana scorsa (si veda Moda24 del 24 ottobre). «Il sistema del tessile-moda italiano è sotto attacco - aveva detto Sburlati -. A dimostrarlo sono i dati del primo semestre, che indicano un export in contrazione del 4%, mentre l’import aumenta del 6%, in particolare dalla Cina (+18%) che fa arrivare in Italia tramite le piattaforme centinaia di migliaia di pacchi al giorno direttamente nelle nostre case». Il presidente di Confindustria Moda aveva aggiunto di ritenere responsabili dell’attacco i colosso del cosiddetto ultra fast fashion (Shein e non solo) e aveva citato l’esempio della Francia «che ha approvato una legge (oggi in iter a Bruxelles) che ne tassa ogni

Hopes betrayed and hopeful

Nei giorni di preparazione del Ddl Concorrenza tutte le associazioni, non solo Confindustria Moda, ma anche Camera della Moda, Confindustria Accessori Moda, Federmoda e altre ancora, avevano portato a Roma le richieste, salvo scoprire che nel Ddl Concorrenza approvato mercoledì scorso in Senato non c’era traccia delle misure richieste. «Confindustria Moda prende atto che il Ddl Concorrenza, non ha potuto includere – per motivi tecnici – le disposizioni relative al fenomeno dell’Ultra Fast Fashion - si leggeva nella nota diffusa ieri dall’associazione -. La Federazione auspica che, quanto prima, venga individuato un nuovo veicolo normativo, capace di intervenire con la massima velocità, per affrontare in modo efficace questa problematica che sta avendo un impatto silenzioso ma estremamente dannoso sul sistema moda, secondo settore manifatturiero del Paese. Confindustria Moda ribadisce che la tempestività dell’azione è fondamentale per garantire la tutela del Made in Italy e la competitività s

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The Fashion Chamber joins the appeal

Oggi si è espressa anche la Camera nazionale della moda italiana (Cnmi), per voce del suo presidente Carlo Capasa, esprimendo preoccupazione per la mancata inclusione nel Ddl Concorrenza approvato in Senato delle misure già annunciate dal Governo per contrastare l’ultra fast fashion, un fenomeno che sta mettendo in seria difficoltà la filiera del Made in Italy. «Il Governo e il ministro Urso avevano assicurato la volontà di intervenire in sede italiana ed europea per contrastare l’invasione di prodotti fast fashion che stanno mettendo a rischio il mercato italiano ed europeo della moda di qualità. Avevamo accolto con soddisfazione l’intenzione di inserire una norma nel Ddl Concorrenza, ma, constatando che ciò non è avvenuto, probabilmente anche per problemi tecnici, siamo fiduciosi che la proposta venga accolta in Finanziaria». dichiara Carlo Capasa, Presidente di Camera Nazionale della Moda Italiana.

The French-inspired proposal

La proposta di Cnmi inviata al Governo – ispirata alla legge francese – prevede misure concrete per rendere più equa la competizione e più sostenibile il sistema moda. Il primo punto è una tassa progressiva sui prodotti di ultra fast fashion: 5 euro nel 2025, 6 nel 2027, 7 nel 2028, 8 nel 2029, 9 nel 2030 e 10 euro dal 2031 in poi. Il secondo è il divieto di promuovere sul web prodotti o aziende di ultra fast fashion e imporre unì’nformazione sintetica sull’impatto ambientale e sociale dei prodotti a rapido o rapidissimo consumo (ultra fast fashion) nelle modalità di pubblicità e sul packaging dei prodotti. Il terzo punto è l’onere della prova per le imprese esportatrici, obbligate a dimostrare il rispetto delle regole ambientali e sociali. L’obbligo di adottare misure a specchio rispetto agli standard sanit

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