Ddl omofobia, ammesse 170 audizioni, serviranno mesi. Zan: «É una forzatura»
Sembra prossima la possibilità, prevista dall’articolo 77 del regolamento del Senato, di chiedere l’esame di un ddl direttamente in aula
di Nicoletta Cottone
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É di nuovo scontro sul ddl Zan. Raffica di audizioni “ammesse” nell’esame del Ddl Zan, il disegno di legge contro l’omotransfobia, all’esame della commissione Giustizia del Senato. Il calendario completo, che prevede ben 170 audizioni, è stato presentato dal presidente della commissione Andrea Ostellari (Lega) , che è anche relatore del provvedimento. Ostellari ha accorpato alcune richieste, anche per evitare sovrapposizioni: inizialmente infatti erano state proposte oltre 200 audizioni, più della metà della Lega.
Un solo giorno a settimana per le audizioni
Ostellari avrebbe proposto che si svolgano un giorno a settimana, indicativamente ogni martedì: immaginando una media di una decina di audizioni a giornata, servirebbero almeno 4 mesi per concludere il ciclo. «Chi ha paura del confronto? Noi no, e siamo pronti a discutere con lealtà di ddl Zan e della proposta del centrodestra, per tutelare tutte le vittime di discriminazioni e violenza. Giovedì iniziamo con le prime audizioni, che saranno 170 in tutto. Senza confronto non c'è democrazia», ha scritto su Facebook Ostellari.
Gli auditi, da Platinette a Nordio, dalla Cei all’Ucoii
Sul fronte delle audizioni per il mondo religioso si va da monsignor Stefano Russo, segretario generale della Cei a Riccardo di Segni dell’Unione delle comunità ebraiche in Italia, da Yassine Baradai, segretario nazionale dell’Unione delle comunità islamiche in Italia ad Alessandro Dini Ciacci, responsabile della chiesa dei mormoni. Ma fra i nomi scelti per le audizioni si sono anche Platinette, Nino Spirlì, il professore Stefano Zecchi. Tra i nomi previsti anche Massimo Gandolfini del Family day, Marina Terragni del movimento italiano trans, padre Simeone della sacra arcidiocesi ortodossa italiana, il sociologo Luca Ricolfi. Tanti i giuristi, avvocati, ex pm, tra loro Cesare Mirabelli, presidente emerito della Consulta, e l'ex magistrato Carlo Nordio.
Rossomando: «Non si vuole far votare sul ddl il Parlamento»
«Centosettanta audizioni sono la plastica dichiarazione che non si vuole portare il ddl in aula e non si vuole far votare il Parlamento e questo è inaccettabile», commenta a caldo la senatrice Anna Rossomando, vicepresidente del Senato e membro della commissione Giustizia di palazo Madama. «Si discuteva - sottolinea la senatrice Anna Rossomando - di come affrontare un calendario ragionevole, ma non si può impedire di portare un prevvedimento in aula. Ci batteremo perchè il Parlamento possa discutere e approvare le leggi di iniziativa parlamentare, che tra l’altro sono già state approvate da un ramo del Parlamento. Il picchettaggio della commissione fatto dal presidente è un’innovazione».
Zan: «Da Ostellari un chiaro segnale di forzatura democratica»
«A questo punto è importante che la palla passi ai presidenti dei gruppi favorevoli perché mettano in campo tutte le iniziative per consentire al Senato di votare la legge e esercitare le piene prerogative della democrazia. La legge è stata approvata alla Camera a larga maggioranza. Sottrarre alla discussione l'aula del Senato significa far venir meno il principio democratico di rappresentanza. La maggioranza parlamentare che rappresenta la maggioranza degli italiani vuole discutere e approvare questa legge. È un chiaro ed evidente segnale di forzatura democratica», ha detto a LaPresse il deputato Pd Alessandro Zan, relatore alla Camera della legge contro l’omotransfobia.
