Il provvedimento all’esame del Senato

Ddl sicurezza, ampliati i poteri dei servizi segreti: ecco cosa cambia

Tutti i passaggi controversi dell’articolo 31, le accuse dei detrattori e la difesa del Governo

(Imagoeconomica)

6' min read

6' min read

Il disegno di legge Sicurezza si avvia a grandi passi verso l’Aula del Senato, senza che siano stati modificati, per ora, i 38 articoli che lo compongono. Le votazioni che si sono concluse martedì scorso nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia di Palazzo Madama hanno bocciato, uno dopo l’altro, tutti gli emendamenti presentati dalle opposizioni. Intonsi, dunque, gli oltre venti tra nuovi reati e nuove fattispecie introdotti dal provvedimento, così come le novità più controverse. Una tra tutte: l’ampliamento dei poteri dei servizi segreti previsto all’articolo 31. Univoca la levata di scudi delle opposizioni, che parlano di «strappo democratico» e «schedatura di massa».

L’ampliamento di poteri e “coperture”

La norma rende innanzitutto permanenti le disposizioni che erano state introdotte in via transitoria dal governo Renzi con il Dl 7/2015, sulla scia della raffica di attentati di matrice jihadista anche in Europa, con le stragi di Parigi nella redazione di Charlie Hebdo e al Bataclan, e poi prorogate via via fino allo scorso dicembre. Si va dall’estensione anche a ulteriori fattispecie riguardanti reati associativi per finalità di terrorismo delle cosiddette «condotte di reato scriminabili» che gli 007 possono compiere per finalità istituzionali, su autorizzazione del presidente del Consiglio, all’attribuzione della qualifica di agente di pubblica sicurezza con funzioni di polizia di prevenzione ai militari impiegati nella tutela delle strutture e del personale degli organismi di informazione per la sicurezza; dalla difesa processuale in favore degli agenti attraverso l’utilizzo di identità di copertura negli atti dei procedimenti penali e nelle deposizioni alla possibilità di condurre colloqui con detenuti e internati al solo fine di acquisire informazioni per la prevenzione di delitti con finalità terroristica di matrice internazionale, previa autorizzazione del procuratore generale presso la Corte d’appello di Roma.

Loading...

Tra i reati ammessi anche la direzione di associazioni terroristiche

L’articolo 31 non si limita però a rendere strutturali le regole finora provvisorie. Ne stabilisce di nuove. Innanzitutto prevede altre condotte di reato scriminabili, che includono (tra le polemiche) la direzione o organizzazione di associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico, la detenzione di materiale con finalità di terrorismo (uno dei nuovi reati che il Ddl introduce, all’articolo 1), la fabbricazione o il possesso di materie esplodenti. La previsione ha fatto insorgere i familiari delle vittime di mafia e terrorismo, che hanno espresso «forte preoccupazione, e anche indignazione». «In un Paese - hanno spiegato - che non ha ancora superato le cicatrici provocate da stragi, omicidi, attentati, depistaggi, dossieraggi, golpe tentati, progetti eversivi e altre fenomenologie criminali della stessa specie, che sono stati immancabilmente accompagnati da responsabilità non solo morali e spesso processualmente accertate di esponenti degli apparati di sicurezza, il solo pensiero di fornire ancora più poteri a tale personale, ivi compreso il potere di delinquere, pare non solo una offesa alla Costituzione repubblicana ma anche eversivo».

Obbligo per Pa e partecipate di fornire assistenza e collaborazione agli 007

Il Ddl stabilisce poi che l’intelligence potrà chiedere informazioni e analisi finanziarie alla Guardia di finanza e alla Dia per il contrasto al terrorismo internazionale. Ma ciò che desta le maggiori preoccupazioni è la previsione che le pubbliche amministrazioni e i soggetti equiparati siano tenuti a prestare agli organismi del sistema di informazione per la sicurezza «la collaborazione e l’assistenza richieste, anche di tipo tecnico e logistico, necessarie per la tutela della sicurezza nazionale» e l’estensione di questo potere nei confronti di società partecipate e a controllo pubblico.

Il cambio di passo rispetto alle norme vigenti

 Una rivoluzione, perché al momento non sussiste alcun obbligo, soltanto una mera facoltà di cooperare in caso di richiesta da parte dei servizi segreti: la legge 124/2027, all’articolo 13, stabilisce, infatti, che il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis) della presidenza del Consiglio e le agenzie per la sicurezza esterna e interna (Aise e Aisi) «possono corrispondere» con le Pa e gli enti che erogano servizi di pubblica utilità e «possono chiedere» la collaborazione, anche di ordine logistico, necessaria per l’adempimento delle loro funzioni istituzionali. Nella versione vigente, in sintesi, non c’è alcun dovere e non si fa riferimento a esigenze di tutela della sicurezza nazionale. C’è un altro punto che solleva obiezioni. Poiché le modalità della collaborazione dovranno essere definite, come avviene oggi, da apposite convenzioni, anche con le università e i centri di ricerca, il testo del Ddl specifica che si potrà prevedere la comunicazione di informazione agli 007 anche in deroga ai vincoli di riservatezza previsti dalla normativa di settore.

Nessun limite al dovere di consegna delle informazioni

C’è anche quest’ultimo tra i campanelli d’allarme che suonano i detrattori della norma, convinti che la genericità del provvedimento, l’assenza di riferimenti adeguati alla difesa della privacy e la mancanza di un rafforzamento del controllo parlamentare proporzionale alla portata dell’ampliamento dei poteri degli 007 spalanchi le porte a derive opache e autoritarie. Poiché, per come è formulato, l’articolo 31 abbraccerebbe una vastissima gamma di amministrazioni e uffici pubblici - compresi ospedali, università e persino procure - il risultato è che i servizi segreti potranno disporre di molte informazioni e dati sensibili, praticamente senza limiti.

L’attacco delle opposizioni: «Schedature di massa»

Per questo il senatore M5S ed ex Pm Roberto Scarpinato ha evocato le «schedature di massa»: basterà invocare esigenze di tutela della sicurezza nazionale - sostiene il parlamentare - per obbligare qualsiasi ente pubblico a consegnare informazioni ai servizi segreti, senza neppure alcun controllo del Parlamento. Sulla stessa lunghezza d’onda i senatori dem Andrea Giorgis e Alfredo Bazoli, che hanno evocato il periodo buio delle stragi e dei servizi segreti deviati, contestando per lo stesso motivo, come fatto dai familiari delle vittime, anche il passaggio che autorizza gli 007, non solo a infiltrare, ma addirittura a dirigere le associazioni con finalità di terrorismo.

Il sindacato dei giornalisti Rai: «Cronisti dovranno rivelare le fonti»

In trincea anche l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti del servizio pubblico, che denuncia: «In pratica la Rai, ma anche Mediaset, saranno inderogabilmente obbligati a rivelare agli organismi di intelligence, laddove ve ne fosse richiesta, ogni informazione circa (a solo titolo di esempio) le fonti giornalistiche, i contenuti dei taccuini e delle banche dati dei singoli cronisti e delle redazioni, persino gli itinerari di viaggio degli inviati di guerra o in aree critiche. Si tratta di un provvedimento liberticida che andrà a colpire direttamente chi fa informazione ma che estenderà i suoi effetti su tutti i cittadini». Per l’esecutivo Usigrai, inoltre, il provvedimento contrasta con il regolamento European Media Freedom Act che entrerà in vigore a luglio e che espressamente prevede il divieto di «ricorrere ad arresti, sanzioni, perquisizioni, software di sorveglianza intrusivi installati sui dispositivi elettronici e altri metodi coercitivi per fare pressioni su giornalisti e responsabili editoriali e costringerli a rivelare le loro fonti». «Addio segretezza fonti», sintetizza il presidente della Federazione nazionale della stampa (Fnsi), Vittorio Di Trapani: «È una norma che mina la democrazia».

Mantovano: «Basta spartiti diversi a seconda di chi governa»

Il sottosegretario a Palazzo Chigi Alfredo Mantovano, autorità delegata ai servizi segreti, ha sempre respinto tutte le critiche al mittente. Alla conferenza di presentazione della relazione annuale dell’intelligence, lo scorso 4 marzo, ha ricordato sia la genesi del decreto del 2015 con l’estensione delle «garanzie funzionali», cioè della copertura giuridica degli agenti dei servizi per l’infiltrazione in ambienti terroristici, sia i paletti inderogabili fissati dalla legge 124, che restano intatti: il divieto di mettere in pericolo o ledere la vita, l’integrità fisica o la libertà di uno o più persone, la necessità della previa autorizzazione governativa e l’obbligo per il governo di informare il Copasir all’esito di ogni operazione. «Oggi il governo ha deciso di agire senza attendere l’emergenza», ha scandito, rammentando la gravità della minaccia jihadista e la «recrudescenza della violenza di matrice islamista in Europa». «Allora - ha aggiunto Mantovano - quasi tutti ritennero quelle norme ragionevoli. Oggi invece l’articolo 31 del Ddl sicurezza che ne costituisce la necessaria estensione adeguata alla minaccia dei tempi, fa evocare il rischio di eversione democratica, spesso da parte degli stessi che elaborano quelle disposizioni nel 2015». Infine, l’affondo: «Quando è in gioco la sicurezza nazionale non dovrebbe esserci questa diversità di spartiti, a seconda di chi ci governa».

I timori negli atenei e le rassicurazioni: «Lo scopo non è spiare»

Tanti gli allarmi, però, lanciati anche da e per il mondo accademico. È stato sempre Scarpinato a chiarire il rischio: «Grazie all’indeterminatezza della norma gli agenti dei servizi segreti potranno chiedere alle università le attività e gli orientamenti culturali di docenti o studenti». Anche su questo punto Mantovano ha offerto la versione del governo. «Posto che la collaborazione tra intelligence e Università c’è già ed è apprezzata dalla Conferenza dei rettori e dagli istituti di ricerca con cui il confronto è continuativo - ha sottolineato - lo scopo non è quello di spiare i docenti o gli studenti, ma di stabilire una più efficace relazione tra i nostri apparati e le conoscenze specialistiche più avanzare sviluppate in ambito accademico e di tutelare la ricerca da agenti ostili». Si vedrà in Aula se, come già ventilato dall’Esecutivo prima di Natale, arriverà un pacchetto di correttivi frutto anche del confronto serrato con gli uffici tecnici del Quirinale. A quel punto il disegno di legge - forse il più indigesto tra quelli presentati nei due anni e mezzo del governo Meloni - sarà costretto alla terza lettura alla Camera. Con buona pace di chi, come la Lega o lo stesso ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, lo ritiene perfetto così com’è.

Copyright reserved ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti