Giustizia sportiva

De Laurentiis e la plusvalenza su Osimhen, cosa rischia adesso il Napoli

La giustizia sportiva nel 2022 ha già assolto il club, ma la Procura Figc potrebbe valutare se siano emersi nuovi elementi a carico

di Marco Bellinazzo

Aurelio De Laurenitiis al momento della presentazione di Osimhen

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Dopo la formale chiusura delle indagini nei mesi scorsi, gli inquirenti della Procura di Roma hanno chiesto il rinvio a giudizio per il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis, con l’accusa di falso in bilancio in relazione alle annate 2019, 2020 e 2021. Oltre al presidente i pm Lorenzo Del Giudice e Giorgio Orano hanno chiesto il rinvio a giudizio anche per la società calcistica partenopea e per il collaboratore del patron, Andrea Chiavelli. Il procedimento riguarda presunte plusvalenze fittizie nella compravendita del difensore Kostas Manolas nell’estate del 2019 (con un surplus per il club giallorosso di circa 31 milioni registrato nel bilancio 2018/19) e soprattutto quelle realizzate con la cessione di tre giovani del Napoli nell’operazione che ha portato all’acquisto dell’attaccante Victor Osimhen dalla squadra francese del Lille. La Procura di Roma aveva iscritto De Laurentiis nel registro degli indagati nel settembre 2023 partendo da un’indagine della Procura napoletana scattata nel corso del 2022, essendo nella Capitale la sede del club presso gli uffici della Filmauro.

La vicenda Osimhen

Al centro delle verifiche c’è l’operazione relativa all’acuqisto dell’attaccante nigeriano nel 2020 dal Lille per 70 milioni. Nell’operazione furono inseriti quattro tesserati del Napoli con valutazioni che secondo gli inquirenti sarebbero state gonfiate, in modo da ridurre l’impatto contabile dell’operazione per il Napoli, permettendo al club partenopeo di iscrivere nel bilancio chiuso al 30 giugno 2021 le relative plusvalenze. Nell’affare furono ceduti dal Napoli al Lille, i giovani Claudio Manzi, Ciro Palmieri e Luigi Liguori, più l’esperto portiere Orestis Karnezis. La vendita al Lille permise di realizzare, nel dettaglio, plusvalenze pari a 7 milioni per Palmieri, 4 milioni per Liguori e 4 milioni per Manzi. Karnezis trasferito per 5,1 milioni apportò ai conti un surplus da player trading pari a 4,9 milioni. Nessuno di questi calciatori è stato impiegato dal club francese e in particolare i tre ragazzi del vivaio sono rimasti a giocare in prestito in Italia e oggi militano nelle categorie minori. Oltre al reato di falso in bilancio, era stato ipotizzato anche quello di dichiarazione fraudolenta (si prospettava un’evasione dall’Iva di 4,6 milioni determinata da una sovraffatturazione di oltre 21 milioni) per il solo presidente De Laurentiis, ma questa accusa è venuta meno. Sul piano della giustizia ordinaria l’impianto accusatorio passerà ora al vaglio del giudice dell’udienza preliminare per appurare la sussistenza dei presupposti per la celebrazione di un eventuale processo.

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La giustizia sportiva

Il trasferimento dell’attaccante nigeriano dal Lille al Napoli è stato già oggetto nel 2022 di un’inchiesta della giustizia sportiva italiana nell’ambito del caso plusvalenze che ha coinvolto la Juventus e altre squadre. Nel processo sportivo non sono stati riscontrati illeciti a carico del Napoli e del presidente De Laurentiis. Nell’aprile 2022, infatti, il Tribunale nazionale della Figc non ha accolto la richiesta della Procura che per De Laurentiis aveva chiesto 11 mesi e cinque giorni di inibizione (la richiesta di inibizione riguardava anche Chiavelli e i familiari di De Laurentiis che ugualmente non hanno subito conseguenze). I giudici federali hanno ritenuto che non ci fossero le condizioni o i dati sufficienti per poter accertare una sopravvalutazione del prezzo dei cosiddetti “cartellini” nelle compravendite dei calciatori, persistendo un ineludibile elemento di soggettività. Elemento contro il quale si sono arenate di fatto tutte le indagini sportive e penali condotte in tema di plusvalenze fittizie. 

C’è da dire che per contestare penalmente la sussistenza di una plusvalenza fittizia, da scambio o meno, è necessario che si verifichi il dolo di due club che consapevolmente attribuiscano un valore più altro al cartellino di uno o più tesserati per ottenere il vantaggio immediato di un surplus nel conto economico. La giustizia sportiva nel caso della Juve nell’ambito dell’inchiesta Prisma - per la quale sul piano penale è in corso il processo proprio a Roma - ha punito invece «a monte» l’esistenza di un sistema fraudolento votato alla creazione di plusvalenze, ritenendolo di per sè sufficiente a infliggere una pesante penalizzazione. In un primo momento anche la Juve era stata ritenuta esente da colpe, ma il procedimento sportivo è stato riaperto a seguito della acquisizione di nuovo materiale probatorio (intercettazioni e altri atti confessori) trasferito dalla Procura di Torino.

Nel caso che riguarda adesso il Napoli bisognerà capire perciò se la Procura della Figc intenda acquisire eventuali ulteriori atti probatori raccolti dalla Procura di Roma al fine di riscontrare elementi di novità indispensabili (che a quanto pare però non sembrano esserci) per svolgere un nuovo processo sportivo contro il club partenopeo e i suoi dirigenti apicali sulla vicenda Osimhen.

La vicenda Manolas

L’ingaggio di Manolas fu uno dei colpi di mercato della sessione estiva del Napoli nel 2018 che lo pagò alla Roma 36 milioni, pari alla clausola rescissoria. L’operazione consentì alla Roma di segnare una plusvalenza di circa 31,1 milioni di euro, registrata nel bilancio chiuso al 30 giugno 2019. Nella stessa finestra di mercato il Napoli ha ceduto alla Roma Amadou Diawara realizzando una plusvalenza di oltre 10 milioni, anch’essa oggetto dell’indagine. Secondo i pm Lorenzo De Giudice e Giorgio Orano questi prezzi sono stati gonfiati con l’accordo fraudolento tra il club venditore e quello acquirente. L’affare Manolas era già citato nell’atto di conclusione delle indagini che i pm capitolini hanno notificato alla vecchia proprietà della Roma nell’ambito dell’indagine sulle plusvalenze in una serie di trattive per la compravendita di alcuni giocatori tra cui Defrel, Marchizza e Frattesi, Zaniolo, Santon e Nainggolan oltre a quelle di Cristante, Tumminello, Spinazzola e Luca Pellegrini. Su queste operazioni la Procura Figc finora non si è ancora mossa. Nel caso decidesse di farlo dovrebbe agire contro il club giallorosso e le altre società coinvolte in queste compravendite.

La posizione del Napoli

Gli avvocati Fabio Fulgeri e Lorenzo Contrada, che assistono il presidente Aurelio de Laurentis e il Napoli, dichiarano che «i propri assistiti sono assolutamente estranei alle contestazioni, mosse dalla Procura della Repubblica di Roma, relative a irregolarità di natura bilancistica risalenti agli anni 2019-2021». Per i legali «appare incomprensibile la decisione di procedere anche nei confronti della Ssc Napoli considerando che agli atti risultano depositati pareri redatti da consulenti tecnici e da enti terzi (Assomine) che dimostrano in modo incontrovertibile che il Napoli abbia agito in modo legittimo e rispettoso dei principi contabili italiani. Siamo estremamente convinti che il procedimento si concluderà positivamente».

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