Opinioni

DeepSeek è tra noi! Una buona notizia o l’inizio di Matrix?

Non capita spesso, anche nel nostro mondo super connesso, che una notizia si diffonda ovunque creando stupore ed interesse in un gran numero di persone.

(AP Photo/Andy Wong, File)

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Non capita spesso, anche nel nostro mondo super connesso, che una notizia si diffonda ovunque creando stupore ed interesse in un gran numero di persone. Il 27/1 è successo: un app di una sconosciuta azienda cinese, DeepSeek, era la più scaricata sui nostri iPhone.

familyandtrends ha scritto un libro (Strategie per l’intelligenza artificiale: Tutto quello che avreste voluto sapere sull’intelligenza artificiale ma non avete mai osato chiedere) per sostenere che l’intelligenza artificiale è una straordinaria innovazione tecnologica con rilevanti implicazioni per tutte le imprese, ma che non sfugge alle leggi del management.

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La legge della conservazione dei profitti afferma che con l’innovazione tecnologica il valore non sparisce si sposta in altri punti della catena del valore. Samuel Brannan è sempre utile quando si tratta di approfondire la legge. Samuel fu uno degli imprenditori che più si arricchì nella corsa all’oro di fine ‘800. Trovò molto oro? No. Vendette pale e altri strumenti ai cercatori, sia a quelli che fecero fortuna sia a quelli che non la fecero. Chi fornisce GPU e data center, come Nvidia, AMD, Microsoft Azure, Amazon AWS sono i fornitori di pale; OpenAI, Anthropic e gli sviluppatori di modelli di intelligenza artificiale sono i cercatori d’oro, a seguire ci sono quelli che utilizzano l’AI, i.e. l’oro, per creare applicazioni per cui il consumatore finale è disponibile a pagare, e.g. gioielli.

Il 27/1 è giunta notizia nel mondo che DeepSeek pare abbia trovato molto oro e lo abbia trovato senza troppe pale e fatica. Proviamo ad approfondire i fatti.

Cosa ha fatto DeepSeek. DeepSeek ha innovato automatizzando il processo di apprendimento (training) e riducendo la necessità di feedback umano. Tradizionalmente, modelli come quelli di OpenAI utilizzano tecniche che prevedono supervisione e intervento umano per “affinare” l’intelligenza del modello. DeepSeek ha invece sostituito questi passaggi con un sistema automatizzato, in cui il modello si allena usando punteggi generati da se stesso. Questo ha abbattuto i costi di sviluppo, permettendo di rilasciare il modello R1 gratuitamente, e accelerato i tempi di “affinamento”. Accelerato di molto: V3, rilasciato da DeepSeek a dicembre era ridicolo, rispondeva mischiando lingue diverse e con parecchie “allucinazioni”; per arrivare all’R1 ci è voluto meno di un mese. DeepSeek ha, inoltre, migliorato l’efficienza dell’addestramento grazie a un algoritmo proprietario, il Group Relative Policy Optimization (GRPO), che permette all’intelligenza artificiale di assegnare da sola le probabilità nei nodi della rete; nei modelli attuali questo “lavoro probabilistico” viene fatto da una seconda intelligenza artificiale che usa capacità di calcolo e server aggiuntivi con grande aumento di costo. Infine, non avendo accesso alle ultime GPU per l’embargo americano, ha reso quelle più vecchie molto efficienti scrivendo software direttamente “all’interno dell’hardware”. Questo dimostra che la creatività umana si sprigiona quando ha dei vincoli alle risorse cui può accedere.

Quali effetti ci sono stati. Il riallineamento della distribuzione dei profitti lungo la catena del valore si può vedere bene nella reazione dei mercati finanziari. I fornitori di hardware sono stati i più colpiti: Nvidia ha perso il 17%, i.e. 600 miliardi di dollari: come se sparisse tutto il valore della nostra borsa, AMD il 6% e TSMC il 13%. I produttori di infrastrutture per data center, come HPE (-6%) e Dell (-9%), e le aziende di networking, come Arista (-20%), hanno subito perdite significative. I produttori di sistemi di raffreddamento, Vertiv e Modine Manufacturing, hanno perso oltre il 25%. Persino il settore energetico è stato colpito, con Siemens Energy in calo del 20% e Cameco del 15%. Insomma una brutta giornata per i produttori di pale. I profitti attrattivi, però, non spariscono ma si spostano lungo la catena del valore. Il crollo dei costi di addestramento ha favorito le aziende che costruiscono software su modelli IA, come Salesforce e SAP. Apple, che non ha scommesso su un modello, potrebbe beneficiare di costi più bassi per avere più app sul suo store.

È successa un’altra cosa interessante: l’Europa ha cominciato a studiare come regolare la nuova frontiera dell’innovazione e l’Italia, con efficienza tedesca e puntualità svizzera, ha già bloccato l’app per motivi di privacy. Un’ennesima conferma del refrain: gli USA inventano, al Cina copia, l’Europa regola.

Cosa succederà ora. Ci sarà più intelligenza artificiale a buon mercato (forse non in Italia), l’oro non sarà poi così raro, ci saranno venditori di pale meno ricchi, e chi saprà come utilizzare l’innovazione per produrre applicazioni per cui il consumatore è disponibile a pagare potrà catturare buona parte del valore creato. In sostanza dal punto di vista della teoria manageriale quello che succede nel processo di distruzione creatrice dai tempi della corsa all’oro.

Dal punto di vista tecnologico, il modello DeepSeek è più efficiente perché riesce a fare molte cose al suo interno, senza bisogno di umani che lo aiutano ad imparare o di altri software che gli gestiscano l’hardware. Sembra un passo ulteriore verso modelli intelligenti sempre più autonomi. Chissà cosa succederà quando usciranno dalle app per interagire con i nostri pc e, poi, quando verranno installati su robot che si muovono nel mondo reale. Per avere uno sguardo sul più oscuro dei possibili scenari basta tornare a guardare l’inizio di Matrix.

Bernardo Bertoldi (Docente di Family Business Strategy - Università di Torino - bernardo.bertoldi@unito.it)

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