L’intervista

Del Fante: Poste, piano a 10 anni per essere leader nella logistica

L’ad: «Dobbiamo lavorare per quando la posta non ci sarà più. Nel nuovo contratto serve flessibilità per competere sui pacchi»

di Laura Serafini

Poste Italiane accelera nel primo trimestre dell'anno

6' min read

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Matteo Del Fante accelera la metamorfosi del gruppo Poste Italiane per fronteggiare una sempre più marcata riduzione dei volumi della corrispondenza. L’ad del gruppo punta in alternativa a consolidare Poste come principale operatore nazionale nella logistica per la consegna dei pacchi, anche attraverso l’espansione in nuovi ambiti. Come la gestione, oltre alle consegne, anche del magazzino dei clienti business: i primi accordi sono stati siglati con Tim e la catena Acqua e Sapone. Oppure la consegna del cibo freddo. Intanto è partita la gara per conferire in una sgr il patrimonio immobiliare per la logistica e cedere una quota (700 milioni il valore): in corsa, tra gli altri Generali, DeaCapital e Coima. In autunno Poste Italiane presenterà un piano industriale con una prospettiva decennale. La base per il futuro sarà il rinnovo di un contratto di lavoro, in scadenza a fine anno, che richiederà più flessibilità ai 25 mila postini.

Lei è stato appena riconfermato. Quali sono le sfide per il prossimo triennio?

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Nel primo semestre si assiste a una ripresa del settore dei pacchi. Il secondo trimestre è in miglioramento rispetto al primo e continuiamo a tenere sulla posta, nonostante ci sia un ineluttabile calo dei volumi. Queste due cose assieme per noi rappresentano la sfida più importante dei prossimi tre anni, perché siamo consci che il trend consolidato di flessione della posta non si fermerà. Tra dieci anni chi ci sostituirà dovrà gestire una situazione molto più complicata di quella che viviamo noi oggi, sentiamo la responsabilità di lavorare ora per fare in modo che ci sia una situazione più gestibile. Dobbiamo consolidare la nostra leadership: siamo numeri uno in Italia sulle consegne al retail (B2C). Questo vuol dire gestire una relazione con Amazon, che è il nostro primo cliente, ma anche primo concorrente. Siamo primi tra gli operatori della logistica, ma per volumi nel B2C il primo è Amazon che consegna da solo i propri pacchi e decide con chi fare le consegne. È una relazione da gestire passo passo.

Come sarà impostato quindi il nuovo piano industriale?

Avrà una prospettiva di lungo periodo per gettare le basi di uno sviluppo oltre il mandato. Il nuovo contratto di lavoro, che dovrà essere rinnovato a settembre, dovrà andare proprio in questa direzione. Dovremo chiedere più flessibilità ai nostri lavoratori nel settore dei recapiti, sia rispetto all’orario, sia nei giorni dell’anno, perché i pacchi a differenza della posta hanno ciclicità e picchi nei quali i volumi raddoppiano. Su corrispondenza e pacchi sono impiegati 25 mila postini e 15 mila nei centri di smistamento (sia pacchi che posta). Abbiamo già iniziato a chiedere ai postini di consegnare anche i pacchi e il livello di qualità è elevato. Ora serve un secondo passaggio. I nostri clienti sono grandi piattaforme e-commerce come Amazon, Zalando, Vinted, che hanno standard di qualità altissimi e pretendono consegne anche il fine settimana.

Ritengo che sia sicuramente corretto riconoscere un adeguamento salariale, però penso che il nostro dipendente sia contento non solo per i soldi. In 6 anni Poste ha fornito un costante supporto nella forma di welfare, come la pensione integrativa (più dell'80% dei 120 mila dipendenti ha aderito), assicurazione medica, case vacanze. Per crescere, inoltre, dovremo ricercare ulteriori fonti di ricavi nella logistica. Il nostro business fa perno sull’ultimo miglio della consegna dei pacchi. Ma questo ci espone troppo alla concorrenza di Amazon: in questo paese ha una quota di mercato di oltre il 60%, mentre nel resto d'Europa tra il 40 e il 50 per cento. Le vendite sono concentrate sulla sua piattaforma e lui si sceglie con chi fare le consegne.

Quali sono quindi le alternative?

Aprire il mercato internazionale, che faremo con Dhl creando un hub congiunto con Poste in Italia e accedere al loro network all’estero. E poi intendiamo entrare nel business dei magazzini: ai clienti per i quali facciamo le consegne sull’ultimo miglio gestiremo anche magazzini. I primi due contratti sono stati siglati con Tim e Acqua e Sapone. Poi c'è il mercato business to business; oggi siamo gli unici che hanno un business integrato. Siamo gli operatori di logistica più organizzati, avendo anche il cargo (da tre anni in utile), il corriere Sda e Sennder, nel trasporto su gomma, di cui siamo azionisti. Nei giorni scorsi abbiamo effettuato uno scambio azionario, convertendo le azioni di Sennder Italia con quelle di Sennder Gmbh: ora siamo soci all'11% del primo operatore europeo nel settore. L’operazione ci ha determinato una plusvalenza che sarà consolidata nei conti del 2023. Siamo entrati nelle consegne dei prodotti farmaceutici, con l’acquisizione di Plurima. Dal trasporto dei farmaci, che ha richiesto un accordo con Italtrans (che ha una flotta con frigo), siamo passati alle consegne del cibo freddo: abbiamo lanciato da due mesi una catena di consegne pilota in alcune città.

Abi sostiene che gli interessi passivi sui vostri conti correnti sono pari a zero. Come rispondete?

Abbiamo beneficiato molto meno delle banche per il rialzo dei tassi di interesse. Non è vero che abbiamo rendimenti a zero. Non sono ben informati. Il libretto postale dal 2022 remunera tra l’1,5 e il 3%, da metà dello scorso anno ad oggi abbiamo raccolto 15 miliardi. Il nostro cliente usa un conto per i pagamenti e uno per tenere i soldi, come il libretto. Dal libretto la liquidità si smobilita in tempo reale con una app. Ricordo che è un servizio che facciamo per conto dello Stato.

Il rialzo dei tassi avrà impatto sulla strategia per i servizi finanziari?

Ci aspettiamo che la fase di rialzo dei tassi non si protragga oltre i 6-12 mesi. Per il gruppo è molto importante il fatto che da marzo abbiamo completato un percorso, durato tre anni, per il rafforzamento di Poste Vita. Fra risorse dirette, impegni di firma e rinunce ai dividendi in 6 anni abbiamo messo oltre 4 miliardi: ora la compagnia è redditizia e questo per noi, dal punto di vista finanziario, è rivoluzionario. Da quest'anno il payout salirà dal 50 del 75 per cento. Poste Vita ha risentito poco del rialzo dei tassi, con riscatti limitati, al 4 per cento. E siamo gli unici ad aver avuto un aumento della raccolta nel 2022 e anche quest'anno.

Come procede la vendita di luce e gas?

Siamo a circa 300 mila contratti sottoscritti, con fisiologiche pari a un'incidenza del 5 per cento. Abbiamo investito 55 milioni: il break even è prudentemente fissato per il 2025. Il governo ha molto apprezzato la nostra offerta, perché garantisce bollette stabili per un anno, con la possibilità di abbassarne l'importo il secondo anno se si riducono virtuosamente i consumi.

Ci saranno nuove acquisizioni?

La fase di acquisizioni rallenta; cercheremo di essere opportunisti al contempo consolidando quanto acquisito. Stiamo pensando di fare efficienza nella gestione immobiliare dei centri logistici per oltre 600 mila metri quadri. È stata indetta una gara per scegliere un partner e gestire in ottica di mercato questo patrimonio. Conferiremo gli asset, che hanno un valore di mercato di circa 700 milioni, in un fondo gestito da una sgr. Cerchiamo un socio fino al 50% che abbia le competenze e sia disposto a investire con noi. Siamo alle manifestazioni di interesse: sono in corsa Generali, DeaCapital, Coima, Bnp Paribas, Kryalos, Investire, Colliers, e Prelios. A luglio passeremo alle offerte vincolanti.

Ci sarà margine per migliorare la politica dei dividendi?

In 6 anni abbiamo pagato circa 4 miliardi di cassa, di cui 2,5 miliardi all’azionista. Chi ha investito in Poste sei anni fa oggi si trova un ritorno del 124%, più che raddoppiando il valore dell'investimento tra dividendi e quotazione dell'azione. Per noi la crescita resta un obiettivo cruciale: il ritorno per gli azionisti è implicito con la crescita, anche dell’utile. Detto questo, penso che ci siano i margini: quando sono arrivato nel 2017 ho ridotto il payout dall’80 al 60 per cento. L’azienda nel frattempo è cresciuta e non dobbiamo mettere più risorse in Poste Vita, anzi.
Quindi lo spazio per una revisione del payout c'è; vedremo con il piano industriale.

Riprenderete gli acquisti sul Superbonus?

A valle delle variazioni normative intervenute negli ultimi due anni abbiamo implementato tutte le procedure, e accantonato 396 milioni a fronte dei rischi sui crediti fiscali acquistati negli anni scorsi. Abbiamo liquidato tutte le richieste pregresse e rifiutato quelle che non rispondevano ai criteri. Come ricordato del condirettore generale Giuseppe Lasco nelle scorse settimane, siamo pronti a riaprire l’acquisizione dei crediti. Lo faremo dopo l'estate, in autunno, ma rileveremo sempre importi entro i 30 mila euro.

A che punto è il progetto Polis?

Abbiamo già concluso i lavori in 300 uffici postali e in 500 siamo in stato avanzato e per fine anno arriveremo a 1.500 uffici Polis. Sotto il coordinamento del condirettore generale Lasco già da aprile sono partiti i servizi del ministero della Giustizia per i certificati penali. Per quanto riguarda l'Inps siamo pronti per il rilascio di certificati pensionistici, cedolini, certificazione unica: dal 23 giugno sono operativi presso 260 uffici postali e in tutti i 7.000 uffici Polis entro l'estate. Altrettanto si farà per i certificati anagrafici, che saranno rilasciati attraverso i totem digitali in 500 uffici per la fine dell'anno. Per quanto riguarda il passaporto saremo in grado di affiancarci alle altre istituzioni entro novembre, rilasciandoli in 15-30 giorni negli uffici che avranno il servizio Polis.

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