Depuratori, così le acque di scarico diventano risorsa per l’agricoltura
I reflui rigenerati potrebbero coprire il 20% del fabbisogno idrico dei campi ma sono fermi al 5%. Russo (ad Cap): puntiamo al 51% di riutilizzo
di Micaela Cappellini
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L’acqua che esce dai depuratori potrebbe coprire il 20% del fabbisogno idrico dell’agricoltura lombarda ma, ad oggi, si ferma solo al 5%. E con il cambiamento climatico che rende l’acqua un bene sempre più scarso, aumentare le possibili fonti di approvvigionamento idrico della campagna è un percorso necessario.
In Lombardia oggi il riutilizzo delle acque reflue a fini irrigui è praticato soprattutto dalle grandi utilities della città metropolitana di Milano, cioè MM e Cap: la prima, attraverso la gestione dei depuratori di Nosedo e San Rocco, permette il riutilizzo a fini agricoli del 100% delle acque trattate. La seconda, attraverso il depuratore di Peschiera Borromeo, ha raggiunto un riutilizzo del 34%. Una differenza che l’ad di Cap, Alessandro Russo, spiega così: «A differenza delle acque di MM, che non possono finire direttamente in campo ma solo nelle rogge, dove si mischiano col resto dell’acqua, le nostre possono andare direttamente sulle piante semplicemente aprendo e chiudendo un rubinetto». Insomma, sono disponibili anche per l’innaffiatura di precisione: per questo al momento se ne riesce a convogliare di meno, anche se per il 2027 l’obiettivo è di raggiungere il 51% del riutilizzo.
Sgombriamo subito il dubbio più importante: le acque reflue a fini irrigui sono sicure.
«L’acqua che esce dai depuratori - assicura l’ad Russo - è più controllata di quella dei fiumi. Inoltre in Italia la normativa è ancora più stringente che in Europa: per garantire la sicurezza e la salute dei consumatori, le acque reflue depurate non possono essere utilizzate direttamente su determinati frutti o determinate verdure, ma devono essere usate per innaffiare il terreno da cui attingono».
Anche Legambiente è favorevole al riutilizzo delle acque reflue nei campi: «È un modo intelligente di utilizzare i nutrienti residui - spiega Damiano Di Simine, coordinatore scientifico di Legambiente Lombardia - le quantità di azoto e di fosforo contenute nelle acque reflue vengono abbattute dai depuratori, ma non completamente eliminate, e queste sono due sostanze che fanno bene alle piante. Certo, una quota di contaminanti resta, ma in generale nei depuratori che trattano acque civili questo è marginale. Se pensiamo a Milano prima dei depuratori, le acque reflue della città finivano nel Lambro, che era lo stesso da cui gli agricoltori attingevano per irrigare».


