Design, un ecosistema motore di conoscenza
Il Report del Politecnico di Milano, promosso dal Salone del Mobile, fotografa un evento diventato ormai attrattore e acceleratore di business e innovazione
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Del Salone del Mobile di Milano sappiamo – o crediamo di sapere – praticamente tutto. Sappiamo che da oltre 60 anni offre un’ineguagliabile vetrina internazionale per l’industria italiana dell’arredamento e per l’intera filiera del legno-arredo, attirando in Fiera Milano centinaia di migliaia di visitatori da tutto il mondo (per oltre il 65% dall’estero). E sappiamo che, soprattutto negli ultimi 30 anni, è diventato anche una sorta di acceleratore economico per tutti i settori produttivi e i servizi collegati al mondo del design e per tutta la città di Milano, dai ristoranti agli hotel, dai trasporti ai negozi.
I numeri dell’ultima edizione (aprile 2024) confermano la sua forza e certificano il suo pieno recupero dopo la battuta d’arresto imposta dalla pandemia da Covid-19 nel 2020, che ha spinto gli organizzatori (le imprese stesse, attraverso la federazione di categoria, FederlegnoArredo, che del Salone è proprietaria) a ripensare il format e la formula di questo grande evento, adeguandolo a un mercato fieristico globale che dalla pandemia è uscito profondamente mutato. Lo scorso anno, la manifestazione ha registrato 1.950 espositori e 370.824 visitatori, alimentando un palinsesto di oltre 1.300 eventi in città, in larga parte ascrivibili al cosiddetto Fuorisalone. L’impatto economico stimato sulla città dalla Camera di Commercio è stato di oltre 275 milioni di euro, in aumento del 13% rispetto al 2023.
Quello che non sappiamo in modo preciso – e che fino a pochi mesi fa potevamo soltanto intuire a partire da questi numeri – è il valore complessivo, materiale e immateriale, di questo evento per l’industria del design nel suo complesso (non solo le aziende produttrici di mobili, ma anche le imprese e i professionisti attivi nell’ambito del progetto) e per il territorio. Cioè non solo il valore economico che genera, ma anche il suo apporto in termini di visibilità e credibilità della capoluogo e della sua area metropolitana.
Il Report Politecnico-Salone
Oggi, grazie al lavoro portato avanti da un team di ricerca del Politecnico di Milano guidato dai Stefano Maffei e Francesco Zurlo (entrambi professori ordinari di design al Polimi), abbiamo qualche conoscenza in più. Soprattutto, abbiamo uno strumento di conoscenza, il Report «(Eco) Sistema Design Milano», primo capitolo di un più ampio progetto ideato e promosso dal Salone del Mobile, con la supervisione scientifica del Politecnico, per la realizzazione di un Osservatorio permanente dedicato al Salone e all’ecosistema (appunto) da esso generato. Stefano Maffei parla di un «gigantesco asset intangibile, che ha un effetto diretto sul territorio urbano, metropolitano e transregionale, ma che proietta valore anche su un ecosistema più vasto, legato all’innovazione, su scala nazionale».
Il Salone è un «grande soggetto attrattore», un catalizzatore di visibilità per la città e per l’industria del design, ma a sua volta esiste proprio perché è espressione e vetrina di questa industria», spiega Francesco Zurlo, che è anche preside della Scuola di Design del Politecnico. In questo ecosistema tutto si tiene e, tuttavia, «il Salone e il Fuorisalone esistono perché esiste in città e sul territorio un sistema design radicato e attivo 365 giorni l’anno, capace di generare innovazione e far circolare conoscenze di design». A Milano, dice Zurlo un po’ scherzosamente ma probabilmente senza discostarsi troppo dal vero, «ci sono 100 designer per chilometro quadrato», ovvero a più alta densità di designer per chilometro quadrato d’Europa e forse del mondo. Al di là della battuta, il senso è che in questo territorio circolano conoscenze che consentono al design e all’innovazione di crescere.


