Pubblico impiego

«Detassazione e anticipi per firmare i contratti Pa»

Replica sindacale al ministro Zangrillo. Rita Leonardi (Uil): «Serve un nuovo patto con il Governo, con sgravi fiscali per gli aumenti e utilizzo immediato dei fondi per il 2025»

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Detassazione degli aumenti contrattuali, anticipo sul 2022/24 delle risorse stanziate dalla manovra per il primo anno del contratto 2025/27, e soprattutto un tavolo politico per discutere con il governo la percorribilità, e l’eventuale gradualità di applicazione, delle contromisure per affrontare una povertà retributiva del pubblico impiego considerata un’emergenza strutturale.

Corrono su queste direttrici le posizioni controproposte dei sindacati contrari all’intesa sul contratto della sanità, per superare uno stallo che rischia di investire anche enti locali (una nuova riunione è attesa il 21 gennaio) e scuola lasciando in sospeso i rinnovi 2022/24 per 2,3 milioni di persone finché non si ritrovano le condizioni di un accordo.

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No ad aumenti del 6% se l’inflazione ha superato il 16% nel triennio

«Se anche nell’atto di indirizzo si dice che la sanità pubblica non attira lavoratori e che anche le università sono in difficoltà per la carenza di iscrizioni a scienze infermieristiche non si può firmare un contratto con aumenti complessivi del 6% mentre l’inflazione del triennio ha superato il 16%». Parte da questa considerazione la replica di Rita Longobardi, segretaria generale della Uil Flp, alle contestazioni del ministro per la Pa Paolo Zangrillo che nell’intervista sul Sole 24 Ore di domenica ha parlato di un’opposizione «politica» da parte di Cgil, Uil e Nursing Up a un contratto 2022/24 che offre 150 euro di aumento di base, e che con le indennità specifiche vede crescere i propri effetti fino ad arrivare ai 516 euro per gli infermieri di pronto soccorso. «Nei pronto soccorso - ribatte Longobardi - lavora circa l’8% degli infermieri, cioè il 4% del personale del comparto, quindi le loro cifre non possono essere considerate rappresentative». Cifre, peraltro, che secondo le rilevazioni sindacali, nella realtà delle buste paga dipenderebbero dal quadro finanziario di ogni regione, in un ventaglio che oggi invece dei 110 euro lordi al mese previsti dalle tabelle ufficiali si fermerebbe invece a 40 euro nel Lazio, a 80 euro in Campania per salire a 100 euro in Lombardia.

Scontro sullo stipendio tabellare

Sullo stipendio tabellare, che com’è ovvio rappresenta lo snodo principale della trattativa perché misura la componente stabile e generale della retribuzione, i calcoli sindacali escludono l’indennità di vacanza contrattuale maggiorata, che è già presente in busta paga ma all’atto pratico è un anticipo del rinnovo. Il gioco poi si complica per chi, anche per effetto del rinnovo, supera la soglia dei 35mila euro lordi, e incontra lo scalone molto ammorbidito ma non azzerato dal decalage della ex decontribuzione. Per l’ufficio studi della Cisl, il tutto si traduce in un aumento da poche decine di euro al mese per l’ampia maggioranza dei dipendenti del comparto, con il rischio addirittura di un effetto peggiorativo per alcune fasce di reddito più “colpite” dal superamento delle soglie nella nuova curva del cuneo.

Ma più dei botta e risposta sui numeri, che dipendono anche da fattori tecnici complessi nel comparto più diversificato del pubblico impiego, per capire i termini della questione è utile girare lo sguardo al piano più generale, “politico” nel senso più ampio del termine. «La prima esigenza, nella sanità come negli enti locali e negli altri settori della Pa, è arrivare a un tabellare dignitoso – sostiene Longobardi -; nel rinnovo 2019/2021, che pure ha prodotto aumenti quasi doppi rispetto all’inflazione del periodo, ci siamo concentrati soprattutto sulle novità normative, ora invece è tempo di vedere il dato economico. Sappiamo che non si può stanziare un aumento del 16%, ma ci sono strumenti per rinforzare gli incrementi e contrastare l’aumento registrato dai prezzi».

Detassazione degli aumenti e anticipo dei fondi 2025/27

La proposta poggia principalmente su due mosse: la detassazione degli aumenti contrattuali, e l’anticipo sul triennio in discussione dei fondi messi per il primo anno del 2025/27. Mosse non esattamente semplici per una finanza pubblica impegnata nel percorso di rientro concordato con il Piano strutturale di bilancio, che peraltro contempla l’ipotesi di spese aggiuntive solo se finanziate da nuove entrate discrezionali (tasse). Per Longobardi «si può discutere gradualità e modalità in un nuovo Patto come quello del 2021». Mentre lo scenario alternativo è quello di uno stop a tempo determinato: per responsabilità del Governo secondo Cgil e Uil, e per irresponsabilità sindacale nell’ottica del Governo, in un equilibrio difficile da rompere.

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