Giornata mondiale delle foreste

Difendere gli alberi, sentinelle verdi della biodiversità

L’ Italia in piena controtendenza, gli ettari di bosco sono aumentati ed è all’avanguardia nella gestione

di Micaela Cappellini

3' min read

3' min read

Negli ultimi tre decenni sono stati persi 178 milioni di ettari di foreste a livello mondiale, tre volte la superficie della Francia. Come ogni anno, la Giornata internazionale delle foreste che si celebra il 21 di marzo si è aperta con il necrologio della vegetazione perduta. La principale causa della deforestazione a livello globale, ricorda il Wwf, è l’espansione agricola. Per colpa dell’agricoltura vengono convertiti ogni anno cinque milioni di
ettari di foreste tropicali, in particolare per la produzione di carne bovina, olio di palma, soia, cacao, gomma, caffè e legno. Soltanto
nel 2022 i disturbi forestali nella regione panamazzonica sono aumentati del 14,9% rispetto al 2021.

Anche i cittadini italiani ed europei, denuncia il Wwf, sono responsabili di questo fenomeno, perché sono tra i maggiori importatori di diversi prodotti che causano la deforestazione, rendendo complessivamente l’Ue colpevole del 16% della perdita di foreste a livello globale. I soli consumi dei cittadini italiani causerebbero ogni anno 36mila ettari di foreste distrutte, un territorio pari a due volte la città di Milano. «È indispensabile prestare attenzione a ciò che consumiamo anche se viviamo in Paesi dove la deforestazione è trascurabile - sostiene Edoardo Nevola, responsabile foreste del Wwf Italia - la cosiddetta «deforestazione incorporata», ovvero derivante dalla produzione di beni consumati in altri Paesi, contribuisce a quasi l’80% della deforestazione mondiale».

Loading...

Guardando alla sola fotografia dell’Italia, a prima vista, il bicchiere sembrerebbe mezzo pieno. Ricorda il Kyoto Club che nel nostro Paese, a causa principalmente dell’abbandono delle campagne, e in piena controtendenza, le foreste sono cresciute: dal 1985 al 2015 sono passate da 8,7 a 11,1 milioni di ettari, raggiungendo una copertura del 37% del territorio nazionale. L’Italia, aggiunge la Coldiretti, è il secondo grande Paese europeo per copertura forestale dopo la Spagna. Eppure, ammette la stessa associazione, i boschi sono a rischio anche da noi. A causa dell’incuria e dell’abbandono, sono molto vulnerabili al degrado e agli incendi, e per questo bisognerebbe aumentare le funzioni di sorveglianza, manutenzione e gestione del territorio. Nove comuni su 10, in Italia, sono a rischio frane, smottamenti o alluvioni. E le foreste non sono importanti soltanto perché trattengono CO2 e perché riducono gli effetti dei cambiamenti climatici, ma anche perché hanno proprio la funzione di contenere la perdita di suolo, regolare le precipitazioni a terra, prevenire gli smottamenti. L’Italia, peraltro, è anche il Paese dove un mese fa, nei boschi di Cortina, è risuonato il violoncello di Mario Brunello come un’ode funebre ai larici abbattuti per costruire la pista di bob delle Olimpiadi invernali del 2026.

È quando si guarda al medio-lungo periodo, che per la cultura forestale made in Italy diventa difficile conciliare le posizioni. Gli agricoltori italiani sono stati tra i contrari alla legge Ue sul Ripristino della natura, principio cardine del Green Deal europeo, che meno di un mese fa alla fine è stata approvata dall’Europarlamento. Il ministro italiano dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, è tra quelli che al Consiglio Ue dello scorso giugno si era espresso contro questo impegno a ripristinare il buono stato di salute delle foreste del 30% entro il 2030, del 60% entro il 2040 e del 90% entro il 2050.

Ha scritto ieri su Facebook il ministro per l’Agricoltura, la sovranità alimentare e le foreste, Francesco Lollobrigida, che «la gestione delle foreste è uno dei campi in cui l’Italia è all’avanguardia a livello mondiale. Celebriamo la giornata internazionale delle Foreste, patriarchi verdi della nostra grande biodiversità». Eppure, il governo italiano, spalleggiato dalle associazioni agricole nazionali, è tra quelli che hanno spinto di più a Bruxelles affinchè venisse mantenuta anche per il 2024 la deroga sul cosiddetto «set aside», ovvero la necessità di lasciare il 4% dei campi incolti per favorire la biodiversità. Ecco allora che trovare la sintesi tra interessi di breve e di lungo periodo, tra tutela dell’ambiente e tutela dell’agricoltura, è la vera sfida per porre fine allo stillicidio delle foreste.

Copyright reserved ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti