Italia punta all'autonomia con il caccia di sesta generazione Gcap. F35, il Capo di Stato maggiore Goretti: «Se gli Usa spengono la luce operiamo lo stesso»
Il caccia di sesta generazione integrerà per un certo periodo le piattaforme in servizio come l’Eurofighter Typhoon e l’F-35, sostituendo il primo nel lungo periodo. Gualdaroni (Leonardo): «In questo momento il programma impiega 9mila persone, 3mila solo in Italia»
6' min read
I punti chiave
- Il report Iai
- Gualdaroni (Leonardo): «In questo momento il programma impiega 9mila persone, 3mila solo in Italia»
- La ricerca di un’autonomia dalle soluzioni militari Usa
- Il Capo di Stato maggiore dell’Aeronautica Goretti sull’F35: «Anche se gli Usa spengono la luce, operiamo lo stesso»
- Che cosa è il Gcap
- Il budget della Difesa per il caccia di sesta generazione: 8,9 miliardi di euro fino al 2050
- Come si concilia il Gcap con l’Eurofighter e l’F-35
- Le ricadute a livello industriale
- Relazioni bilaterali più forti tra Italia e Giappone
6' min read
L’Italia guarda al caccia di sesta generazione, un nuovo modello concettuale di Difesa. Un sistema di aerei da combattimento, integrato con sistemi cooperanti non pilotati, satelliti e altri assetti militari. Il progetto prevede che tutti gli elementi del sistema siano collegati da una rete “intelligente”, basata su un’architettura cloud dedicata, intelligenza artificiale e datalink di nuova generazione. Dovrà entrare in servizio dal 2035, in sostituzione degli Eurofighter.
Il report Iai
«A differenza del divisivo programma F-35, il GCAP ha visto finora un’opposizione politica minima in Italia, in parte a causa della mancanza di un coinvolgimento degli Stati Uniti, che consente una maggiore autonomia tecnologica. L’Italia si è assicurata una partecipazione paritaria del 33,3% nel caccia di sesta generazione, insieme al Regno Unito e al Giappone, assicurando vantaggi industriali ben superiori a quelli ottenuti con l’F-35», mette in evidenza lo Iai, l’Istituto affari internazionali nello studio antocipato dal Sole 24 Ore.com, presentato in occasione del convegno “GCAP e sistema-Paese: sfide e opportunità per l’Italia”, che si è svolto giovedì 13 marzo a Roma.
Il report analizza l’approccio dei tre Paesi al “Global combat air programme”, la governance istituzionale e la cooperazione industriale nel programma, le sfide e opportunità attuali e future, fornendo una serie di raccomandazioni per il sistema paese italiano nell’affrontare un’iniziativa da diversi punti di vista unica. A breve Camera e Senato dovranno votare sul via libera all’acquisto di ulteriori 25 caccia F-35, come previsto dal Documento Programmatico Pluriennale (Dpp) 2024-2026.
Gualdaroni (Leonardo): «In questo momento il programma impiega 9mila persone, 3mila solo in Italia»
Il programma Gcap ha effetti sul piano occupazionale. Intervenuto all’incontro, Carlo Gualdaroni, Chief Commercial & Business Development Officer di Leonardo e AD di Leonardo International ha fornito qualche numero. «Le attività che sono cominciate un paio di anni fa vengono svolte da team congiunti, ognuno opera nel proprio Paese - ha spiegato -. Avremo persone italiane residenti in Giappone, persone italiane residenti in Inghilterra e persone giapponesi e inglesi residenti qui da noi. Questo dà subito un’idea della complessità del programma. Non è un programma solo aerospaziale, ma di sviluppo tecnologico del Paese che oggi impiega circa 9mila persone. In questo momento lavorano 9mila persone nel mondo nei tre Paesi su questo tipo di programma. In Italia circa 3mila. A queste devono essere aggiunte tutte quelle necessarie per mantenere e consolidare il programma Gcap fino, almeno al 2025. Al momento, quest’anno verrà stanziato un miliardo e 200mila euro. Da una prima valutazione, ancora tutta da confermare, a regime sosterrremo circa 8.600 nuovi posti di lavoro in Italia, per i prossimi 35 anni. La produttività media nel settore aumenterà di circa il 35%».
La ricerca di un’autonomia dalle soluzioni militari Usa
Il progetto del caccia di sesta generazione consente a Italia, Regno Unito e Giappone di sviluppare una soluzione più “autonoma” rispetto a quel F35 che ha visto e vede un ruolo di primo piano degli Usa (è un aereo da combattimento di quinta generazione prodotto dalla statunitense Lockheed Martin Aerospace). Una mossa che appare strategica dopo che gli Usa a guida Trump hanno fatto ampiamente capire che l’Europa dovrà fare di più per la sua sicurezza. In Europa si è sviluppato un dibattito che parte dalla considerazione che il continente dipende molto, per quanto riguarda le soluzioni militari, da un alleato che in maniera improvvisa ha deciso di ritirare il suo sostegno all’Ucraina. «Investendo nel Gcap con una posizione di parità rispetto ai partner britannico e giapponese - osserva Alessandro Marrone, responsabile del Programma difesa, sicurezza e spazio dello Iai - l’Italia punta ad avere piena sovranità operativa e tecnologica sui velivoli di prossima generazione, e quindi una maggiore autonomia dagli Stati Uniti rispetto al caso del F-35. Il Gcap - ricorda ancora Marrone - è stato avviato già nel 2022, e oggi è ancora più importante investirvi e accelerare il programma perché l’amministrazione Trump ha chiarito nel modo più drastico e plateale possibile che la sicurezza e difesa dell’Europa sono un qualcosa che riguarda in primis e soprattutto gli stessi europei».



