Studio Iai

Italia punta all'autonomia con il caccia di sesta generazione Gcap. F35, il Capo di Stato maggiore Goretti: «Se gli Usa spengono la luce operiamo lo stesso»

Il caccia di sesta generazione integrerà per un certo periodo le piattaforme in servizio come l’Eurofighter Typhoon e l’F-35, sostituendo il primo nel lungo periodo. Gualdaroni (Leonardo): «In questo momento il programma impiega 9mila persone, 3mila solo in Italia»

di Andrea Carli

Articolo aggiornato alle 14:00 di giovedì 13 marzo 2025

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Difesa, Italia verso il caccia di sesta generazione

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L’Italia guarda al caccia di sesta generazione, un nuovo modello concettuale di Difesa. Un sistema di aerei da combattimento, integrato con sistemi cooperanti non pilotati, satelliti e altri assetti militari. Il progetto prevede che tutti gli elementi del sistema siano collegati da una rete “intelligente”, basata su un’architettura cloud dedicata, intelligenza artificiale e datalink di nuova generazione. Dovrà entrare in servizio dal 2035, in sostituzione degli Eurofighter.

Il report Iai

«A differenza del divisivo programma F-35, il GCAP ha visto finora un’opposizione politica minima in Italia, in parte a causa della mancanza di un coinvolgimento degli Stati Uniti, che consente una maggiore autonomia tecnologica. L’Italia si è assicurata una partecipazione paritaria del 33,3% nel caccia di sesta generazione, insieme al Regno Unito e al Giappone, assicurando vantaggi industriali ben superiori a quelli ottenuti con l’F-35», mette in evidenza lo Iai, l’Istituto affari internazionali nello studio antocipato dal Sole 24 Ore.com, presentato in occasione del convegno “GCAP e sistema-Paese: sfide e opportunità per l’Italia”, che si è svolto giovedì 13 marzo a Roma.

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Il report analizza l’approccio dei tre Paesi al “Global combat air programme”, la governance istituzionale e la cooperazione industriale nel programma, le sfide e opportunità attuali e future, fornendo una serie di raccomandazioni per il sistema paese italiano nell’affrontare un’iniziativa da diversi punti di vista unica. A breve Camera e Senato dovranno votare sul via libera all’acquisto di ulteriori 25 caccia F-35, come previsto dal Documento Programmatico Pluriennale (Dpp) 2024-2026.

Gualdaroni (Leonardo): «In questo momento il programma impiega 9mila persone, 3mila solo in Italia»

Il programma Gcap ha effetti sul piano occupazionale. Intervenuto all’incontro, Carlo Gualdaroni, Chief Commercial & Business Development Officer di Leonardo e AD di Leonardo International ha fornito qualche numero. «Le attività che sono cominciate un paio di anni fa vengono svolte da team congiunti, ognuno opera nel proprio Paese - ha spiegato -. Avremo persone italiane residenti in Giappone, persone italiane residenti in Inghilterra e persone giapponesi e inglesi residenti qui da noi. Questo dà subito un’idea della complessità del programma. Non è un programma solo aerospaziale, ma di sviluppo tecnologico del Paese che oggi impiega circa 9mila persone. In questo momento lavorano 9mila persone nel mondo nei tre Paesi su questo tipo di programma. In Italia circa 3mila. A queste devono essere aggiunte tutte quelle necessarie per mantenere e consolidare il programma Gcap fino, almeno al 2025. Al momento, quest’anno verrà stanziato un miliardo e 200mila euro. Da una prima valutazione, ancora tutta da confermare, a regime sosterrremo circa 8.600 nuovi posti di lavoro in Italia, per i prossimi 35 anni. La produttività media nel settore aumenterà di circa il 35%».

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La ricerca di un’autonomia dalle soluzioni militari Usa

Il progetto del caccia di sesta generazione consente a Italia, Regno Unito e Giappone di sviluppare una soluzione più “autonoma” rispetto a quel F35 che ha visto e vede un ruolo di primo piano degli Usa (è un aereo da combattimento di quinta generazione prodotto dalla statunitense Lockheed Martin Aerospace). Una mossa che appare strategica dopo che gli Usa a guida Trump hanno fatto ampiamente capire che l’Europa dovrà fare di più per la sua sicurezza. In Europa si è sviluppato un dibattito che parte dalla considerazione che il continente dipende molto, per quanto riguarda le soluzioni militari, da un alleato che in maniera improvvisa ha deciso di ritirare il suo sostegno all’Ucraina. «Investendo nel Gcap con una posizione di parità rispetto ai partner britannico e giapponese - osserva Alessandro Marrone, responsabile del Programma difesa, sicurezza e spazio dello Iai - l’Italia punta ad avere piena sovranità operativa e tecnologica sui velivoli di prossima generazione, e quindi una maggiore autonomia dagli Stati Uniti rispetto al caso del F-35. Il Gcap - ricorda ancora Marrone - è stato avviato già nel 2022, e oggi è ancora più importante investirvi e accelerare il programma perché l’amministrazione Trump ha chiarito nel modo più drastico e plateale possibile che la sicurezza e difesa dell’Europa sono un qualcosa che riguarda in primis e soprattutto gli stessi europei».

Il Capo di Stato maggiore dell’Aeronautica Goretti sull’F35: «Anche se gli Usa spengono la luce, operiamo lo stesso»

Intervenuto in audizione alla Commissione Affari esteri del Senato, il Capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare Luca Goretti ha posto l’accento sul fatto che «la partnership sul programma del caccia Gcap sta aprendo la strada ad altre partnership tra le industrie della difesa italiane e giapponesi. Dopo l’arrivo del programma, sono nate diverse iniziative che porteranno con tutta probabilità alla nascita di ulteriori collaborazioni tra industrie italiane e nipponiche nel settore della difesa. In questo momento una delegazione italiana è in Giappone perché ci sono altre possibilità di crescita con loro per lo sviluppo di un loro addestratore e di un pattugliatore congiunto: quindi la collaborazione ha aperto ad altri orizzonti che erano impensabili fino all’altro giorno. Per agevolare la collaborazione tra le due industrie - ha proseguito Goretti - nel disegno di legge necessario alla ratifica del trattato internazionale (per il Gcap, ndr) è stato inserito un articolo che snellisce naturalmente il processo per la condivisione di informazioni e tecnologie tra l’industria dei due Paesi». Intervenuto poi qualche minuto dopo al convegno organizzato dallo Iai, Goretti ha voluto rassicurare, con riferimento all’F35, sul fatto che «anche se spegni la luce, lavoriamo e operiamo lo stesso». Il riferimento indiretto è in questo caso alle recenti dichiarazioni di Christophe Gomart, ex capo dell’intelligence militare francese ed eurodeputato del Partito Popolare Europeo (Ppe), il quale aveva lanciato l’allarme sul fatto che «se gli Stati Uniti attaccassero la Groenlandia, nessun Paese europeo potrebbe far decollare i suoi F-35 per difenderla, perché questi jet sono dotati di un sistema di blocco che impedirebbe il volo se il piano di volo non fosse approvato dal Pentagono».

Ecco allora che, in quest’ottica, il programma per il caccia di sesta generazione può rappresentare la chiave di volta della nuova sicurezza internazionale, avvicinando l’Italia, Giappone e Regno Unito non solo per quanto riguarda la Difesa, ma anche su dossier di natura diplomatica ed economica. Per Roma la regione è particolarmente importante, dal momento che confina con il Mediterraneo allargato, area di suo interesse strategico.

(Imagoeconomica)

Che cosa è il Gcap

«Il Gcap - ha spiegato il ministro della Difesa Guido Crosetto - un ambizioso progetto per lo sviluppo, in collaborazione con Regno Unito e Giappone, del velivolo caccia di 6^ generazione. Sarà fondamentale per garantire capacità operative innovative nonché un importante vantaggio competitivo e tecnologico nel panorama aerospaziale, essenziale per affrontare sfide future». Non è dunque un “semplice” velivolo: viene definito “un sistema di sistemi (SoS)” progettato con un’architettura aperta, che garantisce la perfetta integrazione dei sistemi con e senza equipaggio. Questo salto tecnologico dovrebbe migliorare la consapevolezza della situazione, la comunicazione, il processo decisionale attraverso l’intelligenza artificiale (AI) e i big data, nonché la bassa osservabilità. I progressi tecnologici del Gcap si estenderanno oltre il combattimento aereo, a vantaggio anche delle piattaforme terrestri e navali. Il Gcap dà la priorità alle Emerging & Disruptive Technologies (EDTs) come l’IA, l’apprendimento automatico, l’ipersonica, i sistemi quantistici e i materiali avanzati. Queste sono in linea con le priorità dell’Agenzia europea per la difesa (EDA), della Commissione europea) e della Nato, in particolare in termini di sicurezza informatica, comunicazioni di nuova generazione e spazio.

Il budget della Difesa per il caccia di sesta generazione: 8,9 miliardi di euro fino al 2050

La Direzione strategica 2025-2027 del Ministero della Difesa considera il Gcap un’opportunità per promuovere gli investimenti in ricerca e tecnologia. Il Documento Programmatico Pluriennale 2024-2026 (DPP), che fa il punto sulle priorità strategiche dell’Italia, stanzia 8,9 miliardi di euro per il caccia di sesta generazione fino al 2050 e sottolinea il suo ruolo per rafforzare le capacità militari italiane.

Come si concilia il Gcap con l’Eurofighter e l’F-35

Il Gcap, viene chiarito nel report, si affiancherà per un certo periodo alle piattaforme in servizio come l’Eurofighter Typhoon e l’F-35, sostituendo il primo nel lungo termine. In effetti, l’Italia ha acquistato un totale di 118 Eurofighter Typhoon, tra cui la quarta tranche ordinata di recente, molti dei quali rimarranno in servizio fino al 2060 e saranno interoperabili con il Gcap. La flotta di F-35 si sta ampliando, si pianifica di arrivare ad un totale di 115 velivoli, migliorando la padronanza italiana delle tattiche di impiego di aerei a bassa osservabilità. Entro il 2040, l’Aeronautica Militare probabilmente opererà oltre 180 tra F-35 e Eurofighter Typhoon aggiornati. Il tutto garantendo l’introduzione graduale del caccia di sesta generazione.

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Le ricadute a livello industriale

Sul fronte industriale, il Gcap presenta importanti opportunità per l’industria italiana della difesa, in particolare per Leonardo (Lead System Integrator), Avio Aero e ELT Group (Sub Lead System Integrator), ma anche per MBDA Italia e l’intera catena di fornitura, comprese le Pmi, gli istituti di ricerca e le università. Persistono le sfide strutturali, tra cui la limitatezza degli investimenti in settori chiave e l’esitazione di alcuni enti a impegnarsi in un progetto di alto livello e altamente classificato come il GCAP. Il programma del caccia di sesta generazione, osserva ancora l’Istituto affari internazionali nel report, potrebbe portare a significativi progressi tecnologici in tutti i settori e richiedere una mobilitazione industriale. Il Ministero della Difesa italiano ha lanciato l’iniziativa GCAP nell’aprile 2023 per promuovere l’innovazione, facendo leva sulla collaborazione tra industria, università ed enti di ricerca, università ed enti di ricerca.

Relazioni bilaterali più forti tra Italia e Giappone

Il Gcap ha come conseguenza quella di sviluppare una relazione bilaterale più forte tra Italia e Giappone, che prima di questa iniziativa avevano una cooperazione limitata nel campo della difesa. L’Italia e il Regno Unito hanno una lunga storia di progetti congiunti, sostenuti da aziende come Leonardo UK e MBDA. Questi legami sempre più stretti sottolineano il significato più ampio del Gcap, al di là dello sviluppo di un caccia di nuova generazione, posizionando il Regno Unito, l’Italia e il Giappone come attori chiave nel nel plasmare il futuro delle capacità di combattimento aereo.

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