L’intervista

«Mettere al bando Alternative für Deutschland? Difficile e controproducente»

Un gruppo di parlamentari vuole chiedere alla Corte costituzionale la proibizione del partito dell’ultra destra, in ascesa nei consensi. Secondo il giurista, Martin Nettesheim, il procedimento sarebbe complesso e richiede un’analisi giuridica e strategica

di Gianluca Di Donfrancesco

Il leader di Afd nel Brandeburgo, Hans-Christoph Berndt, e la vicepresidente, Alice Weidel

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Mettere al bando Alternative für Deutschland, il partito dell’ultra destra che spaventa la Germania e l’Europa con la sua ascesa, potrebbe essere giuridicamente molto complicato e politicamente un errore. Ne è convinto Martin Nettesheim, studioso di diritto costituzionale dell’Università di Tubinga. Un gruppo di parlamentari della Cdu, Spd, Verdi e Linke chiede di portare la Afd davanti alla Corte costituzionale, perché sia messa al bando. Sulla proposta è necessario un voto del Bundestag.

Anche se la mozione venisse approvata, quante probabilità ci sono che la Corte vieti l’Afd?

È estremamente difficile dirlo. Questa è una situazione nuova, che richiederebbe alla Corte di sviluppare le regole sul divieto dei partiti politici, ai sensi dell’articolo 21 della nostra Costituzione. Abbiamo assistito a questa evoluzione delle regole nel corso degli ultimi 70 anni. I primi due procedimenti volti alla proibizione di un partito risalgono agli anni Cinquanta. Da un lato, il Partito comunista e, dall’altro, il partito successore del Partito nazionalsocialista. Furono entrambi proibiti sulla base dell’incompatibilità dei loro programmi con il sistema politico liberale e democratico e con la nostra Costituzione. Ci sono poi stati altri casi e la Corte ha affermato che i partiti possono essere proibiti non solo se si oppongono alla democrazia e allo Stato di diritto, ma anche se hanno un programma o si impegnano in attività che violano il principio della dignità degli esseri umani. Insomma, la Corte non applica un insieme predeterminato di regole o principi giuridici, ma sviluppa la propria giurisprudenza alla luce dell’evoluzione del sistema politico. È difficile dire in quale direzione svilupperanno le loro regole se l’appello contro la Afd arriverà sul loro banco.

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Sul verdetto non peserebbero anche valutazioni politiche?

La proibizione di un partito non è solo una questione legale, ma anche una questione politica, strategica. E questo è sempre nella mente dei giudici. Anche se non ne discuteranno apertamente, due questioni strategiche saranno sul loro radar. La prima è che il nostro sistema costituzionale ha lo scopo di impedire un’evoluzione che porti al collasso del sistema democratico e solo se si agisce per tempo si ha successo. Secondo alcuni, siamo già sull’orlo del crollo, in un punto della storia che assomiglia al 1932, la vigilia della presa del potere da parte dei nazisti. E se non si interviene ora, poi sarà troppo tardi. L’altra questione è: cosa succede se si vieta un partito già grande come l’Afd? Alcuni sostengono che tale divieto dovrebbe essere limitato ai partiti regionali dei Länder, come Turingia o Sassonia, per presentare un quadro più differenziato rispetto a un divieto generalizzato. Ritengo più probabile che non si arrivi a un divieto nazionale, che avrebbe meno del 50% di possibilità, mentre un procedimento diretto solo contro la sezione regionale in Turingia avrebbe più del 50%.

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Alcuni membri dell’Afd e alcuni partiti regionali sono già sotto osservazione da parte delle autorità per il loro estremismo, perché non è abbastanza per arrivare alla messa al bando?

Sono due strumenti diversi che devono essere categoricamente separati. Il primo è l’osservazione da parte dell’Agenzia per la protezione della Costituzione, uno strumento preventivo che fornisce informazioni al sistema politico sul rischio che si svolgano attività illegali o di altro tipo, dirette contro la Costituzione. Questo organo ha competenze molto ampie. La proibizione di un partito da parte della Corte scatta solo quando c’è un’attività sufficiente a mettere in pericolo il nostro sistema politico. Solo quando si può dimostrare che il partito sotto esame rappresenta davvero un pericolo, che ha il potenziale per far crollare il sistema, sarà possibile una proibizione. Nel 2017, il Partito nazionaldemocratico non fu bandito perché era irrilevante, non aveva il potenziale necessario.

La Afd sta violando la Costituzione tedesca?

La Afd è un gruppo eterogeneo, un po’ come Fratelli d’Italia. Sono abbastanza sicuro che ci siano alcuni membri che assumono posizioni chiaramente illegali o direttamente contrarie al nostro sistema costituzionale. Altri sono innocui. Ho incontrato membri dell’Afd che erano semplicemente contrari all’attuale establishment politico, alle politiche migratorie. È un ambito nel quale non ci sono regole rigide e c’è quindi spazio per la giurisprudenza.

Se la Corte decidesse di proibire l’Afd, quali sarebbero le conseguenze per gli elettori, che si vedrebbero vietare il loro partito?

Tutti i titolari di cariche del partito perderebbero automaticamente il loro mandato, o il loro seggio in Parlamento. Ovviamente molte persone diventerebbero ancora più disilluse dal nostro sistema politico. Anche per questo, sono contrario a soluzioni del genere. Ritengo che causerebbe ulteriori danni. Mi sembra una mossa molto facile, portare l’intera questione alla Corte costituzionale, invece di guardare alle radici dei problemi e fare il duro lavoro di convincere le persone.


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