Serie A 2021/22, l’abbonamento a Dazn costerà meno di quello di Sky
Veronica Diquattro, la numero uno in Italia della piattaforma che si è aggiudicata i diritti della Serie A: «Il nostro streaming riporterà la platea del calcio agli anni d’oro»
di Andrea Biondi
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«Alla fine del triennio contiamo di raggiungere i numeri degli anni d’oro del calcio italiano». Tornando indietro con la memoria, è fra i 5,5 e i 6 milioni il range di aficionados paganti cui pensa come obiettivo per la sua Dazn Veronica Diquattro, 37 anni, vicepresidente esecutivo in Italia e Spagna e dalla scorsa estate Chief Customer & Innovation Officer di tutto il gruppo.
Nessuno ci avrebbe scommesso nel 2018 quando la piattaforma che fa capo alla Access Industries di Sir Len Blavatnik – miliardario di origini ucraine, 48esimo uomo più ricco del mondo e che controlla, fra le varie attività, Warner Music – si è presentata in Italia con il titolo un po’ pomposo di “Netflix dello sport”.
E invece, dopo aver “abituato” gli italiani, con 3 partite alla settimana in esclusiva, al doppio abbonamento e al calcio in streaming, è riuscita ad aprire una nuova era nella Serie A, sottraendo dopo quasi 20 anni lo scettro a Sky. Peraltro Dazn Group, su cui circolano voci di quotazione in futuro a Londra, a quanto risulta al Sole 24 Ore si sarebbe anche aggiudicata (ma sul tema è no comment) i diritti in streaming per l’Europa League, andati per quanto riguarda tutte le piattaforme a Sky.
Difficile ora non pensare a un’aspra coda legale sulla Serie A, soprattutto sul ruolo di Tim. Secondo Sky quella che non da subito, ma con il tempo, è emersa come una partnership è invece da ritenere (e come tale invalidare) un’offerta congiunta. «Siamo sereni. Non era un’offerta congiunta, ma solo l’estensione di una partnership già esistente».
Siete riusciti a portare a casa i diritti per le 10 partite a settimana della Serie A, 7 in esclusiva e 3 in co-esclusiva. Si aspettava una battaglia così impegnativa?


