Distretto aeronautico pugliese in ginocchio per il calo di ordini
Da Grottaglie a Foggia sono in crisi le imprese che partecipano alla costruzione di velivoli commerciali che oggi con Confindustria chiedono un Piano di rilancio per il settore
di Vincenzo Rutigliano
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Crisi nera per tutta l’industria aeronautica della Puglia che chiede, insieme a quella campana – pure coinvolta nel crollo verticale delle produzioni di aerostrutture del gruppo Leonardo – un piano nazionale di settore per le imprese della filiera. La Puglia, ante Covid, contava, fino al 2019, 40 aziende con 4.000 addetti e 800 milioni di fatturato. Nel 2022 la divisione aerostrutture di Leonardo toccherà il punto più basso nel programma di costruzione di alcune delle parti della fusoliera del Dreamliner 787 della Boeing.
Con conseguenze dirette non solo sui siti pugliesi di Leonardo (Grottaglie e Foggia), ma anche sulle ditte appaltatrici che vi effettuano interventi specifici e sulle Pmi di sub fornitura che registrano un calo verticale di ordini e fatturato.
E’ così soprattutto per quelle brindisine legate, a doppio filo, da rapporti di monofornitura con il sito tarantino di Grottaglie, dove vengono realizzate due sezioni della fusoliera del 787. L’annuncio di un piano da 300 milioni per avviare i primi progetti di allargamento della base produttiva, rispetto alla monocommessa del 787, ovvero la costruzione di parti di un drone ad energia solare, insieme alla Skydweller, e dell’Eurodrone, sono una prima possibile risposta alla crisi. Ma fino a quando queste diversificazioni non diverranno commesse, le prospettive restano più critiche proprio in questo sito che ha 1.049 addetti in cig, un terzo dei 3.443 complessivi dei 4 siti appulo-campani (oltre a Foggia, anche Nola e Pomigliano).
A Grottaglie la capacità produttiva media di 10-12 fusoliere al mese si è ridotta a 4, e a Brindisi, a parte la ex-Agusta Westland che realizza elicotteri e dunque non è propriamente impegnata nell’aviazione civile, l’effetto domino riguarda 4-5 imprese fortemente coinvolte. Come la Dema spa che a Brindisi occupa circa 200 dei 660 addetti del gruppo (gli altri stabilimenti sono in Campania) collocati per oltre il 50% in cig (sia causa Covid che per ristrutturazione). In Dema, in crisi da tempo, il 2021 è stato ancora più difficoltoso del 2020 e si guarda al 2023 quando dovrebbe ripartire, secondo le previsioni, la produzione del 787 fino alla saturazione a dicembre 2024.
La risposta alla crisi resta affidata, anche per Dema, all’allargamento della gamma dei prodotti, oltre quelli attuali (parti relative all’Atr, all’Airbus 220, al 787 e 767, al velivolo di affari di Bombardier), per intercettare nuovi sbocchi di mercato e diversificare pure nelle trasformazioni di velivoli civili in quelli cargo, obiettivi giudicati alla portata dell’azienda perchè strutturata.

