La crisi della Nato accelera il dibattito Ue sulla clausola di mutua difesa
Dal nostro corrispondente Beda Romano
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Si tratta di una delle industrie più mature, alle prese già da decenni con il processo di deindustrializzazione che ne ha ridotto, in Italia e in Piemonte, il footprint manifatturiero. In questo contesto però i distretti italiani, Biella in testa, mantengono filiere complete, qualità e posizionamento nella fascia più alta del mercato. Ma devono fare i conti con l’ennesima crisi, di mercato e dunque di volumi, e con la necessità - una sfida forse ancora più ampia - di stare al passo con nuove tendenze di mercato e con player consolidati.
Secondo i dati dell’Ufficio Studi Economici di Confindustria Moda, il 2024 si è chiuso per il settore filati a quota 2,7 miliardi, in calo del 6,2% sul 2023 e su livelli in linea con quelli del 2019, dopo un biennio di crescita dal 2022 al ’23. Se guardiamo al settore tessile in Piemonte, il comparto ha perso in un anno il 2,4% della produzione, contribuendo al dato negativo della manifattura piemontese in contrazione dell0 0,8%. Con la provincia di Biella che, insieme a Torino, registra il dato più negativo tra le province del piemonte sul fronte industriale.
La contrazione della produzione industriale nel tessile dunque ha influito sull’intera manifattura provinciale e ha rappresentato una variabile negativa per l’industria piemontese. Stesso discorso si può fare per le esportazioni, con il Biellese che ha perso in un anno l’11% dell’export, dato peggiore in Piemonte subito dopo la provincia di Torino. Il Monitor dei distretti curato da Intesa Sanpaolo ha rivelato come Biella, in linea con Prato, abbia retto meglio il calo dell’export rispetto al altre aree. Il tema delle esportazioni resta centrale anche alla luce del fatto che oggi i produttori biellesi esportano un terzo di quanto producono.
«La competenza industriale e la capacità di innovare devono restare le cifre fondamentali del Made in Italy» sottolinea Paolo Monfermoso responsabile Filo - l’appuntamento dedicato ai filati che si svolge due volte all’anno a Milano - che dall’edizione invernale di quest’anno avrà in esposizione una capsule creata ad hoc per ogni appuntamento fieristico. «Grazie a Rossano Bisio, nuovo ingresso nel team di Filo come Fabric designer, vogliamo mettere l’uomo-prodotto al centro della nostra proposta. È questo che fanno le nostre aziende, per raccogliere la sfida di un mercato che cambia in fretta e che, a valle della filiera, sta portando, soprattutto nel mondo della moda maschile, nuove tendenze».
Essere i primi, riconosciuti a livello globale, per i tessuti destinati all’abito classico rischia di non bastare. «Già a livello di filato bisogna sperimentare, per rispondere ad una tendenza che punta su tessuti morbidi e indossabili, strizzando l’occhio alla fantasia e alla creatività, avvicinandosi all’approccio della moda femminile». Le nuove tendenze inoltre guardano «al crescente interesse da parte dei buyer stranieri che hanno l’opportunità di confrontarsi in una fiera internazionale come Filo»