Sfilate

Dolce&Gabbana, armonici contrasti tra jeans e abiti da gran sera

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Suggerisce molte riflessioni il percorso fatto in 40 anni da Domenico Dolce e Stefano Gabbana, che ieri hanno portato in passerella la collezione uomo Paparazzi, nome spiegato da uno dei più originali allestimenti visti finora nei giorni della moda maschile prima al Pitti di Firenze e ora a Milano. Per andare in passerella, i modelli varcavano una “porta” simile a un passaggio semi segreto di un palcoscenico: ai due lati, scalinate che sembravano un anfiteatro da red carpet (rosso scuro era il rivestimento della passerella), con decine di “fotografi” con macchine vagamente retrò.

Dolce&Gabbana, la collezione per l’AI 25-26

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La trovata, per quanto originale e divertente, passa quasi in secondo piano rispetto allo stupore che suscita la collezione, ricca di contrasti tra simboli del casualwear, come i jeans, da sempre protagonisti da Dolce&Gabbana, e la sartorialità dei cappotti. E spiace non poter vedere da vicino giacche, pantaloni, borse e scarpe (dalle sneaker alle stringate), perché ogni capo è palesemente ricco di dettagli come tasche, inserti di pelle sull’ecofur, inaspettate sovrapposizioni di t-shirt e capispalla. Una collezione che può affascinare generazioni diverse: chi ricorda la nascita della parola paparazzi (dal film del 1960 di Fellini La dolce vita) può provare un brivido di nostalgia, restando allo stesso tempo colpito dall’evoluzione che abbigliamento e accessori hanno avuto nel tempo (per tacere del ruolo di fotografi e red carpet ad uso e rapidissimo consumo dei social).

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Per ogni generazione successiva, la ricchezza stilistica della collezione può essere altrettanto potente. A circa due terzi della sfilata c’è stato una sorta di coup de theatre. Le luci si sono spente, i fotografi hanno smesso di scattare e qualcuno ha pensato che mancasse solo l’uscita finale di Domenico Dolce e Stefano Gabbana. Invece no: la breve interruzione è servita a portare in passerella la parte da gran sera della collezione, con dovizia di velluti e spille-gioiello. Mai come nel 2024 si è riavviata la giostra degli stilisti, che girerà sempre più veloce nel 2025, perché sono attesi cambiamenti in tante maison, in Italia e in Francia. Spicca davvero il caso Dolce&Gabbana: 40 anni di evoluzione, fatta inevitabilmente anche di qualche strappo. Un quadro in movimento e allo stesso tempo ancorato a una visione e a un sodalizio personale e stilistico, quello tra Domenico Dolce e Stefano Gabbana, che rassicura, oltre che suscitare ammirazione, in tempi dominati da incognite e fragilità di ogni tipo.

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