Agroalimentare

Dop e Igp, solo il 27% dei consumatori consapevole della maggiore qualità

Indagine di Luiss Business School e Amazon evidenzia i margini di crescita del settore con una migliore conoscenza del valore aggiunto legato a questi prodotti

di Giorgio dell'Orefice

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I prodotti agroalimentari Dop e Igp nati trent’anni fa come una nicchia sono ormai un asse portante del made in Italy: circa 20 milioni di euro di giro d’affari la metà dei quali realizzati sui mercati esteri e decine di migliaia di operatori coinvolti in tutta Italia. Ma nonostante il grande percorso messo a segno negli anni anche grazie al positivo connubio con l’industria alimentare vantano ancora importanti margini di crescita.

Che sono legati soprattutto a una migliore conoscenza da parte dei consumatori e ancora di più alla possibilità che i consumatori e il mercato ne riconoscano fino in fondo il valore aggiunto. Perché se da un lato ormai la quasi totalità del pubblico sa riconoscere un marchio Dop o Igp ma il vero significato che sottende a un riconoscimento Ue e soprattutto la reale valenza ancora non sono di dominio pubblico.

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È quanto emerge dalla ricerca “Conoscenza e percezione di valore delle denominazioni Dop e Igp tra i consumatori in Italia” realizzata dalla Luiss Business School con il supporto di Amazon Italia e presentata questa mattina a Roma. «Oltre il 96% degli italiani – spiegano alla Luiss Business School – sa riconoscere un marchio Dop e Igp ma la percentuale scende al 55% se ci si riferisce ai consumatori consapevoli che il carattere distintivo di un prodotto agroalimentare Dop e Igp sia nel legame con un luogo geografico, con uno specifico territorio. Ma soprattutto dai dati emerge che solo il 27% dei consumatori è convinto che la vera valenza di una produzione di qualità certificata a marchio Ue sia di maggiore qualità rispetto alla media e quindi è disposto a riconoscerne il posizionamento su fasce di prezzo più alte rispetto ad altri generi alimentari».

Tra gli aspetti che risultano chiari ai consumatori c’è la minaccia portata all’universo dei prodotti Dop e Igp dalle contraffazioni. Tuttavia, per contrastare i falsi l’85% degli intervistati ritiene importante aumentare controlli e sanzioni, ma un 84,5% di loro ritiene importante migliorare la consapevolezza dei consumatori e all’81,5% ritiene importante rafforzare la collaborazione tra produttori e distributori.

Anche se non sempre è chiaro cosa ci sia dietro un marchio Dop, tuttavia, i consumatori sono propensi a riconoscere a tali prodotti un valore aggiunto. Più in particolare più di un quarto degli intervistati ritiene che un prodotto a marchio UE abbia un valore superiore del 15% a quello degli altri alimentari; il 7,4% è pronto a riconoscere un prezzo superiore anche del 20%. Mentre il 35% degli intervistati ritiene che il differenziale di valore economico debba essere compreso tra il 6% e il 10%.

Nel complesso quasi il 14% degli intervistati è disponibile a pagare per i Dop-Igp un prezzo superiore al 15%, mentre circa il 30% non più del 5%.Un capitolo specifico dell’indagine della Luiss Business School sui prodotti Dop e Igp è dedicato alla contraffazione. In particolare, è emersa la convinzione dei consumatori di poter svolgere un ruolo di contrasto all’agropirateria Dop. Ma è fondamentale poter disporre di informazioni adeguate per distinguere i prodotti veri da quelli falsi. «I soggetti considerati più rilevanti nel contrasto alla contraffazione – spiegano alla Luiss Business School – sono i produttori e i consorzi di tutela (indicati dal 34% degli intervistati), le forse dell’ordine e la grande distribuzione (indicati ognuno dal 26%) e infine le associazioni di consumatori con il 23%».

Da segnalare il sostegno dato all’indagine da Amazon. Il colosso Usa dell’e commerce già collabora dal 2021 con il ministero dell’Agricoltura e l’Ispettorato centrale per il controllo della qualità nel contrasto delle frodi e in particolare dei falsi prodotti Dop e Igp. «Abbiamo sviluppato – spiegano ad Amazon - servizi a protezione della proprietà intellettuale in parallelo a iniziative di formazione e supporto alle oltre 21mila piccole e medie imprese italiane che vendono su Amazon, di cui oltre la metà nel 2022 ha esportato per 950 milioni di euro. Oggi oltre 1 milione di prodotti Made in Italy sono in vendita su tutti i negozi online Amazon».


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