Dopo i dazi cinesi il Qatar sfida agli Usa nel gas liquefatto
di Sissi Bellomo
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È trascorsa appena una settimana dalla decisione della Cina di imporre dazi sul Gnl americano e i concorrenti degli Stati Uniti già iniziano a muoversi per approfittare della situazione.
Il primo a farsi avanti è stato il Qatar, che ha annunciato un’ulteriore espansione della capacità produttiva, con cui conta di arrivare a 110 milioni di tonnellate l’anno nel 2023-24 (invece dei 100 milioni previsti in precedenza), rispetto agli attuali 77 milioni. In questo modo, ha dichiarato il ceo di Qatar Petroleum, Saad al-Kaabi, « rafforzeremo ancora di più la nostra posizione di maggiori produttori ed esportatori mondiali di Gnl».
Nel frattempo anche il Canada, finora assente da questo mercato, sembra vicino a coronare l’antica aspirazione di esportare Gnl: a giorni il primo impianto di liquefazione del Paese, con una capacità di 26 milioni di tonnellate l’anno, dovrebbe ricevere il via libera all’investimento.
I soci di Lng Canada, guidati da Royal Dutch Shell, hanno infatti ottenuto importanti agevolazioni da Ottawa che avrebbero convinto a rompere gli indugi. L’annuncio ufficiale potrebbe arrivare la settimana prossima, scrive Bloomberg, che segnala preparativi per una grande festa, con tanto di fuochi di artificio, a Kitimat, la località in cui dovrebbe sorgere l’impianto, nella provincia occidentale canadese del British Columbia
Lo stesso ceo di Shell, Ben van Beurden, ha fatto sapere che il consorzio Lng Canada (di cui fanno parte anche Petrochina, Mitsubishi Corp, Korea Gas e Petroliam) conta di sciogliere presto le riserve. «Il momento della verità arriverà nei prossimi mesi», ha detto pochi giorni fa il manager al Wall Street Journal. «Abbiamo rinviato più volte la decisione in passato ma non si può rinviare, riciclare e rivisitare all’infinito».


