Dopo Dubai il Caucaso, la nuova rotta del Centergross
Il grande distretto emiliano del pronto moda scommette sull’Asia centrale dopo il debutto al Central Asian Fashion di Almaty, in Kazakistan.
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Un tentativo era già stato fatto una decina di anni fa. Ma il Kazakistan non era ancora diventato un punto di riferimento per il grande mercato caucasico. «Ora molte cose sono cambiate», dice Pietro Scandellari, presidente del Centergross di Funo di Argelato, in provincia di Bologna. Non solo per la crescita economica di questo Paese dell’Asia centrale, che conta oltre venti milioni di abitanti. Non era ancora scoppiata la guerra tra Russia e Ucraina, le tensioni geopolitiche non erano alle stelle. E l’immenso sbocco russo era un saldo pilastro delle esportazioni per questo grande distretto del pronto moda, il principale in Europa. Un colosso da cinque miliardi di fatturato che sviluppa la propria forza soprattutto oltreconfine (l’export genera il 60% dei ricavi) e che ora punta sull’Asia Centrale – Kazakistan, Georgia, Kirghizistan, Uzbekistan, Turkmenistan – per rafforzare ancora di più il proprio profilo internazionale.
Il debutto, con successo, ad Almaty
Cinque brand prodotti nel distretto – Souvenir, Efi D’Angiò, Gil Santucci, Sophia Curvy, Maxfort – hanno da poco fatto il loro debutto ad Almaty, capoluogo dell’omonima regione kazaka, al Central Asian Fashion. «Un salone che ci ha confermato quanto anche in quell’area del mondo sia radicata la domanda di moda made in Italy», dice Alberto Seracchioli, direttore commerciale e socio di Successori Bernagozzi, azienda storica (è nata nel 1930) che produce quattro marchi: oltre a Sophia Curvy e Maxfort, Berna e Block 11. «Parliamo di una manifestazione, dominata da imprenditori cinesi e turchi, dove abbiamo toccato con mano tutte le grandi potenzialità della nostra produzione – prosegue Seracchioli - . In quei mercati, che si stanno sviluppando rapidamente, cercano il fashion italiano. Per questo con altri produttori nazionali siamo già d’accordo: alla prossima edizione, in luglio, realizzeremo un grande spazio del made in Italy».
Le strategie di espansione
Un trampolino di lancio per aprire al distretto nuovi varchi. Non che sbocchi come quello russo – il 48% delle aziende del Centergross opera da tempo nell’Est Europa – siano stati abbandonati. «Ma il conflitto con l’Ucraina ha reso ovviamente tutto estremamente difficile – spiega Scandellari -. Anche gli operatori che sono presenti in quelle aree da trent’anni sono oggi fortemente penalizzati dai costi più alti della logistica e dalla svalutazione del rublo, che ha intaccato il potere d’acquisto dei russi. Inoltre le crescenti incertezze internazionali, che per qualsiasi imprenditore rappresentano una grande incognita, ci stanno spingendo verso nuove strategie di espansione. Almaty e il Kazakistan costituiscono un potente calamita per tutta l’area del Caucaso. E il Centergross è sempre stato molto attento a intercettare la domanda proveniente dai mercati emergenti».

