Dopo la Via Appia avanza il dossier dei monasteri benedettini, la posta in gioco per i siti Unesco
I punti di forza delle candidature italiane sono stati illustrati pochi giorni fa a Parigi dal ministro Gennaro Sangiuliano
di Nicola Barone
I punti chiave
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Da metà gennaio la Via Appia regina viarum ha ufficialmente iniziato il cammino verso l’Unesco con la firma del protocollo di intesa per la candidatura del sito nella Lista del patrimonio mondiale dell’umanità. Puntando a quella summa di meraviglie marciano nuovi dossier in fase di proposta, alcuni di questi a livello piuttosto avanzato. L’Italia è già leader nel mondo con i suoi 58 siti iscritti, un primato che è volano di attrattività per il territorio.
I posti “da non perdere” nelle guide
«L’Unesco ha l’effetto di accendere i riflettori del mondo su un territorio. Essere inclusi nella Lista dei patrimoni dell’umanità significa accedere ad un elenco di superlativi dell’eccellenza riconosciuto come tali in tutto il mondo. Basta prendere una qualsiasi guida turistica: i posti indicati come “da non perdere” sono quelli che hanno il riconoscimento», spiega Pier Luigi Petrillo, professore di Cultural heritage alla Luiss Guido Carli e direttore della cattedra Unesco sui patrimoni culturali. «Secondo i dati raccolti dall’Organizzazione mondiale del turismo, la Unwto, i tour operator mondiali selezionano le mete da visitare sulla base dell’iscrizione in una delle Liste dell’Unesco.
La valutazione dell’effetto moltiplicatore
Recentemente l’associazione che gestisce il sito del Prosecco Superiore di Conegliano e Valdobbiadene, patrimonio Unesco dal 2019, ha evidenziato come negli ultimi quattro anni la presenza turistica è più che triplicata, nonostante la pandemia. «È per questo che quei territori che si candidano all’Unesco, accanto al dossier scientifico in cui dimostrano che il loro sito è unico al mondo, devono presentare un dossier gestionale in cui spiegano come gestiranno l’effetto moltiplicatore determinato dal riconoscimento» aggiunge Petrillo.
Sangiuliano: a fianco dell’Unesco nella tutela
I punti di forza delle candidature italiane per l’iscrizione nelle Liste del Patrimonio culturale mondiale (Civita di Bagnoregio, insieme alla Via Appia) e del Patrimonio immateriale (Arte del canto lirico italiano) sono stati illustrati pochi giorni fa a Parigi dal ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano. L’azione dell’Unesco «è positivamente cresciuta negli ultimi anni: siamo al suo fianco nella sfida della tutela dei patrimoni culturali», ha commentato Sangiuliano incontrando il direttore generale aggiunto dell’organizzazione Ernesto Ottone Ramirez.
I soggetti in campo per la Via Appia
Il progetto per la Via Appia, per la prima volta promosso direttamente dal ministero della Cultura attraverso gli uffici centrali e periferici, coinvolge quattro Regioni (Lazio, Campania, Basilicata e Puglia), 12 tra Province e Città metropolitane, 73 Comuni, 15 parchi, la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e 25 università italiane e straniere.



