Piano casa, stretta anti furbetti. Dati al Fisco e stop ai benefici
di Giuseppe Latour e Giovanni Parente
di Gerardo Pelosi
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È una sorta di “whatever it takes” climatica quella che propone il presidente del Consiglio, Mario Draghi a Glasgow dove ha copresieduto lunedì insieme a Boris Johnson l’avvio dei lavori della Cop26 dopo avere chiuso domenica il G20 a guida italiana.
Draghi propone di creare a Glasgow una “task force “per elaborare proposte concrete che i tecnici delle Nazioni Unite dovranno poi mettere a punto per facilitare gli investimenti privati nella lotta ai cambiamenti climatici con l’aiuto delle banche multilaterali di sviluppo a cominciare dalla Banca mondiale.
Il dossier sulla Cop26 di Glasgow
Si tratta di mettere in campo risorse ingenti sull’ordine di vari trilioni di dollari. «Se si riesce a portare dentro i capitali privati nella lotta al cambiamento climatico ci si accorge che non ci sono vincoli finanziari», mette in chiaro Draghi che aggiunge: «Sulla finanza climatica per la transizione energetica a favore dei Paesi più poveri siamo arrivati a 82, 83 miliardi dei 100 previsti ma questo non mi preoccupa perché si può intervenire con i diritti di prelievo del Fondo monetario; ben altro è utilizzare decine di trilioni usando le banche multilaterali».
In altre parole per il presidente del Consiglio c’è ampio spazio per dare un ruolo alla finanza privata nel cambiamento climatico. Le grandi istituzioni finanziarie private hanno manifestato un impegno su questo fronte ma per attivare il flusso di investimenti occorre un aiuto pubblico, uno schema di riferimento come quello della Banca mondiale che «è un attore sinergico o catalitico» ma che finora si è mosso troppo poco sul clima a differenza del Fondo monetario che ha messo in campo 650 miliardi come diritti speciali di prelievo.