Droni a caccia di edifici non registrati: ecco l’Italia delle case fantasma
Scoperti edifici non registrati sulle mappe catastali: 2 milioni di «particelle» non dichiarate, con circa 1,2 milioni di unità immobiliari
di Saverio Fossati
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I punti chiave
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Nel Paese degli abusi edilizi le case fantasma si riproducono come funghi, anche se assai meno di prima. Il grande riordino, in effetti, c’è stato: nel 2012 si era conclusa una mega operazione di rilevamento di tutti gli edifici (o relative porzioni) non risultanti al Catasto, con l’aiuto dell’aerofotogrammetria.
Acchiappafantasmi
Gli aerei “catastali” solcavano i cieli d’Italia; una volta fotografato tutto il territorio dall’alto, le immagini sono state sovrapposte alle mappe catastali e sono saltati fuori 2 milioni di «particelle» non dichiarate, con circa 1,2 milioni di unità immobiliari. Edifici che avrebbero dovuto in ogni caso essere recuperati dal punto di vista fiscale (con un gettito Imu di circa 600 milioni l'anno, senza contare gli arretrati), ma di cui una buona parte era in forte odore di abusivismo. Ma (ancora nel 2018) le richieste al Catasto di fornire documentazione ai Comuni sulle case fantasma rilevate erano pochissime.
Dichiarazioni d’intenti
La raccomandazione contenuta nella bozza di riforma fiscale sembra, quindi, più una dichiarazione d’intenti che un vero obiettivo, perché dal 2012 a oggi non sono certamente molte le nuove case fantasma, considerando che quei 2 milioni di particelle erano il risultato di un’intensa quanto occulta attività edilizia dal 1939 al 2012.
In questi anni la grande maggioranza dei proprietari degli immobili fantasma ha regolarizzato la sua posizione in Catasto, affrontando anche la relativa procedura di sanatoria comunale, quando possibile. Ma in molti casi si trattava di abusi regolarizzabili, oppure di opere perfettamente lecite ma che non erano state segnalate in variazione al Catasto (anche per ragioni evasione fiscale) o ancora di magazzini o tettoie da abbattere senza cerimonie. La proverbiale inerzia del Comuni ha fatto il resto, così ora la situazione è abbastanza sotto controllo, dal punto di vista fiscale. Nel senso che è stata quasi superata la difformità tra situazione reale e mappe catastali.
Inoltre, il Catasto aveva già elaborato le rendite presunte di quegli immobili, inviandole ai proprietari e costringendoli così a uscire allo scoperto per evitare che le imposte (soprattutto l’Imu) venissero calcolate su quelle rendite anziché su quelle reali.

