Anniversari

DSquared2 festeggia 30 anni con un evento «top secret» a Milano

Incontro con i fratelli Dean e Dan Caten, fondatori del marchio nel 1995: «Vestirsi è una gioia, ed è quello che cerchiamo di trasmettere»

Dean e Dan Caten

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Dsquared2 compie trent’anni, ma i gemelli Dean e Dan Caten, i fondatori, non hanno perso un briciolo di entusiasmo ed energia. «We are not done yet (non abbiamo ancora finito)», dicono completando uno le affermazioni dell’altro. Tre decadi dopo, l’italiano rimane claudicante, però il resto è solido. Ancora indipendenti ma molto legati al nostro Paese (il marchio è prodotto e distribuito dalla Staff International di Otb grazie a un contratto di licenza) - hanno un imponente quartier generale completo di ristorante e piscina in zona Cimitero Monumentale -, i Caten coltivano un radicato sentimento di alterità che non è snobismo, ma parte integrante del loro essere, come persone e come marchio. Dei due, è Dan quello che si apre di più. Dean, riservato e spigoloso, interviene o annuisce: «Siamo stati temerari, 30 anni fa non era così semplice farsi notare: non c’erano i social media e il marketing digitale ad aiutare dei perfetti sconosciuti ad avviare il business, per cui ci siamo ritrovati come alieni in una arena dominata da nomi e stili ben più maturi. Ci guardavano tutti come se fossimo due oddball, e così siamo ancora». Questo consapevole non allinearsi è stata la felice intuizione fondativa.

Canadesi di origini italiane, i Caten (all’anagrafe Catenacci) hanno modellato Dsquared2 su se stessi e sui propri bisogni e desideri, individuando con sguardo infallibile un pubblico dalle inclinazioni simili: uomini inizialmente, poi anche donne - Madonna, tra le prime - impavidi, festaioli, edonisti. «Non salviamo vite, ma facciamo un lavoro che ci diverte. Vestirsi è una gioia, ed è quello che cerchiamo di trasmettere», dice Dean. La ricetta è precisa. I gemelli hanno creato uno stile nel quale seduzione e concretezza si mescolano: il corpo è esaltato, i rimandi al grande freddo canadese abbondano - cappucci, piumini, grandi colli di pelliccia, quadri boscaioli - e il denim lega tutto. «I jeans stanno al vestirsi come le uova alla cucina», spiega Dean. «Per continuare a parlare al nostro pubblico, ci siamo circondati di un team molto giovane», l’eco di Dan.

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In questa prospettiva i trent’anni sono occasione non per guardare indietro e contemplare i successi, ma per volgersi avanti immaginando le prossime tre decadi. La sfilata-evento che questa sera aprirà la fashion week, a tal proposito, è concepita come una sorpresa assoluta sulla quale nulla è stato rivelato, se non che sarà popolata di caratteri e personaggi. «Lo show rimane per noi il più alto momento comunicativo, l’istante in cui la visione prende vita: è stato così all’inizio, e nel corso di tutta la nostra storia», spiegano, mossi come sempre dall’idea di fare a modo proprio.

«Essere in due ci ha protetti, preservando la nostra autenticità – colcludono, di fatto all’unisono –. La nostra forza è stata non ascoltare nessuno, imparando però da tutto, inclusi gli errori».

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