Politiche comunitarie

E-commerce, la Commissione Ue accelera contro Shein e Temu

FILE PHOTO: FILE PHOTO: Shein logo and their web shop are seen in this illustration taken, May 16, 2024. REUTERS/Dado Ruvic/Illustration/File Photo/File Photo

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Nel giorno in cui è diventata effettiva la nuova politica dei dazi Usa che ha eliminato l’esenzione “de minimis”, sfruttata dai retailer cinesi per spedire pacchi low cost senza incorrere negli oneri, e si è verificato uno stop temporaneo alle consegne postali dei pacchi dalla Cina negli Stati Uniti, anche la Commissione europea è tornata sul tema.

Nella comunicazione «A comprehensive Eu toolbox for safe and sustainable e-commerce», inviata il 5 febbraio da Berlaymont ai suoi co- legislatori (Parlamento e Consiglio), all’Eesc e al Comitato delle Regioni, la Commissione ha auspicato uno stop all’esenzione per i beni di valore inferiore a 150 euro e lancianto un allarme: nell’ultimo triennio si è registrato un aumento vertiginoso dei beni “a basso costo” importati direttamente dai consumatori europei attraverso l’ecommerce. Nel 2024 sono stati importati nell’Unione europea 4,6 miliardi di articoli di basso valore, quasi il doppio di quelli registrati nel 2023 (2,4 miliardi) e più del triplo rispetto al dato 2022 (1,4 miliardi). Ogni giorno, in media, 12 milioni di oggetti low cost vengono importati in Europa.

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Nove volte su dieci i beni low cost arrivano dalla Cina

Nove volte su dieci, scrivono a Bruxelles, l’oggetto in questione arriva dalla Repubblica Popolare: nel 2024, il 91% di tutte le spedizioni e-commerce entro i 150 euro entrate nell’Ue proveniva dalla Cina. Il volume è più che raddoppiato rispetto all’anno precedente: si è passati dai 1,9 miliardi del 2023 ai 4,17 miliardi del 2024.

«L’impennata - si legge nel documento - coincide con la crescita estremamente rapida di alcuni marketplace online. Temu e Shein, in particolare, sono cresciuti in modo esponenziale nel mercato comunitario raggiungendo oltre 75 milioni di utenti nell’Ue nell’arco di pochi mesi nel 2024».

Da Bruxelles all’Antitrust italiana: le contestazioni agli e-player cinesi

Le società in questione sono da tempo nel mirino delle istituzioni (ma anche dei consumatori) a causa del livello ridotto di trasparenza delle loro attività: la Commissione europea ha inviato a Shein e Temu una richiesta di informazioni in base al Digital Services Act che è in vigore dal 17 febbraio dello scorso anno per le piattaforme online di grandi dimensioni (Vlop). A gennaio, Yinan Zhu, general counsel di Shein, si è rifiutato di rispondere alle domande dei deputati inglesi, membri della Commissione «Business and Trade» , che gli avevano chiesto se i capi venduti dal brand contenessero cotone proveniente dalla regione dello Xinjiang, nel Nord della Cina, dove vengono sfruttati gli esponenti della minoranza musulmana degli Uiguri. Un’area dalla quale è vietato importare beni nella Ue, almeno stando alle regole approvate dal Parlamento europeo del 23 aprile 2024 che vieta di vendere, importare ed esportare prodotti con lo sfruttamento della manodopera. In Italia, è in corso un’istruttoria aperta dall’Antitrust nei confronti di Infinite Styles Services CO. Limited con sede a Dublino, che gestisce il sito web italiano di Shein, per messaggi ingannevoli sui temi della sostenibilità.

Le questioni, insomma, vanno oltre la semplice tassazione: «Il rapido aumento delle importazioni spedite direttamente ai consumatori solleva sfide significative - continua il documento della Commissione Ue - che richiedono un’attenzione urgente, in particolare laddove i prodotti importati potrebbero non essere conformi al diritto dell’Unione europea. Ad esempio, circa la metà dei prodotti contraffatti sequestrati alle frontiere dell’Ue sono stati acquistati online». La Commissione ha poi sottolineato l’esistenza di «seri rischi per la sicurezza e per la salute, inclusa quella dei bambini».

Sul tema sicurezza, Shein - che sul sito ha in vendita circa 600mila prodotti - ha da poco comunicato di aver effettuato oltre due milioni di test di sicurezza sui prodotti nel 2024 e di avere previsto 15 milioni di dollari di investimenti per rafforzare ulteriormente i protocolli di verifica e conformità dei prodotti.

La risposta di Shein: da mercato competitivo benefici a tutto il sistema

La piattaforma con sede a Singapore ha risposto così alla comunicazione inviata dalla Commissione: «Accogliamo con favore gli sforzi che rafforzano la fiducia e la sicurezza dei consumatori europei nel momento in cui effettuano acquisti online e crediamo che un mercato competitivo equo possa portare benefici all’intero ecosistema». L’azienda ha ricordato di produrre in modo “on demand” «ridurre l’inefficienza e gli sprechi di materiale e di magazzino invenduto, permettendo di offrire ai consumatori prodotti di tendenza e qualità a prezzi accessibili». E ha assicurato un impegno nello studiare le raccomandazioni di Bruxelles: «I nostri team di regolamentazione e conformità in tutta l’UE coinvolgeranno i nostri partner a livello comunitario e nazionale per studiare queste raccomandazioni ed esaminare come Shein possa contribuire al rafforzamento del settore, migliorando l’esperienza di acquisto online per i consumatori europei».

La riforma doganale e il tema della concorrenza “sleale”

L’obiettivo della Commissione sarebbe quello accelerare su una riforma doganale che prevederebbe, per i fornitori, l’invio in anticipo delle informazioni sui prodotti che verranno importati nel mercato comunitario. La riforma prevede anche la creazione dell’Euca, un’autorità doganale centrale che riunirebbe i dati doganali provenienti dai 27 Paesi.

L’esenzione per i prodotti di valore inferiore ai 150 euro in questi anni ha rappresentato un vantaggio competitivo per i player cinesi dell’ultra fast fashion. La riforma, che provvederebbe dunque a eliminare questa esenzione, verrebbe accolta con favore dalle aziende europee dell’ecommerce: «Il mercato unico è il più grande punto di forza dell’Europa per la competitività globale ed è basato su una concorrenza leale. Purtroppo, al giorno d’oggi questo mercato non ha tutele contro modelli di e-commerce provenienti da Paesi extra-Ue che lo sfruttano, non rispettando le normative europee e non pagando dazi doganali sui loro prodotti. Questo mette a rischio i consumatori europei, le aziende conformi alle regole e l’intero mercato europeo dell’e-commerce - ha commentato Robert Gentz, co-fondatore e co-ceo di Zalando - . Accogliamo con favore il fatto che oggi la Commissione europea metta chiaramente in evidenza le cause alla base della diffusione di prodotti non sicuri per i consumatori europei e consideri alcune soluzioni pragmatiche. È infatti ora di agire: chiediamo la rapida eliminazione delle esenzioni dai dazi doganali e l’applicazione coerente delle normative europee per tutti i player attivi nel mercato».

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