Eataly, il cibo sposa l’archeologia industriale nella ex ghiacciaia
A Verona lo storico edificio restituito all’antico splendore dall’archistar Mario Botta ospita eccellenze agroalimentari, convegni e mostre
di Valeria Zanetti
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Il cibo e l’arte. Gli elementi che hanno fatto dell’Italian life style una stella polare in tutto il mondo trovano sintesi nello spazio unico per il Belpaese che Eataly ha inaugurato nei giorni scorsi a Verona, all’ex Fabbrica del ghiaccio dei Magazzini Generali, di fronte alla Fiera. Non una location qualsiasi: si tratta infatti di uno straordinario esempio di archeologia industriale. L’edificio, progettato dall’ingegnere Pio Beccherle e inaugurato nel 1930, che prevedeva l’ingresso diretto su rotaie dei vagoni da refrigerare per il trasporto di ortofrutta, è stato restituito al suo splendore dall’archistar Mario Botta su commissione della Fondazione Cariverona.
Qui Eataly - ambasciatore globale del food tricolore con 45 store nel mondo, 15 sul territorio nazionale - realizza la sua vocazione, espressa da tre verbi declinati all’infinito: mangiare, comprare, imparare. Sotto un unico tetto, che culmina nella caratteristica cupola, e su una superficie da oltre 11mila metri quadrati, al piano terra della struttura si possono acquistare prodotti italiani e del territorio di alta qualità; fruire della ristorazione, con una proposta dedicata alle eccellenze locali, e frequentare la sua scuola con tanto di aule didattiche riservate, per conoscere, attraverso corsi e iniziative, ogni segreto culinario. Sempre allo stesso piano si trova il Museo della Ghiacciaia in cui osservare i macchinari originali che producevano il “freddo” per la conservazione degli alimenti. L’apertura del nuovo flagship store ha anche risvolti occupazionali: sono infatti state già reclutate 100 persone con mansioni ristorative e di mercato.
Ma non è tutto. Eataly Verona è dedicato all’arte e sede della neonata Fondazione Eataly Art House, voluta da Oscar Farinetti, fondatore di Eataly, Chiara Ventura, manager culturale, ed Francesco Farinetti, ad di Green Pea (primo green retail park tricolore, a Torino), per rendere l’arte accessibile al grande pubblico, proponendo progetti espositivi dedicati a importanti maestri della fotografia e delle arti visive, mostre mercato d’arte moderna e contemporanea, appuntamenti di approfondimento aperti al pubblico.
Eataly Art House avrà due anime: la espositiva, per la proposta di mostre inedite, calibrate sugli spazi disponibili e la commerciale, costruita secondo modalità innovative ed inclusive. Il primo piano dell’edificio, infatti, è dedicato all’Art House e alla sua programmazione definita dal comitato curatoriale composto da Eva Brioschi, storica e critica d’arte, Walter Guadagnini, storico della fotografia e direttore del Centro italiano per la fotografia di Torino, e Gaspare Luigi Marcone, storico dell’arte e curatore. Il piano terreno ospita invece, oltre a Eataly, anche i percorsi del progetto Art Market, con allestimenti temporanei divisi per ambiti sempre diversi, selezionati e accessibili al pubblico che va a fare la spesa o a consumare i pasti, con opere anche acquistabili.
«Il nostro brand ha insegnato un nuovo linguaggio nel food – racconta Oscar Farinetti, presidente di Earth e fondatore di Eataly – Quando 17 anni fa abbiamo iniziato a parlare di cultura del cibo in Italia non c’era una trasmissione televisiva che affrontasse il tema. Pochi giorni fa ne ho contate oltre un centinaio. Negli anni abbiamo copiato e siamo stati copiati, ma creare progetti innovativi è da sempre una nostra prerogativa. L’idea di Eataly Verona è di unire arte e cibo, in un progetto che in questo contesto diventa assolutamente rivoluzionario».

