«Eccellenza a rischio con queste tariffe»
Allarme sostenibilità per il grande ospedale di Roma se non ci saranno correttivi sui rimborsi delle prestazioni
che nel Lazio non sono aggiornati da dieci anni e non considerano cure innovative e nuove tecnologie . Pesa anche il caro-bolletta
di Marzio Bartoloni
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«Senza interventi correttivi sulle tariffe un grande ospedale non profit come il nostro nel breve periodo non potrà far altro che perdere progressivamente eccellenza, ma se le cose dovessero continuare così sarebbe messa in discussione la possibilità di svolgere la nostra funzione». Marco Elefanti direttore generale del Policlinico Agostino Gemelli, uno dei più grandi ospedali d'Europa - primo in Italia secondo Newsweek - e sede di una delle facoltà di Medicina più ambite, quella dell'Università Cattolica, evoca lo spettro del «default» nel medio periodo se non verrà ascoltato questo grido di allarme.
Il tempo stringe anche perché oltre all’urgenza di adeguare i rimborsi delle prestazioni con tariffe che nel Lazio sono ferme a 10 anni fa, un’era geologica per la Sanità dove le innovazioni tecnologiche sono all’ordine del giorno, c’è anche la pesantissima zavorra del boom dei costi delle materie prime e soprattutto della bolletta: «Abbiamo un sistema di cogenerazione efficiente per tutte le esigenze dell’ospedale, ma se nel 2021 abbiamo speso 9 milioni quest’anno - spiega il Dg - a parità di consumi ci aspettiamo di spenderne oltre 30».
Quello dei rincari energetici è però solo la punta dell’iceberg dellasostenibilità dei conti di un ospedale come il Gemelli che da “privato accreditato”, nonostante sia ente non profit e Ircss, non può contare su meccanismi di ripiano dei conti a consuntivo come gli ospedali pubblici: «Nella sanità moderna per essere eccellenti bisogna essere costantemente orientati orientati alla ricerca e all'innovazione tecnologica, attraendo i migliori professionisti in circolazione. Per creare queste condizioni e perché i benefici di tali investimenti siano accessibili a tutti la sostenibilità è un presupposto». L’innovazione per un grande policlinico come il Gemelli - luogo scelto anche da Papa Francesco per curarsi dopo Giovanni Paolo II - si sta concretizzando nei prossimi 5 anni in tre grandi progetti di investimento e cioè un «heart center» per le malattie cardiovascolari, un «comprehensive cancer center» per i malati oncologici e un «brain center» specializzato nei tumori del cervello. Ma come si può guardare al futuro se il presente non è più sostenibile? «Alla base c’è un mix di responsabilità tra governo regionale e quello nazionale, la sanità del Lazio da oltre 10 anni è in piano di rientro ed è affiancata dai ministeri dell’Economia e della Salute che dovrebbero lasciare alla Regione un minimo spazio di autonomia, come accade in altre Regioni, per rivedere almeno in parte gli squilibri più evidenti nel suo sistema tariffario che è stato aggiornato l’ultima volta nel 2013», avverte Elefanti. Che fa alcuni esempi eclatanti di questi sistemi di rimborso delle prestazioni Ssn - che costituiscono il 90% delle prestazioni erogate ogni anno dal Gemelli - del tutto inadeguati. È il caso dei tumori ginecologici che prevedono l’eviscerazione pelvica con un intervento chirurgico molto complesso che dall'utero si estende all'intestino, «ma se nel Lazio la tariffa di riferimento è rimasta di 9mila euro la Lombardia di fronte a un intervento così impattante ha creato un team con chirurghi, oncologi e ginecologi per valutare il livello di complessità e ha introdotto una tariffa di 30mila euro». Il problema riguarda poi anche l’avvento di device e tecnologie che hanno rivoluzionato le cure e che in diverse Regioni vengono rimborsate extra tariffe, come i nuovi neurostimolatori per i malati di Parkinson il cui impianto completo costa 18mila euro e su cui il Gemelli perde tra gli 8 e 10mila euro per ogni dispositivo. «Se ci vogliamo confrontare con l'eccellenza non è che possiamo impedire ai nostri medici di utilizzarli, però poi i nostri conti rischiano di non reggere perché questi dispositivi costano molto più della tariffa di rimborso e per questo siamo costretti a contingentarli ogni anno», sottolinea il direttore generale. Che chiede alla Regione Lazio di fare uno sforzo per riconoscere almeno il rimborso dei dispositivi e delle tecnologie di maggiore impatto per la tutela della salute dei pazienti «che ormai fanno parte dell’uso costante dei medici ma che la Regione non riconosce come tali».
Per Elefanti c’è comunque anche un problema a monte più generale e cioè il fatto le modalità di rimborso ancora non tengano in conto la complessità e il mix di prestazioni erogate dalle diverse strutture che lavorano con il Ssn: «Come si fa a mettere sullo stesso piano la piccola clinica che fa solo ortopedia rispetto al Gemelli che opera in tutti i fronti e le aree specialsitiche?» si domanda il Dg. «Serve un sistema di rimborso - aggiunge - che tenga conto del ruolo di strutture come la nostra che svolgono nei fatti una funzione di general hospital».
Tra l’altro il Gemelli, attraverso la Società benefit Gemelli Isola Spa, ha appena rilevato la gestione dell’azienda ospedaliera Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina, un ospedale “iconico” per Roma: «Riteniamo di avere un alto potenziale di competenze da spendere che potrà essere espresso ancora meglio in questo avamposto nel centro di Roma che ci consente di coprire un bacino di utenza più ampio. Pensiamo - spiega Elefanti - di mantenere e far progredire le vocazioni che contraddistinguono questo ospedale e quindi sicuramente la parte del punto nascita e della chirurgia addominale che saranno potenziati».


