«Ecco come abbiamo arrestato Matteo Messina Denaro»
La ricostruzione delle indagini che hanno portato al fermo del latitante. Il comandante dei carabinieri Luzi: «Seguito metodo Dalla Chiesa»
di Nino Amadore
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«Amo stare solo, ma piace vivere, mi piacciono le cose belle». Poche parole scambiate con il personale della clinica La Maddalena dove è stato arrestato. A parlare, per i sanitari era Andrea Bonafede, di professione geometra, e invece quell’uomo che sembrava così tranquillo era lui: Matteo Messina Denaro, il latitante più ricercato d’Italia, cruento e crudele boss della mafia siciliana. Era in clinica per la chemioterapia e dalla cartella clinica si è scoperto che il boss arrestato dai carabinieri del Ros dopo trent’anni di latitanza, è affetto da un «Adenocarcinomia mucinoso del colon», cioè una forma tumorale aggressiva che attacca il colon. La cartella clinica porta la firma del dottor Michele Spicola, patologo dirigente dell’Azienda sanitaria provinciale di Trapani, presso l’Ospedale Vittorio Emanuele Secondo di Castelvetrano (Trapani), sua città natale.
Una diagnosi che risale al 24 novembre del 2020, in piena pandemia, quando il medico, come si legge nella cartella in possesso dell’Adnkronos, scrive il referto istologico per Messina Denaro, alias Andrea Bonafede, il nome con cui il boss era in cura. La data di accettazione è il 17 novembre del 2020 e la data del prelievo il 13 novembre del 2020. Il tumore di cui è affetto Messina Denaro è aggressivo «ulcerato, con pattern di crescita di tipo infiltrativo». «La neoplasia – si legge -infiltra la parete delle viscere a tutto spessore, interessando anche la sottosierosa e focalmente la sierosa». Il boss sembra condannato e nel 2021, secondo altre fonti, viene operato in clinica dove subisce la resezione di alcune metastasi al fegato nel 2021.
Il nome è sempre quello: Andrea Bonafede, giusto il cognome di una delle famiglie più importanti della mafia trapanese. Ed è su quell’uomo, su quel nome, che era puntata negli ultimi tempi l’attenzione del Ros dei carabinieri che vi sarebbero arrivati con una indagine tradizionale coordinata dalla Procura di Palermo, da pochi mesi guidata da Maurizio de Lucia.
E infatti i carabinieri del Ros e gli uomini del Gis si sono presentati questa mattina lunedì 16 gennaio poco prima delle otto alla clinica Maddalena di Palermo in attesa che arrivasse un paziente oncologico di nome «Andrea Bonafede». L’uomo che usava quel nome e cognome, occhiali scuri e cappellino bianco di lana, si è presentato puntuale per fare il tampone prima di eseguire la seduta di chemioterapia. Resta da comprendere di quali coperture il boss ha goduto, anche per curarsi. Il procuratore De Lucia, in conferenza stampa, è stato chiaro sul conto della clinica: «Non abbiamo indicazioni o elementi che possano pensare ad eventuali complicità all’interno della clinica Maddalena, anche perché Messina Denaro si presentava con una identità diversa».
Ma come sono arrivati gli investigatori a quell’uomo che in realtà era Matteo Messina Denaro? Da circa tre mesi gli inquirenti hanno capito che il boss potesse usare quello pseudonimo per curarsi. Dalle intercettazioni di amici e parenti gli inquirenti hanno avuto la conferma che Messina Denaro era gravemente ammalato, tanto da avere subito due interventi importanti. A quel punto, sono iniziate le indagini sui pazienti oncologici con un’età compatibile con quella di Messina Denaro.



