Best workplaces 2023

Ecco i migliori posti di lavoro 2023, dove il benessere sposa la crescita

La medaglia d'oro del premio di Great place to work è stata assegnata quest'anno a Hilton, Bending Spoons, Biogen e Accuracy. Tra i tratti distintivi l'aumento dei dipendenti (15%) e dei ricavi (26%), la fiducia e il merito

di Cristina Casadei

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I punti chiave

  • Piccoli campioni della crescita
  • L’interesse verso le misurazioni
  • La classifica
  • Chi è in ritardo
  • L’innovazione

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Gli indicatori da considerare quando si parla di aziende che ambiscono alle stellette di miglior posto di lavoro sono tanti. Sicuramente ci sono il clima interno, il bilanciamento di genere e la flessibilità, ma non si può trascurare la crescita del fatturato. Se crescono i ricavi - e migliora la redditività - allora si aprono anche possibilità di fare investimenti negli ambiti che contribuiscono di più a creare slancio e senso di appartenenza delle persone all'azienda: dall'innovazione al work life balance, fino alla redistribuzione della ricchezza.

Così, se prendiamo la classifica dei Best workplaces di quest'anno di Great place to work - la ventiduesima, annunciata ieri sera - uno dei primi dati da considerare, è proprio il fatto che nelle aziende che ci sono entrate, al crescere del Trust index, l'indice di clima interno, è cresciuto anche il giro d'affari. Il fatturato, in media, fa registrare una crescita del 26% nel 2022 rispetto al 2021. Il tandem happy people, happy business ha portato sul gradino più alto del podio dei Best workplaces, Hilton tra le grandi imprese, Bending spoons tra le medio grandi, Biogen tra quelle medio piccole e Accuracy tra quelle piccole.

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Piccoli campioni della crescita

Non tutti crescono allo stesso ritmo. I campioni della crescita si trovano soprattutto tra le piccole imprese, con un miglioramento del 36%. Un esempio è proprio la storia di Accuracy, società di consulenza internazionale indipendente che fornisce assistenza in tutti i casi di discontinuità. In Italia è guidata da Giovanni Foti, ha 30 dipendenti e un giro d'affari di 8 milioni di euro.

«Il turnover è inferiore al 10%, molto limitato rispetto ai parametri di settore. La retention è fortemente influenzata da due fondamentali elementi - spiegano Foti e la Hr manager Roberta Colombo -. E cioè l'ambiente di lavoro e l'approccio formativo sia professionale sia umano. Relativamente al primo, abbiamo indirizzato le nostre attenzioni all'inclusività, alla meritocrazia installate in un concetto di ambiente “familiare” che aiuta nella creazione di un ambiente empatico e sinergico con libertà di esprimersi nel rispetto dei ruoli. Il secondo aspetto è improntato sulla forte formazione, sull'esposizione al cliente e a un contesto internazionale».

L'interesse verso le misurazioni

Questa edizione dei Best workplaces è stata caratterizzata da una netta crescita di organizzazioni che hanno partecipato. Sono state infatti 303, dalle 210 del 2021, «a riprova del crescente interesse verso metodi di misurazione oggettivi e l'apprezzamento verso i feedback dei propri collaboratori sulla loro esperienza lavorativa», dice il ceo di Great place to work, Alessandro Zollo.

I dipendenti intervistati sono stati 163mila, con un tasso di risposta pari a circa l'84%. Tra i motivi di questa crescita ci sono «sicuramente l'effetto post-pandemico, la trappola dell'azienda-commodity, l'evoluzione dell'Italia manageriale, tant'è che oggi 31 aziende su 60 in classifica sono italiane (il 52%), mentre 10 anni fa erano 8 su 35 (23%). Ma anche il costo delle dimissioni che riporta in ruoli centrali la retention e l'attraction delle persone, e poi il tema delle persone felici che rendono felice il business», continua Zollo. Il Trust index tiene conto di diversi fattori e mostra un miglioramento del 2%, così come anche la overall satisfaction.

La classifica

Entrando nel dettaglio della classifica dei Best workplaces, come ci spiega il presidente di Great place to work, Beniamino Bedusa, tra i temi importanti c'è sicuramente quello occupazionale, ma anche quello motivazionale. «Le migliori aziende - dice Bedusa - aumentano in media del 15% la loro forza lavoro rispetto allo scorso anno, hanno il 95% di fiducia nella propria leadership e riescono a raggiungere risultati importanti su temi difficili da affrontare come la meritocrazia, con il +23% rispetto al panel delle 303 aziende analizzate, e la correttezza, con il +19%. Risultati che hanno un peso ancora più importante perché raggiunti dopo anni di importanti scossoni organizzativi».

Così, se prendiamo Bending Spoons, l'amministratore delegato, Luca Ferrari, ci racconta che «la flessibilità negli orari di lavoro, una retribuzione competitiva e il nostro ritiro aziendale annuale sono tutti aspetti apprezzati ma non c'è benefit più grande che lavorare con persone straordinariamente appassionate, creative, collaborative e ambiziose. Sono convinto che l'enorme investimento e la sofisticazione nel selezionare i nostri colleghi siano fra i nostri principali punti di forza». La società che nel 2022, prima dell'acquisizione di Evernote, ha fatturato 158 milioni di dollari, ha molte ambizioni di crescita. Come i suoi collaboratori che sono 350, in prevalenza ingegneri del software, ricercatori in Ai, scienziati dei dati.

Chi è in ritardo

Secondo la ricerca di Great place to work in ritardo sull'ascolto delle persone ci sono ancora tante aziende di settori strategici. Un esempio è il commercio all'ingrosso e al dettaglio, alberghi e ristorazione, sanità e assistenza sociale. Zollo, osserva che «la grande distanza tra le aziende eccellenti ed il panorama medio italiano è ancora molto sconfortante. Da uno studio della John Hopkins University su un campione di 2.000 lavoratori italiani a cui è stato sottoposto il questionario Trust Index©, emergono distanze preoccupanti: 50 punti percentuali sul riconoscimento dei benefit con l'83% per le best contro il 33% per la media italiana. O 42 punti rispetto al work-life balance con l'86% contro il 44%. E poi 38 punti percentuali rispetto alla meritocrazia con 79% contro il 41%, solo per citarne alcuni».

L'innovazione

Per i lavoratori, due elementi appaiono rilevanti nel determinare il Trust index: il primo è la fiducia nella direzione, il secondo invece è la capacità di innovare. Alla Andriani di Gravina in Puglia, che produce pasta naturalmente gluten free a base di materie prime come legumi e cereali, «l'innovazione è nel Dna dell'azienda», racconta Mariangela Candido, Hr & organization director e fa parte dei fattori distintivi, come anche «gli investimenti in innovazione e sostenibilità, la capacità di trasformazione dei processi, la valorizzazione delle risorse umane e la capacità di imprimere un mindset flessibile, inclusivo e collaborativo all'intero ecosistema aziendale», che hanno permesso «di mantenere una crescita costante in termini di performance e di fatturato, passato dai 53 milioni del 2018 ai 94 milioni di euro del 2022, con un Ebitda del 10%».

Non solo. C'è infatti stata anche «una crescita occupazionale che ha segnato in cinque anni un +48,3%, con i dipendenti che sono arrivati a 213 nel 2022, dai 139 nel 2018. Con un turn over bassissimo».

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