Economia delle mummie, Bolzano polo globale con la ricerca su Ötzi
Il centro che fa capo all’Eurac del capoluogo altoatesino è diventato in pochi anni il punto di riferimento mondiale per lo studio del Dna antico e di applicazioni nell’ambito dei servizi per musei e istituzioni
di Antonio Larizza
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Dall’eredità di Ötzi, l’uomo venuto dal ghiaccio vissuto oltre 5mila anni fa, a Bolzano è nata una nuova economia: l’economia delle mummie.
Ad alimentarla è l’«Istituto per lo studio delle mummie» di Eurac Research, fondato nel 2007 come primo centro di ricerca internazionale specializzato esclusivamente in studi sulle mummie. A dirigerlo lo scienziato Albert Zink. Sotto la sua guida, i ricercatori hanno prestato servizi e consulenze su mummie illustri come quelle di Tutankhamon e Ramses III, ma anche su 114 mummie del Museo Egizio di Torino.
La fortuna e la celebrità dell’Istituto è cresciuta di pari passo con la fama di Ötzi, la mummia umida conosciuta più antica al mondo, inizialmente analizzata a Innsbruck ma dal 1998 nelle mani dei ricercatori di Bolzano. Studiosi che in vent’anni hanno accumulato conoscenze uniche a livello internazionale, con ricerche capaci anche di attrarre risorse internazionali per 685mila euro (fondi Fers). Competenze che ora hanno anche un valore economico. L’Istituto stima di generare, dalla sola attività di ricerca in conto terzi dei laboratori, un valore economico di 200mila euro all’anno entro i prossimi 4 anni. Una capacità di valorizzare la ricerca paragonabile a quella di una media università italiana. E che non include le entrate raccolte da singoli progetti di ricerca.
Approccio multidisciplinare
Per raggiungere questo obiettivo da poche settimane i ricercatori dell’«Istituto per lo studio delle mummie» dispongono di quattro nuovi laboratori, tutti realizzati all’interno del NoiTeck Park di Bolzano. Il laboratorio di antropologia fisica per lo studio dei resti ossei; due laboratori per l’analisi del Dna antico e moderno e un laboratorio tecnico per la conservazione, dove si lavora a tecnologie per preservare intatti sul lungo periodo. In tutto, nei quattro laboratori lavorano 14 persone, tra ricercatori strutturati, studenti di master o dottorato. Nel gruppo anche un dottorando appena arrivato a Bolzano dall’Egitto.

