Edilizia aggrappata al superbonus
Le imprese però avvertono: l’agevolazione del 110% costituisce uno strumento di rilancio potente per la filiera ma serve una proroga ben oltre il 2021, altrimenti c’è il rischio dell’occasione mancata
di Giuseppe Latour
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Semplificazioni, riforme strutturali delle procedure nel settore pubblico e, soprattutto, una proroga per il superbonus in quello privato. La congiuntura 2020 non sorride alla filiera dell’edilizia: l’anno, secondo le previsioni dell’associazione nazionale dei costruttori (Ance), dovrebbe chiudersi con un calo di circa il 14% degli investimenti in costruzioni. Eppure, già si guarda al 2021 e alle ricette che potrebbero invertire questa tendenza.
Per la parte privata, lo strumento del rilancio ha già un nome da diversi mesi: è il superbonus, l’agevolazione del 110% che dovrebbe favorire le grandi ristrutturazioni, spingendo soprattutto il restauro di facciate e impianti e la realizzazione di cappotti termici. Per il presidente dell’Ance, Gabriele Buia si tratta di «un grande istituto, con il pregio di non avere le lungaggini legate a un investimento pubblico».
Serve, però, una proroga: con le regole attuali, la sua vita si esaurirà a fine 2021. «Un altro anno non basta, è troppo poco - prosegue Buia -. L’arco temporale delle operazioni legate al superbonus è molto lungo, dalle prime autorizzazioni fino alla maturazione dei crediti. Bisogna considerare, poi, che in inverno alcuni lavori non si possono fare». È necessario, insomma, un allungamento dei tempi «di almeno due o tre anni». Anche perché lo smart working ha reso più lenti i tempi di risposta della Pa.
Si passa, così, al tema delle semplificazioni, perché per Buia, «in smart working le procedure edilizie e urbanistiche non vanno avanti. Serve il silenzio assenso». Ma, più in generale, servono riforme strutturali che consentano di affrontare i problemi veri delle procedure negli appalti pubblici: «Torniamo sempre a istituti straordinari, come i commissari, quando invece ci servono strumenti ordinari che non si concentrino solo sulla fase di aggiudicazione delle opere, come abbiamo fatto finora. Bisogna guardare alla mancanza di progetti e alle modalità di spesa delle risorse, per renderle più rapide».
Tutti elementi che fanno parte di un grande piano di investimenti, essenziale per il paese. «A fine anno la produzione delle costruzioni calerà, ma stiamo recuperando - conclude Buia -. Abbiamo dimostrato di essere più reattivi rispetto ad altri settori industriali. Bisogna, però, rimarcare una cosa: abbiamo un’importanza strategica. Se tira il nostro settore, si produce ricchezza per tutto il paese».



