Eindhoven, la città acchiappatalenti innamorata di tecnologia e design
Molto amata dai designer italiani, Eindhoven è rinata dalla pesante crisi di Philips nel 1990 diventando il motore creativo e tecnologico d’Olanda
di Enrico Marro
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Pensare fuori dagli schemi, unire le forze, creare innovazione, trasmettere energia. E' questa la formula magica di Eindhoven, capitale olandese del design e della tecnologia capace di rialzarsi regolarmente dalle crisi più nere grazie alla sua inventiva e tenacia. Non è un caso che questo piccolo centro (230mila abitanti) del Sud dell’Olanda abbia attratto fior di talenti, anche italiani, da Massimiliano Fuksas a Stefano Boeri, da Gio Ponti ad Alessandro Mendini e Andrea Branzi.
Cresciuta con Philips
Le fortune di Eindhoven hanno un nome, anzi un cognome. È il 1891 quando in quello che è poco più che un paesino Gerard Philips e suo padre Frederik inaugurano una fabbrica di lampadine che andrà lontano. Cresciuta e prosperata prima con le valvole poi con le radio e i primi rasoi elettrici, l’azienda sopravvive ai bombardamenti della seconda guerra mondiale. In quegli anni uno dei Philips, Frits, salva 382 ebrei dai nazisti dichiarandoli indispensabili per la produzione, proprio come Oskar Schindler.
La Apple degli anni Sessanta
Nel dopoguerra l’azienda pone le basi per diventare, dagli anni Sessanta, l'Apple dell’epoca: Philips inventa la musicassetta (1963), il radioregistratore portatile (1966), la videocassetta (1972) e il compact disc (nel 1982 con Sony). Negli anni Settanta è una delle più grandi multinazionali mondiali, con oltre 400mila dipendenti e un enorme indotto di fornitori a partire da Daf, costruttore di auto e camion.
Eindhoven intanto cresce nel grembo materno di Philips. L’azienda si occupa a tutto tondo dei suoi dipendenti, costruendo loro alloggi, scuole, ospedali e impianti sportivi. La città cambia volto, trascinata dalle fortune del colosso dell’elettronica e dalla sua grande scuola di industrial design.
Dalle stelle alle stalle
Ma il vento cambia bruscamente verso la fine degli anni Ottanta. La concorrenza asiatica mette in ginocchio Philips, che chiude il bilancio 1990 con una perdita monstre di due miliardi di dollari. In ottobre il nuovo ceo Jan Timmer fa scattare l’Operation Centurion: 50mila licenziamenti. Pochi anni dopo, Daf fallisce. Un disastro. «Nel 1994 un terzo dei lavoratori si ritrova disoccupato» ricorda Peter Kentie, manager director di “Eindhoven365”, agenzia di marketing della città.












