Sei Nazioni

Emozioni e prime volte, che grande partita

Italia-Irlanda, nonostante il risultato in favore degli ospiti, ha mostrato una buona performance di tanti giocatori azzurri, su tutti Menoncello

Ireland's Bundee Aki (C) during the Six Nations rugby match between Italy and Ireland at Olimpico stadium in Rome, Italy, 15 March 2025. ANSA/FABIO FRUSTACI

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ROMA - Venivamo da 18 mete e 120 punti subiti nell’arco di due soli match. La sorte e l’indisciplina ci hanno complicato la vita oltre ogni immaginazione. Eppure, tra prime volte (piccole e grandi) ed emozioni non da poco, eccoci a commentare una grande partita. Portiamo a casa una sconfitta, è vero, ma in fondo quanto lavoro si è fatto in questi ultimi giorni per porre rimedio a errori e debolezze, sul piano fisico, tecnico e anche mentale.

Mettiamo in campo le prime volte? Per la prima volta l’Italia conclude un match del Sei Nazioni con tre giocatori sanzionati (giallo a Lamaro più l’ulteriore novità dei cartellini “giallorossi” a Vintcent e Nicotera), per la prima volta abbiamo visto - in un match degli Azzurri - una meta (segnata da Lowe per l’Irlanda) annullata dal Tmo dopo che era già avvenuta anche la trasformazione. E per la prima volta abbiamo avuto sugli spalti la bellezza di 30mila tifosi avversari (che cantavano come se fossero stati il doppio). Non che i sostenitori italiani si siano tirati indietro, ma in alcuni momenti il volume delle donne e degli uomini in verde raggiungeva picchi impressionanti, come se l’Olimpico si fosse trasformato in un catino sonoro dublinese.

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È successo in seguito ad alcune situazioni di gioco, ma anche quando - nel secondo tempo - sono entrati in campo per l’ultima volta con la maglia della Nazionale dell’Isola di Smeraldo i monumenti Peter O’ Mahony e Conor Murray, arrivati rispettivamente alla presenza n. 114 e n. 125. Un omaggio da brividi, amplificato dalle puntuali inquadrature tv sulle compagne dei giocatori.

E qui siamo ormai nel campo delle emozioni. Da riservare prevalentemente all’Italia. C’è un Menoncello che, a meno di 23 anni, è già un giocatore fenomenale e potrebbe meritare la fascia di capitano. A proposito di capitani, ecco il rammarico per il momento-no di Lamaro: fuori dal XV iniziale per scelta tecnica, entra e nel giro di pochi minuti commette un fallo gratuito che per la prima volta mette realmente in difficoltà una squadra che stava “funzionando”, nonostante tre-infortuni-tre nei primi trenta minuti.

A livello di primi tempi l’Italia tiene comunque meglio di quella - già accettabile - vista contro la Francia e soprattutto contro l’Inghilterra. Ma a cambiare è il fatto che nella ripresa non arrivano cali, non scende la concentrazione, non si perde il confronto fisico, che anzi dà in alcuni momenti riscontri esaltanti per la ferocia nei punti d’incontro. Soffrire si soffre, naturalmente, perché si gioca mezz’ora con l’uomo in meno, ma la resistenza offerta contro le ondate verdi è all’altezza della situazione. Reggiamo una pressione enorme e, se a tenerci in gara sono anche gli errori di Crowley nelle trasformazioni, il finale aumenta le pulsazioni di tutti i quasi 69mila: sono battiti di speranza per chi tifa azzurro e di timore per i fan irlandesi, la cui squadra preferisce non tentare l’ultima azione offensiva dopo avere ottenuto una punizione a favore. Cascata di fischi.

Alla fine ci teniamo il punto di bonus per lo scarto della sconfitta contenuto entro i sette punti. E ci teniamo pure il quinto posto, mentre il Galles è ultimo e sempre perdente: cucchiaio di legno per i Dragoni, sconfitti a domicilio dall’Inghilterra. Un risultato, quest’ultimo, che taglia le speranze di vittoria per l’Irlanda. Gli inglesi le restano davanti, ma stasera la Francia è favorita a Parigi contro la Scozia, e una vittoria le consegnerebbe il torneo.

A proposito di emozioni, ecco infine quelle di Gonzalo Quesada. Il ct azzurro dice che sì, gli piacerebbe se, a questo punto, il Sei Nazioni durasse ancora un po’. «Chiudiamo con la nostra performance migliore - afferma - e vorrei stare con questi ragazzi altre settimane». «Ma magari - aggiunge con un sorriso - per il loro bene è meglio stare un po’ lontani…».

Qualcuno gli chiede come ci si sente dopo una partita come questa: «Siamo soddisfatti ma anche molto delusi, perché quando abbiamo giocato 15 contro 15 ci siamo dimostrati spesso migliori di loro. Personalmente aggiungo che sono molto orgoglioso di come la squadra è uscita da una settimana tanto difficile, con il pensiero dei tanti punti presi e di una grande squadra come l’Irlanda da affrontare. Vista la situazione, era facile “scappare”, non affrontare difficoltà e avversità. Insieme, invece, i ragazzi sono andati a cercare questo tipo di partita, con grande cuore, capacità di darsi reciprocamente fiducia, volontà di sfidare l’avversario. E dal punto di vista tecnico, ripeto, a parità di uomini hanno funzionato sia l’attacco che la difesa».

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