Sfilate

Emporio Armani, ritorno all’esuberanza (misurata). Brioni pittorico e fresco

In passerella. Originali e sempre più sicure le voci dei giovani, da Jordanluca a Mordecai e Federico Cina, che confermano la centralità del motore creativo

Models present creations from the Emporio Armani Fall-Winter 2025/2026 menswear collection during the Milan Fashion Week, in Milan, Italy, January 18, 2025. REUTERS/Alessandro Garofalo

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Dopo la quiete, la tempesta, o forse solo una scintillante increspatura: le sfilate milanesi della moda maschile sembrano segnare un ritorno all’esuberanza.

Senza sbrachi, però; al contrario con misura, sebbene l’idea stessa dell’eccesso controllato possa suonare come un ossimoro. Abbonda la pelliccia - rigorosamente non vera, meglio se tessuto a pelo lungo, oppure montone riccio - mentre dai recessi discotecari riemergono il lurex e il metallo filato, tradotti in maglie e capi sartoriali plausibili non solo come tenute notturne. Se persino Giorgio Armani, inveterato araldo di equilibrio e morbidezza, creatore di assoluto realismo avverso ai giochi pirotecnici da passerella, sterza in questa direzione, vuol dire che non si tratta di un fuoco fatuo. Certo, riserva l’esuberanza a Emporio Armani, la linea dallo spirito più scattante e metropolitano, ma lo fa con convinzione, lavorando toni densi di marrone, tabacco, radica, cioccolato per tratteggiare il ritratto di un giovane uomo che, vestito di lunghi cappotti, giacche dalle spalle decise e pantaloni a vita alta, seduce. Alla lettera: conduce a sè, avvicina. Non è un gigione, insomma, e nemmeno uno sbruffone, ma un frequentatore di club, o circoli di conversazione.

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Da Brioni, l’esuberanza romana delle origini riverbera nel timbro gentile di Norbert Stumpfl, il direttore artistico degli attuali successi, colorista sottile, esploratore di forme soft. Nelle sue mani, anche la giacca intessuta di oro filato - stessa manifattura usata dal Vaticano - appare pittorica e aggraziata invece che eccessiva. Luca Marchetto e Jordan Bowen, in arte Jordanluca, sono tra le voci più interessanti emerse negli ultimi anni. La loro lingua è tagliente e angolosa, con molti richiami al punk inteso come sovvertimento di certi clichè britannici, ma è energica invece che vitriolica. Questa volta, si arricchisce di un romanticismo abrasivo che culmina con la vera celebrazione, a fine sfilata, del matrimonio tra i due, con tanto di officiante, parenti e amici. Una idea semplice quanto efficace, per nulla zuccherina, bensì un benvenuto messaggio di empatia universale.

Continua ad evolversi il bel progetto Mordecai di Ludovico Bruno, sospeso tra astrazione etnica e atletismo rarefatto: evidenti gli echi di Hed Mayner come di certo Yeezy, ma la mano è elegante, e la presentazione con rito danzante emoziona. È piena di sentimento, infine, la collezione di Federico Cina, dedicata ai nonni da poco scomparsi. Soffusa di una malinconia lieve e pungente, dall’accento inequivocabilmente romagnolo, la prova conferma Cina come autore defilato e valido. Nessuna esuberanza, qui, ma molta introspezione, tradotta in forme essenziali e vibranti.

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