Energia, corsa dell’Europa al diesel russo: così i maxi acquisti prima dell’embargo
Dopo lo stop al greggio, dal 5 febbraio scatta il blocco ai carburanti. Import da Mosca al top da due anni: il passaggio a fornitori alternativi si sta dimostrando faticoso (e dispendioso)
di Sissi Bellomo
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I punti chiave
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L'Europa, grazie anche alle esenzioni all'embargo, ha interrotto con relativa facilità le importazioni di greggio russo. E almeno per ora il mercato non registra contraccolpi: il Brent ha concluso il 2022 intorno a 83 dollari al barile, su livelli inferiori a quelli di prima della guerra in Ucraina e invariati rispetto al 5 dicembre, quando sono entrati in vigore il bando agli acquisti di greggio e il divieto (solo attenuato dal price cap) di fornire a Mosca trasporti navali, assicurazioni e altri servizi utili all'export.
Con i carburanti – e in particolare il diesel – i nodi rischiano tuttavia di venire al pettine. Dal 5 febbraio dovranno cessare anche questi acquisti, azzerandosi addirittura, perché in questo caso non è prevista alcuna eccezione. E il passaggio a fornitori alternativi si sta dimostrando molto faticoso, oltre che dispendioso.
Il contrario delle aspettative
Gli sforzi di diversificazione non sono mancati, sull'onda emotiva provocata dalla guerra in Ucraina. Ma da ottobre in avanti la tendenza si è invertita: «Contro ogni probabilità e aspettativa l'export di prodotti raffinati dalla Russia continua a crescere», commenta Kevin Wright, analista di Kpler: a novembre e dicembre è addirittura tornato ai livelli pre guerra, un risultato al quale ha contribuito in gran parte la forte ripresa degli acquisti in Europa.
«Forse – suggerisce Wright – è soltanto l'ultimo urrà prima che le cose cambino in modo ufficiale, l'ultima opportunità di acquistare dal grande fornitore più vicino, contenendo i costi di trasporto». Sta di fatto che da Mosca non compravamo così tanto diesel da oltre due anni: a novembre abbiamo importato al ritmo di 785mila barili al giorno, l'82% in più rispetto a ottobre e il massimo da febbraio 2020, stima Kpler. A dicembre siamo rimasti all'incirca sugli stessi livelli, se non addirittura superiori.
Un'altra società che monitora i flussi di combustibili, Vortexa, calcola che nella prima metà del mese scorso in Europa e nel Regno Unito siano entrati addirittura 850mila barili al giorno di gasolio russo, il 46% delle importazioni totali, che in generale viaggiano a livelli che non si vedevano dal 2016: intorno a 1,8 milioni di barili al giorno.



