Oggi la gara

Energia elettrica e mercato tutelato: 4,5 milioni di bollette infiammano l’asta

Oggi la gara tra gli operatori per assegnare circa metà dei clienti rimasti sotto tutela. Il 6 febbraio l’esito finale della ripartizione

di Laura Serafini

Bernardi (Illumia): fine mercato tutelato è opportunità risparmio

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Il grande giorno per mettere all’asta una buona metà dei clienti dell’energia elettrica rimasti nel regime della maggior tutela è arrivato. La competizione gestita dall’Acquirente Unico si tiene oggi: in ballo ci sono circa 4,5 milioni di clienti, circa la metà dei 10 milioni rimasti nella tutela. L’altra metà sono i cosiddetti clienti vulnerabili il cui destino avrebbe dovuto essere deciso (in base al decreto Energia) da un provvedimento dell’Autorità per l’energia (Arera) da emanare entro inizio febbraio; l’Arera a fine 2023 ha però messo le mani avanti chiedendo tempo fino a fine 2024, forse dubitando sul fatto che le aste siano la modalità più adatta per gestire il passaggio al mercato di una categoria di clienti così delicata.

Operatori ai blocchi di partenza

Frattanto i 20 operatori ammessi alla competizione odierna sono ai blocchi di partenza: non tutti hanno alzato il velo sulla strategia commerciali e solo alcuni hanno specificato nel piano industriale gli obiettivi. Utility come A2A e Hera aspirano a raggiungere il massimo consentito dalle soglie antitrust, e cioè circa 1,4 milioni di clienti in più ciascuno (i criteri prevedono una base minima di 100 mila clienti al 30 giugno 2023, massimo 7 lotti su 26 aggiudicabili e fino a 5 volte la base clienti iniziale). Iren punta a 500 mila nuovi clienti. Plenitude del gruppo Eni tiene ancora le carte coperte, mentre la partecipazione di Enel e Acea, che insieme detengono la quota maggiore di quei 4,5 milioni di clienti della tutela, è data per scontata al fine di cercare di difendere quanto più possibile le quote di mercato.

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Competizione agguerrita

La competizione sarà molto agguerrita: quel pacchetto di utenti è considerato molto appetibile, anche perché sono ottimi pagatori, visto che i tassi di insolvenza sono in media sotto il 2 per cento. E ancora: si potrà fare solo un’offerta, senza rilanci, e l’unico criterio di selezione sarà lo sconto sulla quota fissa di commercializzazione, e cioè il margine di guadagno che l’operatore ha dall’erogazione del servizio.

Questo meccanismo può rappresentare un’arma a doppio taglio: da una parte comporterà una bolletta a costi più contenuti per i clienti per 33 mesi, la durata delle tutele graduali. Dall’altra potrà portare operatori più piccoli a tentare il colpaccio per fare il salto dimensionale e magari raddoppiare la cliente; il rischio è che essi non siano preparati ad affrontare la complessità della gestione informatica e della fatturazione e non siano in grado di garantire il servizio. Oppure che sconti eccessivi possano rendere non sostenibile l’operazione dal punto di vista finanziario.

Assegnazione definitiva il 6 febbraio (salvo ricorsi)

In ogni caso l’esito dell’asta odierna non si conoscerà oggi. L’assegnazione provvisoria sarà fatta domani; l’Acquirente Unico non renderà pubblico l’esito ma comunicherà ai singoli partecipanti i lotti aggiudicati. L’assegnazione definitiva ci sarà il 6 febbraio. Il tutto, però, potrebbe essere messo in standby da ricorsi e contenziosi. E questo perché il processo di transizione dalla maggior tutela al mercato libero per l’energia elettrica si svolge in un contesto di grande incertezza: come detto, l’Arera a fine anno ha sollevato vari aspetti critici.

Ma al contempo modifiche sostanziali rispetto al meccanismo previsto per le aste che si svolgono oggi potrebbero essere approvare nel Decreto Energia, ora in fase di conversione in parlamento. Alla Camera sono stati presentati emendamenti: in particolare c’è una modifica proposta in modo trasversale da tutti i gruppi parlamentari e che introduce la necessità di far passare al nuovo operatore, assieme ai clienti, anche i lavoratori che oggi sono dedicati al servizio della maggior tutela, attraverso la cessione del ramo di azienda. Circa 2.500 persone, tra dipendenti e operatori di call center, rischiano di perdere il posto. Se chi partecipa all’asta dovesse caricarsi anche una quota parte dei lavoratori (e questo per ripartire nel sistema gli “stranded cost” che altrimenti rimarrebbero solo in capo a Enel, Acea e a chi gestisce oggi la maggior tutela) offrirebbe sconti certamente minori. Quindi se oggi fa una procedura competitiva e tra qualche giorno il decreto Energia cambiasse le regole del gioco è evidente che si dovrebbe annullare l’esito e ripartire da capo. Se invece la questione dei lavoratori restasse irrisolta, chi di deve tenersi i costi dei lavoratori perdendo i clienti sarà portato a presentare un ricorso al Tar.

Peraltro l’impugnativa potrebbe essere ancora più motivata dopo il rinvio a fine anno chiesto da Arera per decidere come trattare la transizione dei clienti vulnerabili: soltanto per loro è rimasta in vigore la cosiddetta clausola sociale, che in sostanza prevede il passaggio dei lavoratori dei call center ai nuovi operatori. Ma è delegato comunque all’Autorità il compito di dipanare definitivamente la questione: se tutto viene rinviato di almeno un anno, per Enel, Acea e gli altri significherà sostenere costi per il personale della tutela per un periodo ancora più lungo. L’Arera, inoltre, ha evidenziato la propria non competenza a stabilire come si possa far passare la domiciliazione bancaria della bolletta da un operatore all’altro in modo automatico (come previsto dalla legge), invitando il legislatore a incaricare Banca d’Italia e garante della Privacy di individuare le modalità. Le prescrizioni dell’Autorità dovranno eventualmente essere recepite in un decreto (lo stesso decreto Energia) e la questione della portabilità della domiciliazione bancario non sembra di immediata soluzione.

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