Energia, guida per orientarsi nella giungla del libero mercato
L’anno nuovo parte all’insegna del caos sulle tariffe di elettricità e gas. Le utility partono con gli aumenti, tra contratti variabili e recesso
di Laura Serafini
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I punti chiave
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Il 2023 inizia all’insegna del caos per le bollette dell’energia elettrica e del gas legate a contratti stipulati sul libero mercato. Dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato a dicembre, che ha sospeso i provvedimenti dell’Antitrust contro gli incrementi, e la norma inserita nel Milleproroghe (che consente gli adeguamenti alla scadenza delle condizioni economiche) le utility stanno dando corso agli aumenti dei prezzi dell’energia prospettati a partire dall’estate scorsa, con un anticipo di 90 giorni per consentire un eventuale recesso, e quindi con decorrenza da dicembre, gennaio e febbraio.
Le lettere sugli «adeguamenti»
Nel frattempo stanno arrivando le missive per preannunciare gli adeguamenti che scatteranno da marzo in poi. Lo spaccato di quanto sta accadendo in questi giorni è ampio e variegato e ovviamente sta creando grande confusione tra famiglie e piccole imprese. È l’effetto della volatilità dei prezzi dell’energia, in particolare del gas con il quale in prevalenza è prodotta l’elettricità in Italia. In estate le quotazioni del gas sugli indici legati alla piattaforma olandese Ttf avevano superato i 300 euro a megawattora; in questi giorni sono scesi sotto i 70 euro. La spinta al rialzo sul costo dell’energia dopo l’inizio della guerra in Ucraina ha costretto le utility a mettersi al riparo. Le famiglie e le imprese con contratti legati alla maggior tutela, quindi indicizzati a tre mesi e (ora) a un mese per il gas, hanno accusato subito gli incrementi.
Come cambiano i contratti fissi
I clienti sul libero mercato, fino allo scorso anno in buona parte coperti da contratti a prezzo fisso, nel 2022 hanno speso il 40% se non il 50% in meno rispetto agli altri. Poi le condizioni economiche dei primi contratti fissi a 12 o 24 mesi hanno cominciato ad andare in scadenza. I rincari prospettati rispetto alle condizioni precedenti - in molti casi risalenti a fine 2021 o inizio 2022 - sono stati fino a 3-4 volte superiori. Questo vuol dire che se una famiglia con un consumo medio (2.700 kilowattora all’anno) con un contratto fisso nel 2022 ha speso 600 euro (in alcuni casi fino a 900 euro), con le nuove condizioni ha visto i costi esplodere a 1.500-2 mila euro.
Le mosse delle multiutility
Per la bolletta del gas (1.400 metri cubi l’anno) la spesa media tra 1000 e 2mila euro all’anno è passata a 3mila euro, con punte anche superiori. Queste condizioni economiche sono state proposte, in particolare, dalle utility che hanno stabilito di continuare a offrire ai clienti la possibilità di avere condizioni a prezzo fisso: tra queste Iren, A2a, Engie, Enel. Tra le ragioni, anche il fatto che l’Antitrust aveva interpretato come modifiche unilaterali il cambio dal fisso all’indicizzato senza che questa possibilità fosse stata prevista espressamente dai contratti. Società come Eni Plenitude hanno invece sospeso le proposte a tasso fisso sin dallo scorso anno. Anche Acea ha adottato questo orientamento.
Nessuno offre più il prezzo fisso
La verità è che dalla scorsa estate nessuna utility propone più offerte a prezzo fisso ai nuovi clienti. Non solo. La dura realtà che emerge, dopo il divieto delle modifiche unilaterali del decreto Aiuti Bis, l’intervento dell'Antitrust, la decisione del Consiglio di Stato e il Milleproroghe è che nessuna utility in questa fase è disposta a prendere nuovi clienti. Questo vuol dire che sul mercato la concorrenza sulle offerte non c’è più e ciò limita la possibilità di trovare un’alternativa se la propria bolletta non è ritenuta soddisfacente. In questo momento i clienti più perplessi sono quelli che hanno ricevuto le proposte di modifica delle condizioni economiche a prezzo fisso tra settembre e dicembre, le quali esprimevano l’andamento dei prezzi molto elevati di quei mesi.


