La strategia

Eni lancia piano strategico al 2028 e accelera sulla transizione. La cedola sale del 5 per cento

Nel prossimo quadriennio investimenti annui per 7 miliardi. Nel 2025 l’avvio di una nuova società satellite con la Ccs (la cattura e lo stoccaggio del carbonio). Descalzi: «Risultati eccellenti riflettono in un contesto in continua evoluzione»

di Celestina Dominelli

L’amministratore di Eni, Claudio Descalzi

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Forte dell’alleanza appena annunciata con Petronas, grazie a una joint venture che custodirà gli asset upstream in Indonesia e Malesia delle due società, e di risultati 2024 solidi e sopra le attese, Eni ribadisce la rotta della diversificazione e accelera sulla valorizzazione dei business della transizione energetica con il nuovo piano strategico 2025-2028, i cui dettagli sono stati svelati oggi al mercato dal suo numero uno, Claudio Descalzi.

Un piano che prevede 7 miliardi l’anno di investimenti (al netto del portafoglio) nel prossimo quadriennio in un mercato dell’energia in trasformazione e ancora contrassegnato da enormi incertezze che però non ha impedito al gruppo di aumentare la remunerazione agli azionisti (alzando del 5% la cedola 2025, a 1,05 per azione) e di rispondere ai cambiamenti in corso puntando, da un lato, sul sostegno costante del suo core business (l’esplorazione e la produzione che continua a marciare a ritmi sostenuti), e dall’altro sui nuovi business attraverso la scelta di creare delle società satelliti che riguarderà ora il segmento della Ccs (la cattura e lo stoccaggio del carbonio), dopo le esperienze di successo di Enilive e Plenitude.

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Le mosse sul dividendo

Una strategia di adattamento all’evoluzione del mercato che Eni, come rimarca lo stesso ceo Descalzi, nel presentare le prossime mosse - tra le quali spicca anche un forte investimento sui data center per l’intelligenza artificiale e i servizi digitali -, è sostenuta da una struttura finanziaria rafforzata, che consentirà al gruppo di portare il payout complessivo tra il 35% e il 40% del Cffo (il flusso di cassa operativo), più del 30-35% del precedente range, sfruttando la spinta del piano di riacquisto (fissato a 1,5 miliardi e con un upside fino a 3,5 miliardi), nonché di aumentare il Cffo per azione di oltre il 14% e il Roace (vale a dire il rendimento medio sul capitale investito) di circa 6 punti percentuali nello stesso periodo.

Descalzi: risultati eccellenti in un contesto in continua evoluzione

«Eni continua a ottenere risultati eccellenti in un contesto in continua evoluzione, a conferma della nostra consolidata capacità di esecuzione, abilità nel gestire le sfide emergenti e nel cogliere le opportunità future. Eni è focalizzata su business in cui detiene punti di forza distintivi in termini di competitività, basati su tecnologia e catene del valore integrate, e che generano crescita e rendimenti attrattivi in rapporto al rischio», è il commento del numero uno Descalzi che ha avuto l’intuizione di rafforzare le fondamenta del gruppo prima ancora che la crisi investisse il settore e non solo e che ora ha individuato nel “modello satellitare - giocando anche qui d’anticipo rispetto ai competitor - una solida strada per estrarre ulteriore valore dai business esposti nella transizione nel medio-lungo termine. Non a caso, primari investitori hanno bussato alla porta di Eni per garantirsi un ruolo nella partita che vede in prima fila Kkr ed Eip, rispettivamente, al fianco di Enilive e Plenitude.

Le stime sulla crescita della produzione

Passando alla strategia che il gruppo è intenzionato a mettere in campo nei diversi business, nella direzione Natural Resources - impreziosita, come detto, dal prossimo decollo della nuova società satellite nella Ccs, prevista nel 2025, e dalla jv con Petronas - Eni si attende una crescita sostanziosa della produzione del 3-4% l’anno fino al 2028 e così fino al 2030 e stima un miglioramento del free cash flow dell’upstream del 40% per barile al 2030 grazie all’esecuzione dei progetti di elevata qualità e alla disciplina nella spesa per investimenti, in linea con la direzione assunta dal gruppo negli ultimi anni.

L’andamento della divisione gas

Quanto al business del gas (Ggp), il gruppo conta di focalizzarsi sulla massimizzazione del valore del portafoglio di asset e si prevede che generi in media 800 milioni all’anno di Ebit pro forma nell’arco di piano, con un upside nel 2025 fino a oltre 1 miliardo se le condizioni di mercato lo consentissero, come nel 2024.

La grande scommessa sui data center

Poi c’è, come detto, il capitolo dei data center. Dove Eni, sfruttando expertise e asset già sviluppati (come il supercomputer Hpc6, il quinto maxi calcolatore al mondo, avviato nel 2024), intravvede significative potenzialità di sviluppo attraverso la combinazione di una serie di tessere: non solo la potenza di calcolo sviluppata “in casa” ma anche la capacità del gruppo di costruire attorno all’infrastruttura una cornice completa per soddisfare il fabbisogno di energia dei datacenter (decarbonizzando poi la produzione) e attrarre capitali con ritorni sull’investimento a doppia cifra.

Plenitude ed Enilive

Quanto a Plenitude e Enilive, Eni è decisa a proseguire sulla strada valorizzazione dei due business, anche attraverso la via - che resta aperta - della quotazione e punta per Plenitude ad aumentare ancora l’asticella degli investimenti esterni fino al 30% circa dopo aver già accolto l’ingresso del fondo Eip (ora al 10%). La capacità installata della società crescerà, si legge nel piano di circa 4 volte, fino a 15 GW entro il 2030: così facendo l’ebitda raddoppierà fino a 1,9 miliardi entro il 2028 e supererà ei 2,5 miliardi entro il 2030 (con un Roace a medio termine atteso intorno al 10%).

Per Enilive, invece, l’ebitda è stimato a 2,5 miliardi entro il 2028 (valore più che triplo sul dato 2024) e a 3 miliardi entro il 2030 (Roace sopra il 15%9, sostenuto soprattutto dallo sprint atteso nella produzione di biocarburanti entro il 2030 quando il gruppo punta a superare gli oltre 5 milioni di tonnellate e a confermare oltre 2 milioni di tonnellate di opzionalità per produrre i Saf (i carburanti sostenibili per l’aviazione).

Il rilancio della chimica

Tra le sfide che Eni dovrà affrontare, c’è poi la trasformazione di Versalis che sconta gli effetti della crisi strutturale che investe il mercato della petrolchimica. Qui, come noto, la ricetta messa a punto dal gruppo passa per la chiusura dello steam cracking, in affanno per le difficoltà dello scenario europeo e per la concorrenza assai aggressiva al di fuori dei confini del Vecchio Continente, ma anche per lo sviluppo di nuove piattaforme di business (dai polimeri specializzati alla biochimica). Ma la strategia di Eni per rilanciare la chimica - che si stima raggiungerà un ebit a break even entro il 2027 e migliorerà l’ebit adjusted di circa 900 milioni entro il 2028 (rispetto al 2024) - guarda anche alla bioraffinazione e alle iniziative di stoccaggio energia, come pure a data center e intelligenza artificiale.

La strategia finanziaria

Guardando alla strategia finanziaria, Eni farà leva sia sulla crescita sostenuta del flusso di cassa (dai 13 miliardi di cassa operativa nel 2025, a 75 dollari al barile, si prevedono a 60 miliardi nel corso del piano, con crescita del Cffo/azione a un tasso medio annuo del 14% fino al 2028) sia su una gestione efficiente degli investimenti (7 miliardi all’anno nel corso del piano con un livello organico atteso sotto i 9 miliardi nel 2025) e questo assicurerà un miglioramento di 6 punti percentuali del Roace fino a circa 13% entro il 2030.

Il leverage pro forma a fine anno è pari al 15% e si prevede che si attesterà nel range 10-20%, con una media del 16% nel corso del nuovo piano (cioè 5 punti percentuali in meno rispetto a quanto già previsto).

La politica dei dividendi

Rispetto al dividendo, che, si legge nel piano, «è la priorità dell’azienda», l’orientamento è quello di incrementarlo nel tempo, migliorandone anche la qualità. Da qui, dunque, la scelta di alzare intanto l’asticella del 2025 (+5%, a quota 1,05 euro per azione), mentre nel corso del piano si prevede una cash neutrality a livello di dividendo in media sotto i 40 dollari al barile. La strategia, su questo fronte, si completa con un programma di buyback per un valore di 1,5 miliardi (con un upside fino a 3,5 miliardi).

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