«Enpaia cresce in Masi Agricola e continuerà a investire sull’agroalimentare»
Roberto Diacetti, direttore generale dell’ente nazionale di previdenza dei lavoratori agricoli che gestisce risorse finanziare per 2,3 miliardi, illustra le strategie per i prossimi anni
di Giorgio dell'Orefice
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«Investiamo nell’agroalimentare perché ci crediamo. È il nostro universo di riferimento, ma ciò non toglie che puntiamo al rendimento e siamo convinti che gli investimenti effettuati avranno un ritorno».
A parlare è Roberto Diacetti direttore generale di Enpaia, l’ente nazionale di previdenza per gli addetti e gli impiegati in agricoltura, 2,3 miliardi di euro di risorse finanziarie gestite (Tfr, fondo di previdenza integrativa e fondo infortuni del mondo agricolo per 9mila aziende agricole iscritte e 45mila addetti). Di questi 1,7 sono attività finanziarie e liquide e i restanti 600 milioni sono investiti nell’immobiliare a Roma e di recente anche a Milano.
Ma, soprattutto, negli ultimi anni Enpaia ha rafforzato in maniera significativa i propri interventi nel settore agroalimentare con le partecipazioni in Bonifiche Ferraresi (con una quota del 4,5%), in Granarolo (con il 4%) e in Masi Agricola, griffe dell’Amarone della Valpolicella quotata tra l’altro al listino Aim di Borsa Milano. In Masi Agricola Enpaia ha rilevato una quota superiore al 7%.
Nelle ultime settimane c’è un po’ di tensione sul titolo di Masi, state rastrellando voi azioni per aumentare la vostra quota?
«Siamo alla finestra ma non è la nostra priorità. Sono investimenti che noi riteniamo strategici e non seguono logiche di breve periodo. Guardiamo alle prospettive di sviluppo delle iniziative nelle quali investiamo».
Masi nel 2013 fatturava circa 65 milioni, da indiscrezioni si apprende che potrebbe chiudere il 2023 a 67. In dieci anni. Non trova sia un andamento lento?
«Ripeto noi non ragioniamo sul breve e non guardiamo solo ai possibili dividendi. Per noi le potenzialità di sviluppo restano ampie. Una conferma viene dal corso delle azioni. Il prezzo al quale abbiamo comprato all’epoca del nostro ingresso era molto diverso dall’attuale. Il titolo si è rivalutato e qualora volessimo uscire (ma non è certo all’ordine del giorno), avremmo realizzato una significativa plusvalenza. A nostro avviso l’outlook su Masi è interessante come sono del resto positive le prospettive di quelle aziende che fanno della qualità e del lusso il loro tratto distintivo».
Certo non aiuta la crescita la litigiosità all’interno della compagine sociale con i contrasti tra la famiglia Boscaini e il patron di Diesel Renzo Rosso.
«Sono d’accordo e infatti auspico che si possa trovare presto una soluzione per appianare ogni contrasto e ritrovare coesione. Ma a noi interessa lo sviluppo delle aziende sulle quali scommettiamo, perché il loro sviluppo significa assunzioni e quindi crescita dei soci di Enpaia. Il nostro “ritorno” risiede anche qui. Senza dimenticare che potremmo ottenere una significativa valorizzazione anche dall’ipotesi di quotazione di Granarolo. Ipotesi non così remota».

