«Entro il 2025 ridurremo del 40% il consumo energetico delle nostre tecnologie»
Parla Fredrik Jejdling, vice presidente esecutivo e capo del Business area networks di Ericsson
di Simona Rossitto
5' min read
Sul 5G l’Europa è in ritardo, con la copertura in banda media appena al 25%, e c’è un difficile ritorno economico tra gli operatori europei che non aiuta gli investimenti nella nuova tecnologia. A spiegarlo è Fredrik Jejdling, vice presidente esecutivo e capo del Business area networks di Ericsson, di recente a Roma per l’ Ericsson day – 5G for critical national infrastructure, organizzato dal gruppo svedese. In un’intervista a DigitEconomy.24, report del Sole 24 Ore Radiocor e di Digit’Ed ( gruppo leader nella formazione e nel supporto alla crescita del capitale umano), il manager auspica che, come successo per le autostrade, anche nel caso del 5G l’Europa si compatti per accelerare la sua implementazione.
SFOGLIA IL PDF DI DIGITECONOMY24
Il 5G, peraltro, è fondamentale per lo sviluppo dell’industria e comporterà anche una spinta in ambito di sostenibilità. «Entro il 2025 – spiega Jejdling - abbiamo l’obiettivo di ridurre del 40% il consumo energetico delle installazioni dei nostri clienti, e come azienda abbiamo un obiettivo di zero emissioni nette in tutta la catena del valore entro il 2040»..
A che punto è l’Europa rispetto agli altri Paesi nel sviluppo del 5G e quali sono le ragioni del posizionamento del Vecchio Continente rispetto a Cina e Usa?
L'Europa ha tardato a implementare il 4G ed è arrivata in ritardo nell'economia delle app. Lo stesso sta accadendo ora con il 5G. Tuttavia, se ci muoviamo rapidamente, possiamo ancora cavalcare l'ondata di innovazione che le nuove reti porteranno. Il successo della tecnologia mobile nel mondo infatti è inarrestabile, arriveremo a quota 1,6 miliardi di abbonamenti al 5G entro la fine del 2023. Un dato che certifica come si tratti della generazione di rete mobile che si sta affermando più velocemente di sempre. In questo contesto, Ericsson guida le implementazioni, gestendo il 50% del traffico dati mondiale su reti 5G al di fuori della Cina. Si stima però che, entro la fine di quest’anno, il 5G su banda media, quello che garantisce maggiori prestazioni, sarà implementato in appena il 30% dei siti 4G esistenti a livello globale. In Europa, in particolare, occorre migliorare la copertura del 5G su banda media visto che è appena al 25% , mentre negli Stati Uniti siamo all’85% e in Cina al 95 per cento. Fondamentale anche il passaggio al 5G standalone, ossia ‘reale’, basato su una rete completamente autonoma dal 4G. Nel mondo poco più di 40 operatori hanno lanciato il 5G standalone, che offre la possibilità di supportare nuovi casi d'uso, più esigenti, destinati sia ai consumatori che alle imprese. Solo con un'architettura standalone è possibile infatti realizzare progetti che richiedono una latenza bassissima, velocità elevate, maggiori capacità o tutti i vantaggi derivanti dal network slicing, che consente di sfruttare una connettività dedicata, con prestazioni garantite. E bisogna ricordare che realizzare il 5G ‘reale’è un prerequisito per la sua monetizzazione.Penso che in Europa e in Italia l'ambiente in cui operano gli operatori sia un po’ impegnativo, con esborsi elevati per acquisire lo spettro 5G e un’eccessiva competitività sui prezzi che è vantaggiosa per i consumatori, ma rende difficile ottenere un ritorno sul capitale e investire, quindi, nelle infrastrutture.


